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25 giugno 2026

Da Garlasco a Strozza: il generale Garofano è l'uomo di Francesco Dolci

  • di Michele Larosa Michele Larosa

25 giugno 2026

Un capello rimasto impigliato in una botola. Un coltello. La lapide provvisoria. I tamponi prelevati dalla bara. Sono questi alcuni degli oggetti sequestrati su cui in queste ore lavorano i tecnici del Ris di Parma, nell'ambito dell'inchiesta sulla profanazione della tomba di Pamela Genini, a Strozza. E per seguire ogni passo di quelle analisi, l'unico indagato, Francesco Dolci, si è scelto un consulente extralusso: il generale Luciano Garofano, lo stesso che per quindici anni ha comandato proprio quel reparto e che la cronaca nera italiana conosce bene per il suo ruolo nel caso Garlasco

Foto di: Ansa

Da Garlasco a Strozza: il generale Garofano è l'uomo di Francesco Dolci

Francesco Dolci, l'uomo indagato dalla procura di Bergamo per la profanazione della tomba di Pamela Genini, si è scelto un consulente extralusso per la sua difesa. Al Ris di Parma infatti sono iniziate le analisi degli oggetti sequestrati, il famoso capello nella botola, il coltello, la lapide provvisoria di plastica bianca, quattro di otto tamponi sulla bara... E Francesco Dolci, che ad oggi è l'unico indagato, è affiancato da colui che il Ris di Parma lo ha comandato per quindici anni. Parliamo del generale dei Carabinieri Luciano Garofano, ex comandante del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma dal 1995 al 2009 e volto notissimo della scienza forense italiana.

Luciano Garofano
Il generale Garofano

La sua fama, oltre al comando di uno dei reparti più prestigiosi dell'Arma dei Carabinieri, la deve soprattutto al delitto di Garlasco. Garofano è diventato, suo malgrado, uno dei personaggi di quella Twin Peaks padana che è arrivata ora alla sua diciannovesima stagione. Lo ha fatto nel doppio ruolo prima di investigatore e poi, svestita la divisa e riconsegnata la pistola, di consulente per la difesa di Andrea Sempio. Le analisi scientifiche raccolte sotto il suo comando contribuirono a inchiodare Alberto Stasi, oggi sono rimesse in discussione dalle nuove indagini e da garante Garofano si è ritrovato bersaglio delle critiche di chi quelle stesse analisi oggi rilegge con occhi diversi. Una parabola che racconta da sola molto di quel caso in cui si è detto e si continua a dire tutto e il contrario di tutto.

Da quell'incarico Garofano si è poi tirato fuori, una decisione maturata “in conseguenza della mancata condivisione da parte della difesa del signor Sempio dei suggerimenti tecnico scientifici forniti”. Ora si prepara ad affiancare Francesco Dolci. La Procura lavora ancora a carte coperte, ma gli inquirenti ritengono comunque di avere un quadro indiziario “corposo”. Le indagini battono forte sull'imprenditore edile di Sant'Omobono, sul suo comportamento, sempre sotto i riflettori, sulle sue contraddizioni. Ora si va anche a caccia delle tracce, quelle che riveleranno i telefoni che gli sono stati sequestrati, e quelle che emergeranno dalle analisi forensi degli oggetti sequestrati nella sua abitazione e al cimitero di Strozza. Nel frattempo la madre di Pamela continua a puntare il dito contro di lui: “Sta cercando di depistare le indagini, sta raccontando tantissime bugie. Mi batto per la mia figlia e per la mia famiglia, perché questa persona indagata, una persona pericolosa, una persona vendicativa, sta cercando di infangare l'immagine di mia figlia, nonostante il cerchio si stia stringendo attorno a lui”. Ha dichiarato.

Le analisi sui reperti del Ris sono ancora in corso e si stima che ci vorranno circa due settimane per sapere qualcosa. I risultati, insieme a quelli sui telefoni di Dolci, diranno se il quadro indiziario della Procura troverà conferma scientifica o se, come già accaduto a Garlasco, la scienza finirà per riscrivere ancora una volta la trama. Intanto, con Garofano al suo fianco, Dolci ha comprato sicuramente competenza, e anche un po' di quella visibilità che, dall'inizio del caso, sembra non saper smettere di cercare.

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  • Luciano Garofano
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Foto di:

Ansa

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