Chi oggi difende gli archivi di Andrea Sempio, lo fa perché è in mala fede: Milo Infante è intervenuto nel podcast Segreti di Galt Media, del giornalista Francesco Borgonovo.
Il conduttore di Ore 14, fresco di dimissioni dalla Rai e in arrivo a Mediaset, si è occupato quotidianamente di Garlasco, sia nel suo programma pomeridiano che, soprattutto, nella sua versione di prima serata; al punto da diventare, come gli dice Borgonovo, un “feticcio” per chi segue il caso. Forte del suo lavoro, Infante è stato intervistato da Borgonovo, che gli ha ricambiato l'ospitalità su Rai 2, proprio per parlare del caso di cronaca che, più di tutti, attira l'attenzione del pubblico. E forse non potrebbe nemmeno essere altrimenti, dato che non capita spesso di vedere un processo riaprirsi dopo quasi vent'anni e, oltretutto, con l'ipotesi che l'assassino sia un altro da quello che sta scontando la pena.
Ma cosa è successo nell’ultimo anno, intorno all’omicidio di Chiara Poggi? Per iniziare, che tante informazioni sono state fornite ai media con leggerezza: quelle che dovevano essere fonti istituzionali, come avvocati e consulenti, si sono trasformati per deficienze o convenienze personali, in avvelenatori di pozzi. È successo perciò che sono venuti fuori teoremi, complotti, sicari, armi, pedofilia: tutte informazioni che non avevano attinenza con le indagini e che, una volta diffuse, specie diffondendosi nei social, hanno contribuito a creare mostri.
Spesso, continua Infante, si è trattato persino di suggestioni più che di informazioni. Una delle suggestioni di Lovati ad esempio, “poi l’ho lasciato a casa”, è stata dire che Stasi non ha ucciso Chiara Poggi ma saprebbe chi lo ha fatto, e in tutti questi anni avrebbe nascosto il nome per paura di ritorsioni. Perché il problema è che poi c’è qualcuno che ci crede.
Mai capitato che una parte civile, la famiglia della vittima, si scagli così apertamente contro le indagini? Per Milo Infante no: loro partono dalla convinzione che è stato Stasi, anche perché da una revisione di un processo la famiglia Poggi ha tutto da perdere. Perché significa restituire il risarcimento percepito e, da un punto di vista psicologico, dover credere che non è stata fatta giustizia.
Per quanto invece riguarda Sempio, pur essendoci delle prove, per mandare una persona in carcere serve altro: essere oltre ogni ragionevole dubbio. Quindi sarà fondamentale la parte scientifica: sotto le dita di Chiara c’è il dna dell’assassino, se riusciranno a provare questo oltre ogni ragionevole dubbio, Andrea Sempio andrà all’ergastolo.
Al di là di Sempio e Stasi, capiremo davvero cosa è successo a Garlasco? È emerso un sistema di favori, potere e collusione tra magistratura, forze dell’ordine, imprenditori: “se tu a questo sistema di corruzione e concussione, metti insieme l’ambiente della provincia, il fatto che il comandante dei carabinieri è l’amante della zia di Sempio, le amicizie e che quando una persona viene interrogata, viene interrogata in maniera accondiscendente rispetto a un’altra, si capisce perché è così difficile arrivare alla verità”. I carabinieri hanno un sospetto su Sempio, spiega Infante, perché vedono queste telefonate a Chiara mentre il fratello è in vacanza e le ritengono inopportune. Il giorno dopo l’ omicidio perciò, Sempio viene interrogato perché vedono quelle telefonate strane: ma non gli chiedono cosa aveva fatto il giorno dell’omicidio.
Poi l’affondo: “Le navigazioni, il materiale che visualizzava, le cose che ha scritto sono da, uso le virgolette, da potenziale killer; da persona disturbata. Questo non vuol dire che lo sia, per uno che scrive che sogna di aprire la faccia a una ragazza, colpirla con un taser, uno che fa l’elogio dell’incesto con la cugina, la legge della savana…per quello che ha scritto e quello che dice, almeno in quegli anni, era fortemente disturbato”. Alcuni contenuti dei suoi hard disk sono privati, ma assicura Infante, molto particolari: c’è di certo che “chi ha parlato di mostruosità nel computer di Alberto Stasi, non ha mai visto le immagini che abbiamo visto noi, e chi oggi difende il contenuto degli hard disk di Sempio, lo fa in malafede. Perché il contenuto di quegli hard disk è spaventoso”.
In sintesi, le foto di piedi nel pc di Stasi possono essere sconvenienti perché invadono la privacy altrui, ma tutto sommato relegabili ai gusti personali. Problema di tutti invece, diventa quando si inizia teorizzare cose ben peggiori. Adesso, continua Infante, chi ha gettato “tonnellate di fango” su Stasi rischia di dover rivedere le sue posizioni granitiche, tutti quelli che hanno ricostruito scene del crimine che ora appaiono poco credibili, come il portasapone che in realtà era sporco e la storia dello scambio dei pedali della bicicletta.
Nel frattempo, Garlasco non è finta: l’anno prossimo, sarà l’anno del processo di Andrea Sempio. Quello in cui finalmente lo vedremo parlare in un’aula di Tribunale anziché in tv.