A Giorgio Armani l’hotel Alemagna è sempre piaciuto parecchio, forse perché visto dal cielo l’edificio ha la forma di una A, la sua. Quella che oggi, anche se non è più fra noi, è incisa sulle zollette di zucchero, sulle bottiglie d’acqua lauretana in vetro, ovunque, in quello che da quando decise che doveva essere suo, si chiama Hotel Armani. Al sesto piano c’è anche una suite presidenziale con soffitto in madreperla, pareti foderate in pelle e mobili stuccati da 15mila euro a notte. Scendendo le scale accanto all’entrata dell’hotel, poi, c’è l’Armani Privé, uno dei club più esclusivi di Milano, dove la sera del 13 aprile, nel buio rischiarato dalle pareti con pannelli colorati di blu, tante persone, tra cui alcune influencers (impossibile riconoscerle tutte), sono in fila davanti ad un tendaggio su cui c’è scritto “Foto mosse”. È il titolo dell’album appena lanciato da Arisa e sono tutti lì riuniti per festeggiare con lei la sua ultima fatica artistica. Alessia Lanza si mette in posa per farsi scattare una foto. Al flash cambia posa. La foto dev’essere mossa, appunto.
Così fan tutte, una dopo l’altra (e pure noi), mentre un’altra colossale fila di persone si allunga verso il bancone, foderata in pelle nera, e s’ingrossa mentre i camerieri in nero si aggirano agili tra la folla come dei pattinatori su ghiaccio, trasportando con maestria vassoi ricolmi di calici tintinnanti di prosecco. La gradazione alcolica ci mette ben poco a salire vertiginosamente tra gli ospiti, al ritmo delle due avvenenti Dj che nel mix ogni tanto “s’intruppano” tra una canzone e l’altra, ma non fa niente. Le perdoniamo. Sul palchetto vi sono cinque sedie vuote, quattro per i musicisti e una per la diva che tarda un poco ad arrivare. C’è tanta gente a gruppetti sedute sui divanetti, coppiette di fidanzatini che limonano duro ad ogni angolo della sala. L’amore è nell’aria, sarà la primavera. Verso le 11 i musicisti prendono a sedere e la folla inizia ad accalcarsi attorno al palco. I telefoni si sollevano insieme alle braccia dolenti di uomini e donne costretti a immortalare qualsiasi cosa che dia un senso alla loro vita. Le braccia-asta-videocamera si scontrano, bisticciano, poi però s’intrecciano, si uniscono, si strusciano. Sulle note dei violini anche il litigio alcolico per lo spot per il video migliore diventa un'ottima scusa per strusciarsi. Uomini contro donne, donne e donne, uomini e uomini. Le due violiniste, il violoncellista e il chitarrista intonano la melodia e attendono Arisa che ad un tratto prende a cantare Magica Favola, ma da dove? Tutti la cercano con lo sguardo sospeso nell’etere, nessuno la trova. Da dove arriva la sua voce? Finalmente emerge dalla folla come il Disinganno del Queirolo dalle sue stesse reti. Ha un vestitino bianco e una sottile rete di tessuto argentato che le avvolge il corpo e così sale sul palchetto davanti ad una folla dignitosamente brilla, ma necessariamente composta. Arisa sembra Biancaneve e il trasporto con cui canta davvero lascia che gli ebbri fra il pubblico regrediscano alla fase orale alla memoria delle fiabe narrate dalle proprie madri prima del sonno, e cullati dalla voce materna di Rosalba Pippa, prendono a cantare insieme a lei ormai devoti nei suoi confronti per il resto dei loro giorni.
Il fan club di ragazzine e ragazzini minorenni in prima fila, addirittura, cantano in contro coro con dei vocalizzi angelici. Il concertino proietta tutti, belli e brutti, in un cartone animato della Disney, dove pure i calici abbandonati di prosecco sui tavolini e i divanetti vuoti nel resto della sala, sorridono smielati al meraviglioso concerto di Arisa che si esibisce poi in Atomi, Portami Con Te, Vento tra le braccia e Foto Mosse. Finito il concerto la folla ne vuole ancora, non capisce perché ma è così, ma Rosalba Pippa abbandona il palco graziosamente, come se fluttuasse, come una piccola fata. Non prima, però, di una foto con i suoi piccoli fan che la abbracciano estasiati e la serata prosegue come il lieto fine di una fiaba, ma a ritmo di techno, perché le due avvenenti Dj riprendono la scena e iniziano a spingere con potenza i bassi sui quarti. Si fa un po’ tardi rispetto alla mezzanotte. Infatti, i calessi dei nostri giorni, ovvero i tassì, parrebbe si siano ritrasformati in zucche e spariti insieme ai cavalli, in verità topi che si dileguano velocemente fra i tombini a ridosso dei marciapiedi di via Pisoni, dove chi domani lavora attende a questo punto, un costosissimo Uber, oppure rimane lì indecisa e anche un po’ infreddolita se farsela a piotte oppure no, rischiando tutti i pericoli di una notte milanese attraversata in tacchi a spillo. Rimane pur sempre la possibilità di scroccare un passaggio al povero malcapitato di turno che, guarda caso, se ne sta sempre lì con le braccia ciondolanti, lo sguardo perso, la fronte priva di rughe e distesa, ma in fin dei conti, ancora piena di speranze.