Venezia è la sua catwalk, ma in Jay Kelly la passerella diventa tutta l’Italia. George Clooney lo ritroviamo sul Lido un anno dopo Wolfs e le mossette da guascone con Brad Pitt sul red carpet della Mostra. Stavolta George è nelle mani di Noah Baumbach, che lo mette al centro e quasi nel titolo. Clooney è Jay Kelly, attore di straordinario successo ma un po’ capriccioso, come tutte le star. Dopo una scazzottata con un vecchio amico (Billy Crudup), si trova a ripensare a tutto ciò che ha dovuto fare per diventare chi è. I sacrifici sono le relazioni con le due figlie, avute da un’attrice con cui ha avuto una storia a inizio carriera, l’altra già stanca di essere semplicemente la sua ombra. Il suo agente è Ron (Adam Sandler), l’amico che prende “il 15% del suo stipendio” e sempre pronto a calmare gli umori della stella. Ma l’occhio nero fa male, i rimorsi sono tanti e Jay Kelly decide di partire per l’Europa in direzione Toscana, dove lo aspettano per un tributo (in vita?). Si ferma prima in Francia, a Parigi, e da lì in treno verso l’Italia, accompagnato da Ron e la responsabile dell’ufficio stampa, Liz, interpretata da Laura Dern. E su quel treno “finalmente” Jay si circonda di persone normali, lavoratori e studenti, persone che lo invidiano. Ma loro hanno una famiglia, lui no.
La partenza sembra quella di un “Gran Tour” del cinema (il rumore di una cinepresa durante l’incontro con la figlia più giovane ne è un segno evidente) parallelo al viaggio dell’autocoscienza: porte del treno che si aprono sul passato, linee temporali che si intersecano. Antichi amori, antichi errori. Non a caso dal Nuovo Mondo Jay sceglie di tornare nel Vecchio, in Italia passando per la Francia: una delle direzioni fondamentali della storia del cinema. L’arrivo in Toscana cambia le cose: perché quel mondo rurale appare decisamente stereotipato. Italiani, gente semplice, artigiani con il “Covid infinito” (e la mascherina abbassata), quelli delle mangiate dopo lavoro e delle lepri investite in macchina sulle strade di campagna. L’accompagnatrice di Ron e Jay è Alba Rohrwacher, anche quest’anno in un ruolo secondario in un film in concorso. Già la scorsa edizione Marco Giusti ci aveva parlato di lei: perché la nostra attrice più importante sceglie di rimanere ancora una volta sullo sfondo? La rappresentazione dell’italianità scelta da Baumbach sicuramente ha un effetto positivo in sala, con gente che se la ride, ma sminuisce tutto il percorso (personale e cinematografico) iniziato da Jay. La complessità, invece, ce la portano gli americani, Kelly e famiglia. E poi inutile girarci intorno: questo film parla di George, l’americano, Mr. Clooney; delle conseguenze della fama, le rinunce imposte agli altri. Per lui, comunque, solo applausi: in Italia vediamo l’attore e non solo la star. A Venezia lo si prende sul serio.

