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Caso Orlandi, MA WOJTYLA È COINVOLTO CON LA SCOMPARSA DI EMANUELA? Chi ha scritto la lettera anonima che concorda con la versione di Marcello Neroni? E perché la Commissione d’inchiesta sta andando verso una pista “amical-parentale”?

  • di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

  • Foto di: ANSA

6 agosto 2025

Caso Orlandi, MA WOJTYLA È COINVOLTO CON LA SCOMPARSA DI EMANUELA? Chi ha scritto la lettera anonima che concorda con la versione di Marcello Neroni? E perché la Commissione d’inchiesta sta andando verso una pista “amical-parentale”?
Nel 2009 il giornalista Alessandro Ambrosini riesce a intervistare Marcello Neroni, ex Banda della Magliana con una memoria che fa tremare. In quell’incontro durato ore, il criminale racconta una sua verità sul caso della scomparsa della quindicenne cittadina vaticana Emanuela Orlandi. Una verità pesante, che tira in ballo Giovanni Paolo II, monsignori, carceri e slot machine. Anni dopo Ma c’è di più, nel 2018 una misteriosa lettera anonima raccontava la stessa identica storia. Stessi nomi, stessi ruoli, stesse accuse. Coincidenze? O c’è qualcuno, nei servizi, che voleva che quella storia venisse fuori? Il silenzio delle istituzioni e il lavoro “ammorbidito” della Commissione parlamentare fanno pensare che sì: questa verità non deve uscire…

Foto di: ANSA

di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

Autunno 2009. Romanzo Criminale esplode, e la Banda della Magliana torna ad affacciarsi sul palcoscenico mediatico come una saga pop. Ma chi con quella banda ci ha fatto i conti sul serio, sa che di epico non c’è proprio nulla. Lo sa il giornalista Alessandro Ambrosini, che su Notte Criminale lavora da anni su Massimo Carminati e sul sottobosco criminale romano. Lo sa quando Marcello Neroni, uno dei nomi della vecchia guardia, accetta un’intervista. Il magistrato Otello Lupacchini lo avverte: «Non vada, quello è un criminale vero». E lo era davvero. Neroni, lo strozzino che aveva fatto affari con Enrico De Pedis, si presenta con il suo libro sacro sotto braccio: non la Bibbia, ma l’ordinanza d’arresto firmata proprio da Lupacchini. Faccia scavata, voce roca, atteggiamento da gangster di quartiere e pretese chiare: niente telecamere, niente registrazioni. Ma Ambrosini sa come funziona quel mondo, e registra tutto. Quattro ore di incontro, tra racconti grevi e dettagli precisi. Un flusso continuo in cui Neroni scivola anche nel caso Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana scomparsa nel 1983. «Parole troppo forti per Emanuela e per Giovanni Paolo II», scrive Ambrosini. Non c’è voglia di provocare, né teatrino: c’è solo una verità brutale, scomoda, difficile da scrivere. Ma c’è. Con nomi, movente, linguaggio da strada e un’ombra lunga su chi comandava a Roma, tra crimine e istituzioni. Neroni non è uno qualunque: è stato “nodo” tra la Banda, i servizi segreti e certi ambienti in divisa. A Roma aveva una sala giochi a due passi dalla sede della DIA e da una palazzina dei servizi. Lì, a gestirla, c’erano a volte anche agenti. «Un nodo così importante da evitarsi il marchio d’infame».

Orlandi
Pietro Orlandi

Nel 2022, con il pensiero del tempo che passa e della salute, Ambrosini decide di condividere quei file con Pietro Orlandi, fratello di Emanuela che da più di quarantadue anni si batte per arrivare alla verità. Il 9 dicembre, Notte Criminale pubblica per la prima volta alcuni stralci dell’intervista. Accuse dirette a Wojtyła, Casaroli, De Pedis e due cappellani di Regina Coeli. Pesantissime. Ma c’è di più. Nel 2018, un uomo (nome di fantasia: Giorgio) trova sulla sua scrivania una busta anonima. Dentro, un foglio con diciassette righe: mandanti, esecutori e movente del rapimento di Emanuela. Stessi nomi, stessi dettagli, stesso schema dell’intervista con Neroni. Scritta con linguaggio tecnico, come se arrivasse «da qualcuno interno alle forze dell’ordine o ai servizi». Giorgio la tiene nel cassetto. Troppo assurda, troppo pericolosa. Eppure quella lettera anticipava, parola per parola, ciò che Neroni aveva detto anni prima. Coincidenza? La domanda è: perché nel 2018 qualcuno, forse dei servizi, sente il bisogno di far riaffiorare questa “verità”? Perché, dopo 42 anni, ancora si gira attorno a una pista che tutti vogliono ignorare? E oggi, mentre la Commissione parlamentare vira su una pista “amical-parentale”, la stessa pista che sembra fatta apposta per non disturbare, questa verità resta fuori dal coro. Perché tocca santi, prelati e apparati troppo grandi da guardare in faccia. Una verità rimasta sepolta in un file audio, in una lettera scritta al computer, e in una storia che Ambrosini, con questa seconda parte dell’inchiesta su Notte Criminale, ha solo cominciato a raccontare. La terza parte arriverà. E farà ancora più rumore.

Emanuela Orlandi
Emanuela Orlandi
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