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9 gennaio 2023

Ecco perché il prezzo del carburante potrebbe salire ancora

  • di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

9 gennaio 2023

Con l’anno nuovo è arrivata anche la stangata sul costo del carburante. Prezzi in continua salita sia per quanto riguarda la benzina che per il diesel, il tutto per via del ritorno delle accise, che erano state momentaneamente congelate. Il ripristino delle imposte sui carburanti sta causando non pochi problemi al governo di Giorgia Meloni…
Ecco perché il prezzo del carburante potrebbe salire ancora

Ah che brutta cosa le accise, il cui ripristino sta creando non pochi grattacapi al governo. Infatti, da qualche giorno, gli automobilisti hanno visto lievitare il prezzo di diesel e benzina di 18,3 centesimi al litro. I prezzi alla pompa oscillano talvolta superando i 2 euro al litro, e potrebbe aumentare ancora, con annessa e scontata protesta dei consumatori e dell’opposizione all’esecutivo Meloni. A cambiare il prezzo dei carburanti negli ultimi mesi è stata la scelta di mettere in pausa i prezzi dei carburanti tagliando di 25 centesimi le accise. Con la consapevolezza che, una volta scaduti i termini della manovra, a farne le spese in termini di consenso sarebbe stato il governo. L’attuale premier Meloni ha scelto di concentrare i 21 miliardi di euro del pacchetto Energia, su provvedimenti che non prevedono la continuazione dei sussidi sul fronte delle accise. Le ragioni sono semplici, una è puramente contabile: il governo Draghi ha finanziato lo sconto sulle accise anche grazie all’extra gettito assicurato proprio dagli aumenti del prezzo dei carburanti.

Distributore di benzina
Distributore di benzina

La seconda ragione viene dalle raccomandazioni di Bruxelles: una volta superata l’emergenza, i bonus generalizzati vanno sostituiti con misure più selettive e mirate. Motivazioni che quindi vanno a spiegare il mancato rinnovo al taglio delle accise e, di conseguenza, il rialzo dei prezzi alla pompa. Non solo, a far salire i prezzi è anche il doppio embargo europeo imposto al petrolio russo: quello sul greggio importato via nave scattato lo scorso 5 dicembre e quello sui prodotti raffinati russi che entrerà in vigore dal 5 febbraio. L’Europa importa circa 80 milioni di tonnellate di gasolio, di cui 25 dalla Russia, quindi sui mercati europei mancherà circa il 30% di prodotto. Volumi che sicuramente non sarà semplice sostituire. Ad aumentare anche i costi di produzione delle raffinerie che lavoravano greggio russo e che hanno dovuto adattare la raffinazione agli altri tipi di greggio.

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