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Capezzone sbotta sull’omicidio del carabiniere Legrottaglie e il caso Ramy: “Se c’è un inseguimento e muore l’inseguito, titolo di prima e 10 giorni di talk show. Se muore il brigadiere un trafiletto a pagina 22 di Repubblica?”

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

13 giugno 2025

Capezzone sbotta sull’omicidio del carabiniere Legrottaglie e il caso Ramy: “Se c’è un inseguimento e muore l’inseguito, titolo di prima e 10 giorni di talk show. Se muore il brigadiere un trafiletto a pagina 22 di Repubblica?”
Editoriale scorrettissimo di Capezzone, anticipato dalla rassegna stampa in video, in cui si parla dell’omicidio del carabiniere pugliese Carlo Legrottaglie, freddato durante l’inseguimento da due rapinatori che stavano fuggendo in auto. Il problema? I giornali ne parlano pochissimo o malissimo, ma soprattutto evitano di porre una questione più generale. Tutto il contrario di quanto fatto con la morte di Ramy a Milano, quando incolparono le forze dell’ordine. Tutto normale? Per il direttore editoriale di Libero no…

di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

“Siamo rimasti colpiti anche di più dal trattamento mediatico che su alcuni giornali questa orribile notizia riceve. Repubblica, c'è un richiamino in prima e poi bisogna andare alle pagine 16 e 17 su la stampa, a meno dei miei errori sempre possibili, non c'è niente in prima e bisogna arrivare a pagina 22. Quindi cosa abbiamo imparato in questo venerdì di metà giugno? Che se c'è un inseguimento e muore l'inseguito, lo metti come titolo di prima e ci fai 10 giorni di talk show. Se c'è un inseguimento e viene assassinato, l'inseguitore in divisa, dove lo mettiamo? In cronaca pagina 22 a ciascuno le amare considerazioni del caso”.

Si chiude così l’occhio al caffè di venerdì 13 giugno, la rassegna stampa di Daniele Capezzone. Il riferimento è ovviamente all’omicidio di Carlo Legrottaglie, il carabiniere nel brindisino ucciso da due rapinatori che stavano fuggendo. E a questo tema che Capezzone dedica il suo editoriale su Libero.

“L’unica buona notizia della giornata è la sorte del due di rapinatori – poi divenuti assassini – che hanno colpito nel Brindisino: uno morto, l’altro catturato. Bene così, non sentiremo la mancanza – per motivi diversi – di nessuno dei due. Il resto è tragedia pura: la morte di un Carabiniere, con l’atroce beffa di perdere la vita proprio nell’ultimo giorno di servizio.”

Capezzone descrive con partecipazione la tragedia del brigadiere, “un povero e coraggioso” servitore dello Stato, colpito a morte proprio nell’ultimo giorno di servizio. “Tutti ieri ci siamo immedesimati”, osserva, dipingendo con umanità la possibile routine di quell’ultima mattina: “sveglia all’alba, magari un saluto particolarmente affettuoso ai familiari, un pensiero a come sarebbe stata la vita dal giorno dopo. E invece no: la chiamata, l’inseguimento, fino all’epilogo nel sangue”.

 Il carabiniere ucciso, Carlo Legrottaglie
Il carabiniere ucciso, Carlo Legrottaglie

Ma più che commozione, dalle colonne di Libero emerge una netta rabbia: “Qui a Libero ci siamo sentiti tutti più arrabbiati che emozionati. Perché questo delitto non è casuale.” Capezzone denuncia il rischio quotidiano che affrontano uomini e donne in divisa, spesso dimenticati o addirittura ostacolati da certa opinione pubblica e da una parte del mondo politico e mediatico.

“Da tempo, per una ragione o per l’altra, non sempre hanno avvertito il sostegno di certa politica e di certi media”, afferma, ricordando i casi recenti di Ramy e Momo – giovani nordafricani morti durante inseguimenti – che avrebbero generato “un clima di sospetto” nei confronti delle forze dell’ordine.

Capezzone denuncia “una campagna – a volte esplicita, a volte strisciante – per attaccare le forze dell’ordine, per creare su di loro un clima di sospetto e delegittimazione.” Secondo l’editorialista, ogni episodio anche solo dubbio viene trasformato in processo mediatico a carabinieri e poliziotti, mentre chi fugge – anche se responsabile di gravi reati – viene spesso dipinto come vittima.

“Pensateci: ad ogni episodio anche soltanto dubbio, sono sempre state create ombre e accuse verso poliziotti e carabinieri”, denuncia, ricordando come le indagini – pur “atto dovuto” – si traducano immediatamente in spese legali, stop alle promozioni e assalti mediatici.

Capezzone se la prende con l’ipocrisia di chi oggi piange il carabiniere morto, ma in passato ha cavalcato campagne anti-polizia: “Molti fra coloro che ieri hanno versato lacrime di coccodrillo sulla sparatoria nel Brindisino sono gli stessi che nei talk-show e sui giornali si erano esibiti oscenamente contro gli uomini in divisa.”

E conclude con un appello a ristabilire un principio fondamentale: “In un paese civile dovrebbe esserci un pregiudizio a favore degli uomini e delle donne in divisa. Poi – per carità – anche loro possono sbagliare. Ma è incredibile che su di loro gravi un clima di sospetto e delegittimazione.”

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