Basta con le pagelle a Venezia! Soprattutto quelle di Vanity Fair Italia. Perché se fai il giornalista, non puoi giocare a fare il maestrino col voto in mano. O scrivi di moda o scrivi di cinema, ma non puoi decidere quando ti conviene di parlare di fashion oppure di film. Esempio: sulla moglie di George Clooney, Amal, hanno fatto venti pagine di vita, morte e miracoli. Su un’attrice italiana emergente, come Sara Penelope Robin, invece gli spiattellano un 5 come voto. Punto! Senza spiegare nulla, senza un articolo che racconti chi è, il suo talento, la sua carriera. Vanity Fair spende più tempo su Chiara Ferragni che sui nostri attori emergenti: ma allora che caz*o ci fate alla Mostra del Cinema? Andate alle sfilate se vi interessa solo la borsa Hermès o il vestito griffato.

Io seguo e amo Emma Stone, la considero una delle attrici più grandi del mondo. È arrivata a Venezia elegante, ma onestamente il vestito non mi è piaciuto così tanto. In confronto ho trovato molto più elegante Sara Penelope Robin: non avrà la fama di Emma, ma questo non vuol dire che un domani non possa superarla. Siamo tutti utili, nessuno indispensabile, e i nostri attori vanno esaltati come gli stranieri. Non è che Emma Stone può presentarsi anche con una busta di plastica ed essere applaudita comunque, mentre Sara, vestita di classe e con una collana della madre, viene demolita con un 5.
Io, che sono figlia di Ornella Muti, che conosco Giorgio Armani e gli stilisti più importanti del mondo e che ho lavorato con tutti, dico chiaro: 10 a Sara Penelope Robin, 8 a Emma Stone. E mi chiedo che senso per Vanity Fair esaltare solo gli stranieri che neanche comprano il loro giornale perché non conoscono l'italiano. Mi sembra un atteggiamento tafazzista. Quindi, se così devono farle, aboliamo le pagelle: non servono a niente, se non a svilirci.
