La vicenda di Abderrahim Fakir, morto a Bologna mentre veniva immobilizzato dalla polizia, ha riacceso il dibattito sullo scudo penale. Alcuni lo mettono tra virgolette, “scudo penale”, per lasciare intendere che si tratti più di un concetto giornalistico che non di una vera e propria misura giuridica a protezione di specifiche categorie di persone, come medici e forze dell'ordine, da procedimenti penali nell'esercizio delle loro funzioni. Non a caso i tecnici preferiscono definirlo “scudo procedurale”, proprio perché parliamo di qualcosa che non elimina la responsabilità penale e non impedisce lo svolgimento di un processo in caso di elementi di responsabilità, ma che semmai modifica il momento (e le modalità) dell'iscrizione di una o più persone nel registro degli indagati. Per quanto riguarda il caso Fakir, la Procura ha aperto un fascicolo nei confronti di sei persone, i due agenti e i quattro soccorritori presenti in via, per omicidio colposo, anche se nessuna di queste risulta formalmente indagata. Il motivo risiede nel decreto Sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 5 febbraio, e che ha avuto il via libera finale alla Camera in quel di aprile: chi commette un reato con “causa di giustificazione” non è più automaticamente indagato, ma iscritto in un registro speciale.
Agenti e sanitari del 118 non si trovano quindi nel registro delle notizie di reato, il famigerato “registro degli indagati”, perché, stando al richiamato decreto, non è necessario farlo quando “appare evidente” che i fatti siano collegati a una “causa di giustificazione”, come la legittima difesa o l'adempimento di un dovere. Attenzione: anche se ci sono persone iscritte nel registro degli indagati c'è comunque una fase preliminare di verifica. La novità introdotta dal decreto Sicurezza consiste nell'istituzione del Modello 45-bis, un registro separato delle Procure in cui il pubblico ministero inserisce, con una annotazione preliminare, il nome della persona a cui è attribuito il fatto quando ritiene che ricorra in modo evidente la citata causa di giustificazione. Il pm, come detto, può comunque svolgere tutti gli accertamenti necessari per verificare la dinamica dei fatti. Se le verifiche confermano che non ci sono profili di responsabilità penale, può chiedere l'archiviazione entro 30 giorni dall'annotazione preliminare, salvo la necessità di ulteriori approfondimenti. Se invece emergono elementi che escludono la causa di giustificazione o fanno ipotizzare un reato, il nominativo viene iscritto nel registro delle notizie di reato e l'indagine prosegue secondo le regole ordinarie. “Non è uno scudo penale, che invece vuol dire impunità: qui l'impunità non c'è per nessuno, quindi è una parola impropria”, aveva fin da subito precisato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Non esiste impunità e le indagini proseguono comunque: quindi che scudo può mai essere uno scudo che non offre alcun trattamento privilegiato? È uno “scudino” attraverso il quale il governo ha cercato di far capire all'elettorato di essere vicino alle forze dell'ordine, introducendo però una tutela soprattutto sul piano procedurale, più che su quello penale. All'estero esiste qualcosa di simile? La risposta, almeno nei principali ordinamenti occidentali, è una: no. Esistono garanzie e tutele per gli agenti, ma non un meccanismo analogo al Modello 45-bis che rinvii l'iscrizione nel registro degli indagati quando appare evidente una causa di giustificazione. In Spagna, per esempio, dopo l'intervento della polizia durante il referendum catalano del 2017, diversi agenti furono oggetto di indagini per l'uso della forza nei confronti dei manifestanti. La valutazione fu affidata alla magistratura ordinaria: nessuna immunità preventiva, ma verifica del rispetto dei limiti sull'uso della forza. In Francia, casi come quello della morte di Nahel Merzouk, il diciassettenne ucciso da un agente durante un controllo stradale a Nanterre nel 2023, mostrano un modello diverso: l'agente è stato rapidamente indagato per omicidio volontario, con la possibilità poi di valutare in sede giudiziaria la legittimità dell'intervento e l'eventuale ricorrenza di una causa di giustificazione. Nel Regno Unito dopo ogni morte collegata a un intervento di polizia interviene normalmente l'Independent Office for Police Conduct, un organismo indipendente che può avviare indagini sugli agenti. Negli Stati Uniti il quadro è ancora diverso: non esiste un equivalente del Modello 45-bis, ma esiste la cosiddetta qualified immunity, una tutela molto discussa che protegge gli agenti soprattutto dalle richieste di risarcimento civile, salvo violazioni di diritti già chiaramente riconosciuti. Non impedisce però indagini e procedimenti penali.