Pietro Orlandi, ospite di Pulp Podcast, è tornato a parlare di due figure che, da tempo, ricorrono più volte all’interno del maremagnum che ormai è diventato il caso della quindicenne cittadina vaticana scomparsa nel 1983:“Monsignor Balda, che era il collega d’ufficio di Francesca Immacolata Chaouqui, ha fatto una dichiarazione recente ancora non pubblica, ma presumo sarà pubblica a breve in qualche modo. Lui ha detto di aver letto dei documenti in un determinato ufficio al Vaticano in cui si parlava anche di Emanuela, ed erano documenti legati a miliardi, miliardi, miliardi che ogni settimana uscivano e andavo in Polonia a Solidarnosc”. Ma a che titolo e in che modo questo soldi sono legati alla sparizione di Emanuela? Un giro di soldi che in realtà nasconde molto altro? Ma facciamo un passo indietro, perché di questi due personaggi si è parlato anche a proposito nella questione “delle chat Whatsapp tra persone vicine a Papa Francesco, su telefoni legati alla Santa Sede”. Che poi si è scoperto essere proprio loro. Messaggi in cui si farebbe riferimento proprio al corpo di Emanuela. Discussioni, tra Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Angel Vallejo Balda, risalenti al 2014. Al tempo la Chaouqui era membro della Cosea, Commissione di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economiche e amministrative della Santa Sede voluta proprio da Papa Francesco, di cui Balda era il presidente e, allo stesso tempo, anche segretario della Prefettura degli Affari Economici. Ma cosa scriveva la Chaouqui di preciso in queste chat? “A settembre dobbiamo far sparire quella cosa della Orlandi e pagare i tombaroli. Questo devi dire al Papa. Ora che torniamo si lavora all’archivio. E basta giornali e follie varie. Quella roba della Orlandi deve sparire e tu devi farti gli affari tuoi. Ho visto Giani (capo della gendarmeria ndr), io non credo che sia come dici tu su di lui. Quello che hanno fatto è un reato e lui lo deve sapere. Fra poco vengo, ma tu dove sei?”.
E ancora: “Brucia questa conversazione appena leggi. Fai le copie almeno di quella cosa di Orlandi e le mando in procura in forma anonima. Questa roba finisce male”. Ma c’è di più. Infatti, nei vari messaggi, i due fanno riferimento anche al pagamento di un marmista che, alla fine degli anni novanta, avrebbe scolpito un angelo per adornare una tomba che si trova nel Cimitero Teutonico. Sempre in Vaticano. E qui si accede una lampadina. Ricordate la tomba che nel 2019 fu aperta su richiesta della famiglia Orlandi? Motivo? La ricezione di una lettera anonima che indicava proprio quella tomba come il luogo in cui erano sepolti i resti di Emanuela. Ma nulla di riconducibile a lei fu trovato. Eppure, dai messaggi, è possibile ipotizzare che qualcuno si sia mosso con tanto di “tombaroli” e “georadar” per identificare quale fosse la tomba di Emanuela in Vaticano. È il dubbio resta: nella Città del Vaticano questa tomba esiste oppure no? Poi la Chaouqui parla di una cassa con all’interno dei documenti segreti. E qui sorge il dubbio: che sia quella di cui tanto si è parlato, e che si è ipotizzato si trovi nella Basilica di Santa Maria Maggiore? Al momento tutto tace, ma la nuova dichiarazione fatta da Pietro Orlandi lascia aperto uno spiraglio: che qualcosa su questo fronte si stia muovendo?