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Evade due volte dal carcere in Italia e viene trovato morto in Bolivia. Perché nessuno ne parla? Ecco cosa è successo a Roland Dedja, accusato di traffico di droga, rapina e omicidio

  • di Jacopo Tona Jacopo Tona

28 ottobre 2024

Evade due volte dal carcere in Italia e viene trovato morto in Bolivia. Perché nessuno ne parla? Ecco cosa è successo a Roland Dedja, accusato di traffico di droga, rapina e omicidio
Aveva creato un caso sulla sicurezza nelle carceri italiane. Era riuscito a evadere ben due volte da carceri differenti, prima Pisa poi Teramo. Entrambe le volte con metodi da serie tv, utilizzando lenzuola annodate, droni, segando le sbarre e calandosi fuori. Ora è stato ritrovato morto in Bolivia, terra di narcotraffico, dove era fuggito con un amico. Le cause? Ecco la storia da film di Roland Dedja

di Jacopo Tona Jacopo Tona

Ritrovato morto in Bolivia l’albanese Roland Dedja, 40 anni, di Durazzo. Era conosciuto con il soprannome di "Fantasma" perché era evaso più volte dalle carceri italiane. Il giornale boliviano El Deber ha riferito che Dedja è stato trovato esanime in un appartamento affittato con un amico a Santa Cruz, in Bolivia, apparentemente a causa di un infarto. Secondo le autorità boliviane, Roland Dedja sarebbe entrato in Bolivia nel novembre 2023, avrebbe affittato una casa con un amico boliviano, a sua volte accusato di frode. Dedja era saltato sulle pagine dei giornali nazionali dopo che nella notte tra il 23 e il 24 settembre del 2023, era riuscito a evadere dal carcere di Castrogno, vicino Teramo, in una maniera spettacolare. Stando alle ricostruzioni, Dedja avrebbe utilizzato una grossa corda da alpinista, simile a quelle che vengono usate per l’arrampicata alpina, calandosi dalla finestra del bagno della sua cella dalla quale aveva rimosso parte delle sbarre. Per confondere i sorveglianti, avrebbe simulato la presenza di un’altra persona sulla branda, coprendola con delle lenzuola fino alla testa. Si ipotizza che possa aver ricevuto aiuto esterno per la fuga, e che un drone pilotato da un complice potrebbe avergli consegnato l’attrezzatura necessaria all’evasione. Altre fonti hanno sostenuto che la corda sia stata fatta arrivare da un complice all’esterno, legata a un lenzuolo calato dalla finestra. In ogni caso una scena da film, che nemmeno il Professore della Casa di Carta.

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La foto segnaletica di Roland Dedja
La foto segnaletica di Roland Dedja

Gli uomini che lo avevano aiutato a fuggire erano stati individuati e arrestati a marzo del 2024, con l’accusa di procurata evasione aggravata e introduzione in carcere di dispositivi idonei alla comunicazione. Nella fattispecie dei telefoni, utilizzati dal fuggitivo per organizzare e mettere in pratica l’evasione ,tenendosi in contatto con i complici all’esterno. Ma non era la prima volta che Dedja si rendeva protagonista di un'evasione: nel luglio 2010 era già riuscito a fuggire dal carcere di Pisa dove stava scontando una pena per l’omicidio di un connazionale albanese, Shpëtim Cupa, avvenuto all’esterno di un locale notturno, il Copacabana di Orzinuovi, in provincia di Brescia; delitto per il quale fu poi in realtà assolto due anni dopo. In quell'occasione, Dedja e un altro detenuto si calarono dal muro di cinta usando lenzuola annodate e, una volta liberi, fermarono una passante a cui sottrassero l'auto, una Jeep Cherokee, in stile Grand Theft Auto, per poi darsi alla fuga. I carabinieri fermarono la loro fuga all’incirca due mesi dopo a Porto Recanati, nelle Marche. Il suo compagno di evasione era accusato di omicidio, mentre su Dedja pendevano i capi di rapina e traffico di droga. Ipotesi, quest’ultima, che spiegherebbe il suo trasferimento proprio in Bolivia, nazione famosa per il narcotraffico. Le cause del decesso rimangono da confermare: se sia stato infarto o regolamento di conti, a oggi, è ancora un mistero.

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Il carcere di Pisa, teatro della prima evasione di Dedja
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