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25 novembre 2024

“M5S, Conte? Miracolato, merita estinzione politica. Per Grillo nessuna gratitudine” Parla Paolo Becchi, l’ideologo del Movimento 5 stelle: “Logo e nome appartengono a…”

  • di Paolo Becchi Paolo Becchi

25 novembre 2024

La rottura definitiva tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo ha portato all’esclusione del comico dal Movimento che aveva fondato. Un parricidio inaspettato? Non proprio. Da tempo il partito aveva tradito le sue premesse e anni fa se ne accorse proprio l’ideologo di riferimento di Grillo e Casaleggio, il filosofo Paolo Becchi
“M5S, Conte? Miracolato, merita estinzione politica. Per Grillo nessuna gratitudine” Parla Paolo Becchi, l’ideologo del Movimento 5 stelle: “Logo e nome appartengono a…”

A torto o a ragione sono stato considerato negli anni più intensi del M5S, quelli della “non- vittoria” del 2013, l’ideologo del Movimento 5 Stelle. I miei libri venivano pubblicati da Gianroberto Casaleggio e i miei post sul blog di Beppe Grillo. L’amore e la passione durarono poco e me ne andai pochi mesi prima della morte di Casaleggio. Qualcosa del messaggio iniziale, della sua carica ideale, visionaria, stava venendo meno, almeno io avvertivo questo. L’entusiasmo per la creazione di una nuova comunità di cittadini era venuto meno. Il pericolo che già allora intravedevo era quello della trasformazione del Movimento in un partito progressista alleato col Pd. Allora tutti dicevano che mi ero completamente bevuto il cervello… Eppure è andata a finire proprio così. Il morto ha continuato a camminare e anzi col governo giallo-verde sembrava trasformato certo, ma in qualche modo rinato. Ma era solo un’illusione, un’ultima illusione, destinata a spegnersi presto. E, se ci pensate bene, la fine di quel governo segnò sia la fine di Di Maio sia quella di Salvini. (Oggi, certo, Salvini c’è ancora; ma è un’altra cosa). Come che sia, oggi il morto che camminava ha cessato anche di camminare. E non resta che la cenere.

Il filosofo Paolo Becchi
Il filosofo Paolo Becchi
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Sulla cenere di quel morto Conte ha costruito ora il suo partitino un po’ verde e un po’ di sinistra e così senza più un’anima potrà continuare ancora a girare nelle anticamere del palazzo. Con lo zero virgola certo oltre non andrà. A ben vedere è Grillo che lo ha messo a capo del partito, che gli ha servito il M5S su un piatto d’argento, dunque suvvia un minimo di riconoscenza? In politica la gratitudine è merce piuttosto rara: una volta raggiunto lo scopo diventa una merce scaduta. E così anche Grillo ora è finito tra le merci scadute. Per la verità anche lui era già scaduto da un pezzo. Ora c’è anche la conferma del voto, ma non c’era bisogno di attenderlo. Il Movimento ha eliminato il ruolo del Garante e dunque per Grillo è finita. Del resto, va pur detto che l’intera kermesse aveva questo unico obbiettivo: l’Elevato andava levato. E dopo aver fatto fuori Casaleggio figlio, Di Maio, ieri ha fatto fuori anche Grillo. È stata dura, ma alla fine l’operazione è riuscita. Peccato che il paziente sia morto. Ma ecco la porcata di Conte: il M5S continuerà a esistere. E no, amico bello, se vuoi farti il tuo partitino dello zero virgola, mettici il nome del cazzo che vuoi ma non puoi utilizzare né il nome, né il simbolo dei “figli delle stelle”. Quel nome e quel simbolo non ti appartengono. Tu non fai parte di quella storia. Sei stato solo uno dei tanti miracolati di Grillo privo di scrupoli e di qualsiasi gratitudine. Il tuo partitino senza il nome delle stelle è destinato a estinguersi. Ed è solo questo che ti meriti. A Grillo non resta che riprendersi ciò che (anche giuridicamente) gli appartiene e spero che lo faccia perché Conte non ha nessun diritto di usare quel nome e quel simbolo. È questa l’ultima parola che mi aspetto da Grillo, che non lasci il simbolo e il nome nelle mani di un Conte. Per me il Movimento era quello della Carta di Firenze del 2009. Certo, di strada ne ha fatta, ma Conte si è voluto fare un nuovo partito, il suo, ebbene ora gli dia anche un nome. Nome e simbolo pentastellato non gli appartengono. E nonostante tutto, circa il venticinque per cento sui quesiti decisivi gli ha votato contro.

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