Ma il caro signor Roggero e i cattivi maestri che lo consigliano non ci hanno pensato che attaccare frontalmente il per niente permaloso Presidente Mattarella per ottenere la grazia forse non è un'ottima idea? Lo stesso Presidente che, nel bel mezzo delle polemiche sul referendum sulla giustizia, si è presentato a sorpresa al plenum del CSM per rinnovare “con fermezza” l'esortazione al rispetto reciproco tra le istituzioni. Che in sette occasioni dal 2015 a oggi ha ritenuto necessario scrivere di suo pugno a governo e Parlamento per esprimere le proprie riserve su leggi che non condivideva, arrivando persino a rimandarne una alle Camere. Lo stesso che giusto qualche giorno fa e giusto su questa stessa vicenda aveva (giustamente) tirato le orecchie a Nordio ricordandogli che la facoltà di concedere la grazia è prerogativa esclusiva del Capo dello Stato e di nessun altro. “Ha graziato uno scafista che ha ammazzato trenta persone, ha graziato la Minetti, penso dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza” ha detto il signor Roggero. Non proprio una captatio benevolentiae.
E il problema di Mario Roggero in tutta questa vicenda è stato proprio questo. Le urla, gli appelli, anche provocatori, il contrario del concetto di understatement, quella sobrietà, discrezione e rispetto per le istituzioni tanto cari proprio a Mattarella. Certo, non è facile mantenere l'aplomb nei panni di Roggero. Ma la seconda disgrazia della sua vita, dopo quella del 28 aprile 2021, è stata incappare in quei politici che hanno trasformato una tragedia morale e umana in un terreno di scontro politico, di fatto condannando al fine pena mai il gioielliere di Grinzane Cavour.
Cattivi maestri appunto, che lo hanno strumentalizzato, usato, spolpato e poi, nel caso di Vannacci, buttato via dicendo: “Lo supporteremo in tutti i modi possibili ma escludo la candidatura in Futuro Nazionale”. Rimane attaccato al treno invece Matteo Salvini, forse perché ormai è l'unica cosa che gli è rimasta in un partito che si sgretola. Oggi è subito andato a trovare il gioielliere al carcere di Bollate, e la Lega ha ribadito ieri in una nota che sta valutando per aiutarlo “ogni possibile iniziativa, nel pieno rispetto della legge”, compresa l'eventuale candidatura. Che però, intendiamoci, sembra più una boutade populista visto che la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per omicidio volontario plurimo comporta automaticamente, ai sensi dell'articolo 28 del Codice Penale, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici come pena accessoria.
E ora la Lega si intesta anche la battaglia per la grazia, vanificando di fatto le già scarse possibilità in mano a Roggero. Sì perché ad oggi una grazia appare impensabile per i connotati politici che ha assunto la vicenda. Vorrebbe dire assolvere la giustizia fai-da-te, in un certo senso giustificarla, avallarla, oltre che delegittimare il lavoro della magistratura. Concedere la clemenza in un clima così surriscaldato significherebbe, per il custode della Costituzione, lanciare un messaggio devastante e creare un precedente pericoloso: l'idea che l'opinione pubblica o le pressioni di una parte politica possano legittimare una “patente di impunità” sociale. Il Presidente della Repubblica difficilmente si metterà in questo ginepraio che gli porterebbe solo critiche e problemi. E la questione Roggero alla luce di questo sarà una bella rogna anche per un eventuale futuro PdR delle destre.
Quello del gioielliere e dei suoi consiglieri sembra un perfetto tutorial per scavarsi la fossa da solo. Con la differenza che gli altri, quando pian piano ci dimenticheremo del caso, lo lasceranno lì passando al prossimo martire da cavalcare. Mentre Mario Roggero resterà a Bollate vittima rumorosa della politica da talk show.