Cosa sta succedendo a Milano? Si è trasformata in una città europea, forse nella “città più europea d'Italia”, come sottolinea il Financial Times. Lo skyline è stato rinnovato dal parco CityLife, scintillanti palazzoni progettati da architetti di fama mondiale (gente come Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind) si sono moltiplicati, mentre i grandi fondi d'investimento come Hines e Blackstone hanno fatto shopping di edifici da destinare a lussuosi progetti residenziali. Il progresso meneghino ha attraversato le piazze devastate dalla guerra degli anni '40, la frenesia edilizia degli anni '50, l'era della Fiat Cinquecento e il secondo boom economico degli anni '80, ossia quello che ha inaugurato l'apice post industriale di Milano, trasformandola in un fiorente centro di moda e design. Attenzione però, perché tutto questo ha generato un effetto perverso ben evidenziato dal richiamato Financial Times: nell'ultimo decennio i prezzi delle case sono aumentati del 57%, con gli affitti cresciuti del 70% dal 2018 a oggi. Problema non da poco: gli stipendi italiani sono stagnanti da decenni e, sempre a Milano, il rapporto tra il prezzo delle case e il reddito, un indicatore comune di accessibilità economica degli alloggi, è diventato peggiore di quello di Londra.
Se le case di ringhiera di inizio secolo e gli appartamenti milanesi del dopoguerra erano progettati per tutti, adesso il vento è cambiato. “L'impennata dei prezzi degli immobili testimonia il successo della città, ma sta costringendo i residenti ad andarsene”, ha scritto il FT. Il risultato? Nel giro di una sola generazione, le famigerate case di ringhiera milanesi si sono progressivamente svuotate delle famiglie locali e dei lavoratori a reddito medio-basso, conservando un aspetto “popolare” solo in superficie. All’interno, infatti, molti appartamenti sono stati accorpati, sia verticalmente sia orizzontalmente, dando origine a residenze di pregio. E tanti saluti alle abitazioni popolari. Il fatto è che questi nuovi immobili sono molto costosi e fuori dalla portata della maggior parte delle persone, sebbene ancora relativamente più accessibili rispetto alle soluzioni milionarie offerte dai nuovi grattacieli sorti nel cuore finanziario della città. In altre parole, a Milano la situazione è quasi fuori controllo. Nel 2025, lo stipendio medio netto in Italia si attesta intorno ai 1.600-1.700 euro mensili. Nel capoluogo meneghino, gli affitti sono tra i più alti d'Italia, con un bilocale che supera spesso i 900-1.000 euro al mese, divorando una percentuale enorme dello stipendio (fino al 76%).
E Londra? Qui la situazione è già del tutto fuori controllo. Nell'aprile 2026 il mercato immobiliare britannico, e in particolare quello londinese, ha mostrato una resilienza inattesa: nonostante le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il conseguente aumento dei costi energetici e dei mutui, i prezzi delle case nel Regno Unito sono cresciuti per il quarto mese consecutivo. Secondo Nationwide, l'aumento è stato dello 0,4% su base mensile e del 3% su base annua, segnale di una domanda ancora sostenuta, favorita da finanze familiari relativamente solide e da redditi cresciuti più rapidamente dei prezzi negli ultimi anni. Dati alla mano, il prezzo medio di una casa nella capitale britannica si colloca su livelli molto elevati, spesso superiori ai 10.000–13.000 euro al metro quadrato nelle zone centrali, con punte ben più alte nei quartieri più esclusivi. Solo che il reddito medio dei cittadini è un po' più alto di quello dei milanesi: dai 4 ai 4.500 sterline al mese.