L'ultimo libro di Gennaro Sangiuliano, Il sultano. La vita di Recep Tayyip Erdogan (Mondadori), ha un grande merito: quello di raccontare senza filtri uno dei più grandi leader del nostro tempo, ossia il temutissimo, e talvolta odiato, Recep Tayyip Erdogan. Quanti sono i giornalisti italiani che prima dell'ex ministro hanno ricostruito la storia, la vita, l'ascesa politica del Sultano, senza vergare intere paginate di noiosi giudizi valoriali sul controverso personaggio e, soprattutto, con la chiara volontà di raccontarlo a tutti e non solo agli addetti ai lavori? Ve lo diciamo noi: nessuno nel cosiddetto mainstream. L'intuizione di Sangiuliano è dunque coraggiosa e opportuna. Coraggiosa perché in un momento in cui tutti parlano di Erdogan per demonizzarlo, l'attuale corrispondente della Rai da Parigi ha speso 264 pagine a decostruire il presidente turco per poi ricostruirlo in una forma quanto più oggettiva possibile. Opportuna perché è giusto che il grande pubblico inizi a familiarizzare con un leader che ha ormai una caratura internazionale, un'importanza globale e ambizioni altrettanto elevate, al punto che c'è chi lo paragona a Vladimir Putin, Donald Trump e Xi Jinping. Fateci caso: nel gotha dei presidentissimi e dei capi di Stato che decidono le sfide del nostro tempo i vari Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Friedrich Merz non sono più in prima fila. E allora tanto vale capire con chi abbiamo a che fare...
Sia chiaro, Sangiuliano avverte i lettori spiegando che Erdogan è “un personaggio controverso e a tratti enigmatico” ma che comunque è “dotato di astuzia e fiuto”. Celebre una frase del Sultano sulla democrazia paragonata a un tram: “Quando raggiungi la tua fermata scendi”. In Turchia, spiega ancora la biografia firmata dall'ex ministro, in effetti “la libertà di espressione è sempre più a rischio, molti giornalisti vengono arrestati solo per aver formulato opinioni difformi a quelle del presidente”. L'analisi di Sangiuliano non fa una piega, non risparmia di evidenziare le zone d'ombra di Ankara e del suo grande capo, eppure batte alla grande la maldestra semplificazione uscita qualche anno fa dalla bocca di Mario Draghi, quando da ex premier italiano definì Erdogan un “dittatore”. Il Sultano, in maniera impeccabile e rigorosa, con uno stile degno dei biografi anglosassoni, parte dal golpe misterioso che nel 2016 rischiava di far saltare la carriera politica – e forse non solo quella – di Erdogan, prosegue narrando la sua lenta ma progressiva ascesa politica, la virata verso l'autocrazia di Ankara, la lotta con il Pkk, la guerra civile siriana, e la ricerca sfrenata di una dimensione globale. Nessuna agiografia, nessuna demolizione gratuita di un rivale politico dell'Occidente: una biografia destinata a un pubblico generalista desideroso di sapere chi è quel signore baffuto e un po' accigliato che compare spesso in televisione quando si parla di Russia, Ucraina, Siria, Israele.
Erdogan non è un leader periferico. Per quale motivo? Semplice: è insieme alleato e membro indispensabile della Nato (la Turchia ha il secondo esercito più forte dell'Alleanza Atlantica dietro agli Stati Uniti), e interlocutore scomodo per l'Occidente, come ha dimostrato durante la guerra in Siria, trasformando la massa dei profughi in una formidabile arma di pressione politica verso l'Europa. Noi di MOW ve lo diciamo da tempo che Erdogan sta rompendo i cog*ioni al blocco occidentale, che al tempo stesso temuto e sempre meno sopportato per questa sua grandezza a lungo cercata e oggi, finalmente, quasi raggiunta. Erdogan – potrebbero prendere appunti i lettori conservatori del libro dell'ex ministro - se ne sbatte di quello che pensano Washington e Bruxelles; fa parte dell'Alleanza Atlantica ma dialoga comunque con Russia e Cina (a differenza dell'Occidente); incontra Vladimir Putin e Xi Jinping, ma anche Donald Trump e gli emissari dell'Unione europea. Nel frattempo, mentre noi perdiamo tempo a chiamarlo “dittatore”, il Sultano ha trasformato la Turchia in una potenza globale: ha un piede in Africa e l'altro nei Balcani, si rafforza nel Mediterraneo, in Medio Oriente e nel Sud Est Asiatico. Forse è utile che tutti si concentrino invece su chi è Erdogan, su cosa vuole, su dove intende arrivare. La biografia di Sangiuliano sul Sultano è coraggiosa, opportuna ma anche utile.