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24 ottobre 2025

Delitto di Garlasco: Andrea Sempio ha fatto una ca*zata enorme a liberarsi dell’avv. Lovati? Stavolta l’incubo l’abbiamo fatto noi

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

24 ottobre 2025

Da avvocato invitato ovunque a vecchio rincog*ionito, avvinazzato, senza più ragione e pure amico di Corona. Dopo essersi prestato a ogni microfono, sono bastati due passaggi da Fabrizio Corona perché l’avvocato Massimo Lovati diventasse – nelle narrazioni – tutto questo nel giro di 48 ore. Ma se, con quei modi lì che ha lui, fosse stato invece realmente l’unico in grado di non far ritrovare Andrea Sempio nei panni del nuovo Alberto Stasi? O comunque di non farcelo trovare da solo (se davvero c’entra qualcosa con l’omicidio di Chiara Poggi)? Sì, abbiamo fatto un incubo…

Foto di: Ansa

Delitto di Garlasco: Andrea Sempio ha fatto una ca*zata enorme a liberarsi dell’avv. Lovati? Stavolta l’incubo l’abbiamo fatto noi

Abbiamo avuto un incubo: un indagato per un omicidio che deve per forza di cose avere un assassino in galera (anche se non dovesse esserlo) s’è appena liberato, firmando di fatto la sua condanna, dell’unico che avrebbe potuto salvarlo, scartandolo e prestandosi al gioco di chi, adesso, lo sta facendo passare per matto, vecchio rincoglionito, avvinazzato, soggiogato da personaggi senza scrupoli e pure da internare invece che per il professionista, magari borderline e istrionico, che è sempre stato. Ok, abbiamo preso in prestito lo stratagemma dell’incubo dall’avvocato Massimo Lovati, ma è, appunto, uno stratagemma. Un gioco dialettico. Per esprimere, piuttosto, una preoccupazione – magari un po’ maliziosetta – che c’è venuta: non sarà che Andrea Sempio, liberandosi dell’avvocato Massimo Lovati, ha appena fatto una macroscopica cazzata? Sia inteso, nessun dubbio sulla capacità, sulla storia professionale e sulle qualità del nuovo legale, Liborio Cataliotti, ma in una vicenda che ha ormai da quasi due decenni contorni surreali potrebbe servire un avvocato altrettanto surreale.

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Cataliotti, lo ripetiamo, è uno che, tutto sommato, ha limitato i danni anche per gente all’apparenza condannata alla condanna, tipo Wanna Marchi o, più recentemente, Davide Lacerenza (sia la Marchi che Lacerenza – quest’ultimo grazie a un patteggiamento - se la sono cavata con pene più leggere di quelle che rischiavano), ma la vicenda Garlasco segue dinamiche totalmente differenti da tutto. E’, per capirci, l’indagine che ha persino spostato l’orario della morte della vittima per evitare che il principale indiziato (oggi condannato e da un decennio in carcere) avesse un alibi credibile. Di credibile, adesso, in quella condanna non c’è praticamente più niente e l’omicidio che deve per forza di cose – visto il peso mediatico che ha assunto – avere un colpevole ha bisogno di un nuovo colpevole. Gli occhi di tutti, sin da subito, si sono concentrati su Andrea Sempio, raccontando che sull’omicidio Garlasco – vai a capire perché – si deve sempre e solo guardare nella direzione di uno, come se ipotizzare un’azione assassina a più mani (o a più menti) fosse vietatissimo.

Andrea Sempio
Andrea Sempio

Quell’uno, adesso, è Andrea Sempio. Ok, lui e la sua famiglia ci hanno messo del loro e adesso anche la storia dello scontrino (quella che Lovati ripeteva sempre di non mettere davanti perché troppo pericolosa) gli si sta ritorcendo contro, con quello che doveva essere un alibi che rischia di trasformarsi in un pesantissimo indizio. Qualcosa che, appunto, l’avvocato Lovati aveva capito. Tirando fuori, piuttosto, colpi poco comprensibili come l’incubo, come i collegamenti con la Bozzola, e restando fermo sulle sue posizioni anche quando consulenti come il generale Garofano (che nella primissima indagine era, però, il capo dei RIS di Parma) volevano prendere altre strade. Ok, Lovati s’è poi prestato al gioco di Fabrizio Corona, ma attenzione: sicuri che quell’uomo sia ciò che viene descritto oggi? Ha già detto, e più e più volte, di voler continuare a essere avvocato e di non amare i collaboratori di giustizia. Sono passaggi che non andrebbero ignorati, magari chiedendosi se gli incubi sono davvero incubi o se le frasi buttate là sono solo uscite di un avvocato che beve troppo. Invece no. Meglio, piuttosto, convincere persino Sempio che Lovati è mezzo matto. E, subito dopo, far partire la narrazione di un uomo ormai in balia di Corona, dei bicchieri di vino, di una vita al limite, fino al capolavoro, ieri sera da Milo Infante, di Roberta Bruzzone, che è quasi arrivata a suggerire la strada dell’interdizione per il legale che fino a ieri ha tenuto Sempio fuori dai guai.

Non è su MOW che si fanno i processi, altrimenti saremmo come tutti gli altri, ma su MOW, semmai, abbiamo la pretesa di raccontare, magari mischiandoci anche tutti i dubbi che abbiamo e che ci vengono ogni volta. Ecco, il dubbio questa volta è esattamente un incubo. L’incubo di una storia che non avrà giustizia ancora una volta. L’incubo di un omicidio di cui, forse, si troverà un altro colpevole, ma – altrettanto forse – non tutti i colpevoli. Con, magari, l’unico che ha provato a indicare una strada diversa (magari non solo per salvare il suo assistito in una strategia difensiva senza scrupoli) che finisce per essere trasformato da avvocato sempre invitato – nel gioco delle narrazioni che, inutile negarlo, rispondono sempre a un qualche potere – a vecchio rincoglionito che beve troppo. Così, nel giro di pochi giorni e dopo un paio d’interviste con Corona. Come quando serve un pretesto per togliersi dalle scatole l’unico pericoloso veramente. Solo che – se tanto porta a tanto – anche questa volta potrebbe non essersi considerato che quel Lovati ha nulla da perdere (“io non ho neanche un conto corrente” – s’è premurato di far sapere), è decisamente tutt’altro che rincoglionito e potrebbe custodire verità che fino a oggi ha solo lasciato intendere. E magari, adesso, è proprio per questo che c’è da farlo passare per matto prima che parli davvero (da o aiutato da quel Corona che, in verità, è l’unica sponda per dire o lasciar intendere verità che nessun altro, in TV o nelle Procure, permetterebbe di dire o far intendere) . Sia su Sempio, sia su tutti quelli che – ormai è inutile negarlo – non compaiono, ma evidentemente ci sono e altrettanto evidentemente manovrano non le indagini (abbiamo il dovere di sperarlo) sull’omicidio di Chiara Poggi, ma le narrazioni sulle indagini. Ma, sia inteso, è solo il nostro incubo.

Fabrizio Corona
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