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4 aprile 2025

“Elkann finirà a produrre solo negli Stati Uniti” (Calenda docet): ecco come i dazi di Trump falciano Stellantis, tra licenziamenti e stabilimenti fermi in Canada e Messico

  • di Matteo Suanno Matteo Suanno

4 aprile 2025

Dopo lo sgomento dei mercati finanziari mondiali in forte ribasso, l’effetto dei dazi annunciati da Donald Trump si fa sentire anche sul settore dell’automotive. Stellantis, toccata da tasse sulle importazioni negli Usa al 25 per cento, ha confermato la chiusura temporanea di due stabilimenti fra Canada e Messico, che comporteranno il licenziamento di oltre cinquemila dipendenti. Calenda: “Se non imponiamo anche noi dei dazi Stellantis finirà per produrre negli Usa anche per il territorio europeo”

Foto realizzata con IA

“Elkann finirà a produrre solo negli Stati Uniti” (Calenda docet): ecco come i dazi di Trump falciano Stellantis, tra licenziamenti e stabilimenti fermi in Canada e Messico

Non è stato “un bagno di sangue” solo per le borse mondiali. Il “day after” l’annuncio dei dazi reciproci da parte del presidente statunitense Donald Trump fa presagire un’ecatombe anche per il settore dell’automotive, tra i più bersagliati con il 25 per cento applicato alle importazioni negli Stati Uniti. Se fino alle 4 del pomeriggio di mercoledì – il giorno in cui Trump ha parlato a Washington – nel settore sembrava prevalere una certa prudenza, ora fioccano i comunicati ufficiali da parte delle imprese, che dipingono uno scenario da inizio recessione: “Stellantis fermerà temporaneamente la produzione di due fabbriche, in Messico e Cina, per gestire l’effetto dei dazi”. Così il gruppo presieduto da John Elkann ha scelto di difendersi dai salassi commerciali decisi alla Casa Bianca: “Le azioni immediate – ha detto Elkann – includono la sospensione temporanea della produzione in alcuni dei nostri stabilimenti di assemblaggio canadesi e messicani, che si ripercuoterà su alcuni nostri impianti statunitensi di motopropulsori e stampaggio che supportano tali attività”. Secondo la Cnbc, lo stop durerà per almeno due settimane per quanto riguarda lo stabilimento canadese di Windsor – centrale per la produzione della Chrysler Pacifica e la nuova Dodge Charger Daytona elettrica – e, secondo i media americani, porterà al “licenziamento temporaneo” di 4.500 lavoratori. Un mese di stop invece per l’impianto messicano di assemblaggio a Toluca – dove si producono la Jeep Compass e la Jeep Wagoneer S elettrica – per il quale si prevede il coinvolgimento di 900 dipendenti. I licenziamenti dovrebbero riguardare anche gli impianti statunitensi presenti nel Michigan e in Indiana, per una perdita complessiva che, secondo le prime stime citate dal Foglio, dovrebbe aggirarsi attorno al miliardo di dollari.

Donald Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump

L’impatto dei dazi si è dunque già fatto pesantemente sentire sulla produzione di Stellantis, acuendo la crisi del gruppo che comprende, tra gli altri marchi, anche Fiat e i suoi stabilimenti in Italia e nel mondo: “Trump ha riportato le lancette dell’orologio alla fine dell’800. – ha detto Carlo Calenda in merito ai dazi. Nei giorni scorsi il segretario di Azione aveva criticato pesantemente i piani sulla gestione futura di Stellantis delineati da Elkann in Parlamento: “Elkann ha detto chiaramente che non c’è alcun impegno di volume continuo. Quest’anno produrranno 450 mila veicoli, e non esiste nessuna garanzia di arrivare a 750 mila nel 2026”. Stime al ribasso rispetto “al milione di auto prodotto entro il 2030” di cui parlò l’ex amministratore Carlos Tavares a fine 2023, che l’effetto dei dazi potrebbe affossare ancora di più. “Se non imponiamo anche noi dei dazi – continua Calenda – Stellantis finirà per produrre negli Usa anche per il territorio europeo”, cogliendo un tema di cui si fa un gran parlare nelle ultime ore. Secondo molti, l’intento politico di Trump con i dazi sarebbe infatti quello di riportare le produzioni del settore manifatturiero e all’interno del paese, ripolarizzando il flusso degli investimenti per gli impianti produttivi che, oggi, e per la maggior parte, escono dai confini americani. Un’intenzione già espressa direttamente ad Elkann nel corso della sua visita negli Stati Uniti.

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