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20 marzo 2026

Femminicidio di Bergamo: Valentina Sarto poteva essere salvata? Quello che non racconteranno (perché domenica si vota)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

20 marzo 2026

Valentina Sarto è morta dopo minacce, botte e richieste d’aiuto mai diventate denunce. Il femminicidio di Bergamo arriva mentre l’Italia discute di riforma della giustizia e lascia una domanda amara: quante tragedie servono prima che qualcuno intervenga davvero?

Foto di: ANSA

Femminicidio di Bergamo: Valentina Sarto poteva essere salvata? Quello che non racconteranno (perché domenica si vota)

L’Italia s’interroga sul destino della magistratura davanti alla solita, tristissima, urna partiticizzata? Bene, a Bergamo il sangue ha già dato la sua risposta. Cinica. Definitiva. Perché il delitto di via Pescaria racconta che il dramma della giustizia non è nella struttura, ma nei modi. Valentina Sarto, 41 anni, barista stimata e volto noto del tifo atalantino, è stata macellata in camera da letto mercoledì mattina. Sei, forse otto fendenti tra schiena e collo. A impugnare il coltello da cucina, secondo la Procura guidata da Antonio Mele, è stato il marito Vincenzo Dongellini, 49 anni. Un uomo che sui social si autodefiniva "pazzo da legare" e che più e più volte, anche se in forma anonima e non con veri e propri atti formali, era stato segnalato a chi di dovere. Insomma, a Bergamo i "si sapeva" suonano più forte delle sirene che sono arrivate tardi.

Il nuovo compagno di Valentina ha confermato agli inquirenti quello che le amiche della vittima dicevano da sempre e avevano fatto già presente anche alle istituzioni: Dongellini la picchiava. La minacciava. Valentina portava i segni sul collo, ma aveva paura. Una paura così radicata da impedirle di varcare la soglia di una caserma per una denuncia formale. Una paura che, purtroppo, hanno avuto anche le sue amiche quando c’è stato da mettere la firma su qualche atto. Eppure risultano interventi, anche delle forze dell’ordine. Roba bollata come “liti familiari” o addirittura “liti di condominio”.

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Valentina Sarto ANSA

Il tutto a una manciata di ore dal Referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo. Sebbene ufficialmente non risultino denunce pendenti, infatti, nei corridoi del tribunale orobico si fa insistente una domanda: Dongellini, descritto come un uomo depresso e in cura psichiatrica, era davvero un "insospettabile"? O siamo davanti all'ennesima valutazione "morbida" di un sistema che preferisce attendere l'irreparabile prima di muovere un dito?

La sindaca Elena Carnevali parla di "ferita profonda" e la rete bergamasca contro la violenza di genere prepara i presidi in Largo Rezzara per domani, sabato 21, Dongellini, dimesso ieri dall’ospedale Papa Giovanni XXIII e portato nel carcere di via Gleno, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Silenzio. Qualche giorno fa, invece, aveva provato a bere candeggina, ma fallendo anche in quello, sempre che non sia stata una messa in scena. Lo stesso silenzio e le stesse messe in scena che troppo spesso avvolgono le segnalazioni informali che non diventano atti e, ad esempio, le urla sentite dai vicini che restano "liti condominiali" fino a quando non arriva il carro funebre. Valentina Sarto è morta mentre il Paese discute di codici e riforme. E mentre i "soliti" della politica si azzuffano sui talk show millantando la conservazione o l’ammodernamento di questa Giustizia che, così come è, non può essere giusta davvero, a prescindere dalle carriere separate dei magistrati.

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Foto di:

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