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Le recensioni più fighe dei film a Venezia sono di Zerocalcare. La Grazia di Sorrentino? “Il dialogo con la moglie morta mi ha rotto il caz*o”. E su Les Immortelles…

  • di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

  • Foto di: ANSA

28 agosto 2025

Le recensioni più fighe dei film a Venezia sono di Zerocalcare. La Grazia di Sorrentino? “Il dialogo con la moglie morta mi ha rotto il caz*o”. E su Les Immortelles…
Zerocalcare a Venezia per Best Movie guarda i film, si commuove e si annoia insieme, fa ombre cinesi sul Doblò umano davanti a lui. Ma poi ti racconta tutto con una sincerità che spacca. E alla fine, ti viene voglia di fidarti solo di lui. Daje

Foto di: ANSA

di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

Non è un critico, non fa il giornalista, non cerca di sembrare colto, eppure quando Zerocalcare parla di cinema ti viene voglia di guardare tutto quello che ha guardato lui. Succede anche stavolta: è alla Mostra del Cinema di Venezia per Best Movie, ha appena visto due film e ha pubblicato su Instagram un video a fumetto, la sua forma naturale, in cui racconta tutto. E lo fa con la sua voce, i suoi personaggi, e quel filtro personale che parte sempre dalla militanza politica e finisce dritto nel cuore. Il primo film è Les Immortelles (aka Stereo Girls) di Caroline Deruas Peano. “È un film francese ambientato negli anni 90, che parla di musica, di amicizia, di drammoni adolescentiali. A me è piaciuto e mi piace sempre la roba ambientata negli anni 90, è l'ultima finestra temporale in cui la vita valeva la pena di essere vissuta”. È lì che scatta il punto. Perché il Novanta, per lui è l’ultima epoca emotiva pre-abisso: prima del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, dei fascisti che ancora “erano reietti e non stavano al governo”. E già così, in due battute, ha fatto più critica politica e culturale di quanto faccia certa stampa in trenta articoli. Poi c’è l’onirismo. “C'è una parte onirica che mi ha un po' spaccato il cazzo. Pare che non faccia testo, a me la roba onirica mi rompe sempre, che cazzo”.

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Michele Rech, Zerocalcare

E qui è uno di quei momenti in cui non puoi non amarlo: perché mentre gli altri cercano di sembrare profondi parlando di sogni, lui dice la verità, cioè che quando la gente gli racconta i sogni si annoia, punto. L’altro film è La Grazia di Paolo Sorrentino, che definisce “un film che dialoga con mille grandi temi del nostro tempo: l’eutanasia, la giustizia, il dubbio, i cani robot”. Ma mica si finge esperto. “Poi non so se sto dialogo a volte è così alto che io non lo capisco. Oppure è lui che tante volte pesca dalla cesta qualche immagine a cazzo e poi la butta là”. L’apice arriva con la storyline del protagonista che parla con la moglie morta. “Mi ha rotto discretamente il cazzo”, confessa, ma poi aggiunge: “Quella da moglie eh, perché poi alla fine quella storyline è quella che mi ha commosso”. E mentre racconta questo, rivela anche che si è messo a fare ombre cinesi sul dorso del tipo seduto davanti, paragonando la schiena alla fiancata di un Doblò. Lo dice senza paura di passare per scemo, perché sa che l’empatia nasce anche dal sapersi prendere in giro.

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  • Festival di Venezia
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ANSA

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