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7 ottobre 2022

Alessia Piperno, Biloslavo: “Il cognome ebraico e la lunga permanenza hanno allarmato i servizi iraniani”. E punge: “Una leggerezza che paghiamo in termini politici”

  • di Maria Francesca Troisi Maria Francesca Troisi

7 ottobre 2022

Perché Alessia Piperno, travel blogger romana, è stata arrestata? Una vicenda che alimenta ancora dubbi e domande, e che proviamo a decifrare per mano dello storico inviato di guerra Fausto Bisoslavo. Un contributo che si aggiunge al precedente, e che ne ricalca a sommi capi i punti essenziali. A cominciare dai motivi che hanno allarmato i servizi iraniani. Quindi il cognome ebraico, sommato alla lunga permanenza e l'uso “boomerang” dei social. Intanto che bacchetta: “Bisogna fare i conti con la sicurezza, se la situazione esplode devi andar via. Questa è una leggerezza che paghiamo, anche in termini politici”
Alessia Piperno, Biloslavo: “Il cognome ebraico e la lunga permanenza hanno allarmato i servizi iraniani”. E punge: “Una leggerezza che paghiamo in termini politici”

A più di una settimana dall'arresto di Alessia Piperno, tutt'ora detenuta nel carcere di Evin, a Teheran, in Iran, il ministro degli Esteri uscente Luigi Di Maio ha avviato i primi contatti con l'omonimo iraniano Hossein Amir-Abdollahian, con l'obiettivo di accelerare il rilascio. Altro step di un lavoro sottotraccia, attivato da giorni dalla Farnesina, e rinforzato dal basso profilo portato avanti dalla famiglia, che si è chiusa nel silenzio per proteggere la prigioniera. Nel frattempo qualche notizia è trapelata dal penitenziario, lo stesso da cui la trentenne romana avrebbe informato il padre, dopo giorni di silenzio, per raccontare il fermo della polizia locale, avvenuto nell'ambito delle manifestazioni che si stanno svolgendo nel Paese, scaturite dall'uccisione di Masha Amini. A queste si aggiungono segnali in tutto il mondo a sostegno delle donne iraniane, con le star (vedi in Francia) che si uniscono alla mobilitazione sulle note di Bella Ciao. 

Ma il caso della connazionale continua a sollevare dubbi e domande, determinati dai motivi ancora sconosciuti dell'arresto. Per cui, mentre Amnesty International sottolinea i papabili capi d'accusa, cerchiamo di decifrare la questione per mano di Fausto Bisoslavo, storico inviato di guerra del Giornale e di Mediaset (oltre che collaboratore di Panorama). Un contributo che si aggiunge alla precedente testimonianza, e che ne ricalca a sommi capi i punti essenziali.

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Dal caso Piperno, una riflessione: in certi Paesi sarebbe opportuno non andare?

Più che altro, quando certi Paesi ribollono, con manifestazioni in piazza anche pericolose e reazioni non indifferenti degli ayatollah, sarebbe meglio andar via. Attenzione, non significa che non bisogna andarci, come da codazzo social di questi giorni, ma capire quando la situazione si fa pericolosa. Perché andare in cerca di guai?

Forse i travel blogger non sono particolarmente preparati…

Diciamo che dovrebbero sperimentare questi viaggi in momenti più sereni. Certo l’Iran sembrava tranquillo, ma quando esplode e non te ne vai… Bisogna sempre fare i conti con la sicurezza, un monito che rivolgo anche a noi giornalisti, e quindi ancora di più ai travel blogger, che possono esplorare posti più tranquilli. Altrimenti vedi come va a finire.

Piperno è un cognome ebraico, in certi Paesi è una discriminante?

Il cognome avrà sicuramente attirato l’attenzione dei servizi iraniani, sommato al fatto che era lì da troppo tempo, allarmando quindi il regime, che vede spie dappertutto. Poi l’uso dei social…

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Sconsiderato?

I social sono un’arma a doppio taglio, perché tutti possono vedere e cogliere dettagli che alimentano sospetti. Per lei sono stati un boomerang.

Quindi questi i fattori: cognome, uso dei social, lunga permanenza…

Esatto, era in Iran da oltre due mesi, una presenza così lunga, unita al resto, ha attivato le sentinelle, anche solo per motivi di propaganda. Non è stata arrestata solo lei, ma anche altri occidentali, che poi diventano come ostaggi, arma di scambio. Alla fine sarai anche cittadina del mondo, ma hai un passaporto italiano in tasca, e metti in difficoltà il tuo Paese. Quindi una leggerezza che paghiamo, perché è chiaro e giusto che dobbiamo occuparci dei connazionali in difficoltà, ma questo non è gratuito, bensì impegnativo e mette in conto anche prezzi politici da scontare.

 

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