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2 aprile 2026

Viso scavato, scene paranormali coi medici e coraggio da eroe. Marc Marquez ad Austin è stato chiarissimo: “La moto è critica ma anche io. Faccio fatica”

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

2 aprile 2026

È un Marc Marquez inedito quello mostrato dal reportage pubblicato da Ducati per il GP delle Americhe, ad Austin. Un Marc preoccupato sia per la propria condizione fisica che per la moto, anche se è la prima delle due a rappresentare il problema più grande. Perché la moto si cambia, il corpo no. E la stanchezza sul suo volto a fine gara dice tanto di quello che sta passando

Ducati non è brava solo a fare le moto da vendere e quelle da corsa, è brava anche a raccontarsi. Nel periodo in cui più o meno tutti i team hanno un videomaker in circuito per filmare il weekend di gara, l’unico vero appuntamento obbligato è Ducati Inside, il reportage di circa un quarto d’ora che racconta un po’ più nel dettaglio il weekend rosso.

Senza esagerare con le notizie o le informazioni, certo, ma pure senza evitarle del tutto. La clip è concentrata soprattutto su Marc Marquez e forse non potrebbe essere altrimenti: Austin è casa sua, la prestazione inaspettata è stata la sua. Di Bagnaia si mostra il podio nella Sprint del sabato e qualche considerazione col compagno di squadra. Partiamo dall’inizio, cioè dalla caduta dello spagnolo nei primi dieci minuti del venerdì in curva 10: “Ho preso il muro. Ho scritto a Loris Capirossi e mi addetto che con l’airfence sarebbe stato peggio lì, perché si va di laterale. Ma sono arrivato a una velocità incredibile. La caduta è stata colpa mia, ci sono delle nuove buche lì e la moto si scompone. Era il primo giro in cui volevo tirare ma sono stato troppo ottimista lì, ho sbagliato io. Dove faccio più fatica al momento è a curva 2. Curva 2, 3, 4…. Ma penso che sono io più che la moto”.

Marc Marquez post Austin 2026
Marc Marquez dopo il GP delle Americhe, Austin.

Tradotto: ho fatto un errore di valutazione ma la moto non mi sta aiutando. Lì, nel serpentone del primo settore, Bezzecchi gli guadagnava un paio di decimi nei cambi di direzione, una bella manciata di metri che Marc riusciva a recuperare con staccate violente e inserimenti a bassa velocità nella parte centrale del circuito.

A questo punto il weekend comincia a farsi difficile. Fasciature, controlli, dubbi. Assurda e quasi grottesca, anche se probabilmente del tutto normale, la scena in cui il Dr. Charte, Direttore medico in MotoGP, porge la mano a Marc come in un romanzo di Mario Puzo e gli chiede di stringergliela per verificare che lo spagnolo abbia sufficiente forza nel braccio per spingere. La versione “tossisca al telefono” della MotoGP, che tuttavia è quello che serve ai piloti: vogliono correre e lui fa il possibile per accontentarli.

A fine weekend Marc Marquez torna al box senza gli spoiler del casco, probabilmente a causa di un errore di montaggio dopo la verniciatura per il suo Shoei speciale, da Rodeo. La sorpresa però è quando se lo toglie, il casco: il viso stanco, l’espressione tirata. Che ha dato tutto lo si vede anche dall’altra parte del mondo, anzi da YouTube. “La moto sicuramente è un punto (da migliorare, ndr) ma io un altro punto. Sono due punti diversi. Perché ho riguardato la gara della Thailandia e quella del Brasile e ho detto ca**o, se fossimo stati a posto nei primi tre giri ci saremmo giocati la vittoria”.

È un Marc Marquez che indica soprattutto sé stesso come vero limite della prestazione, lo fa per onestà intellettuale e pure per tenere unita la squadra. Sa che è fondamentale. Poi, alle interviste con le televisioni, lo sentiamo anche parlare - cosa che nel reportage Ducati comprensibilmente non c’è - dei limiti della moto, con cui è difficile avere prestazioni costanti.

Tra poco meno di un mese si va in Spagna, a Jerez: lì Marc starà meglio, bisognerà capire quanto.

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