Questo weekend sono diventato notizia perché sono andato a cercare Laura Cianfoni, l'amante di Sigfrido Ranucci sotto casa sua (sua di Cianfoni, non di Ranucci). E Ranucci si è incazzato. Solo che si è incazzato male. Cioè ha esagerato, strumentalizzato, inventato cazzate pur di gridare allo scandalo. Ha fatto passare me, che ho suonato un citofono (cioè qualcosa che i giornalisti hanno fatto dalla notte dei tempi), per un ladro, e questo per creare imbarazzo in Rai. E molti suoi follower e anche qualche giornalista e un pezzo di stampa gli sono andati dietro. Tanto da dire o riportare frasi che mi accusano di reati insussistenti, degni di una querela per calunnia e diffamazione. Io non voglio parlare di metodo Report, perché Report è fatto da grandi professionisti. No, questo è metodo Ranucci. Che qualcuno pensava fosse fazioso, invece è solo cialtronaggine. E in ogni caso, prima di tutto, voglio dire una cosa: viva, viva e sempre viva il giornalismo d'inchiesta, il giornalismo libero
Partiamo dall'inizio. Io sono andato a casa di Laura Cianfoni venerdì, di mattina presto, zona Tufello, Roma. Perché ci sono andato? Perché non mi faccio mai i cazzi miei e non ho mai perso, pur essendo direttore, il vizio di buttarmi in mezzo alla strada e andare a fare domande. E due domande la Cianfoni se le merita. Soprattutto due. Che qui non vi dirò quali sono, perché mi è stata detta una cosa molto grave relativa al caso Lavitola-Ranucci e della bomba di ottobre 2025, una cosa che è il caso di verificare direttamente con lei. E a giudicare dalla reazione che poi ha avuto Ranucci io sospetto - sospetto - che Ranucci abbia capito quali sono le domande che volevo rivolgerle. Per questo dico alla faccia di Ranucci che ne dovrebbe essere il paladino: viva il giornalismo d'inchiesta. Al netto di questo, poi, Laura Cianfoni è comunque una delle protagoniste di questa storia, la Cianfoni parlava con Lavitola, con Lavitola si lamentava di Ranucci stesso, e quindi farla parlare sarebbe comunque una notizia. Ma succede un casino. Dove Ranucci arriverà a dire che mi sono intrufolato in un appartamento di sua disponibilità (sua disponibilità?! Cosa vuol dire?) e che sono stato denunciato. Come se lui potesse denunciarmi per case di altri.
Ma andiamo con ordine. Io vado in zona Tufello con Peppe Caggiano, videomaker. Arriviamo alle 7:40. Prendiamo un caffè, un'acqua al bar sotto casa della Cianfoni, chiediamo al barista se la conosce, tutte cose che fanno i giornalisti. Poi alle 8:30 ci rompiamo il cazzo e vado proprio sotto il portone del condominio.
Il condominio è così fatto. Ha un cancello, oltre il quale c'è un cortile e altri due portoni, uno a destra e uno a sinistra. In gergo, il palazzo ha due scale. Fuori dal cancello trovo una signora che mi fa una domanda strana. La signora è campana. La domanda è: scusi, un quarto alle nove che ore sono? Io, un po' stranito, rispondo: in che senso scusi? E lei insiste: quando dicono un quarto alle nove che ore sono? Signora, rispondo, sono le 8:45. Ah grazie, mi fa la signora, “sa, io sono un po' così”. Nessun problema, ci mancherebbe. Questa signora è la signora delle pulizie di una casa del palazzo. Saputa questa cosa, le chiedo: signora, magari lei può aiutarmi, sa se la Cianfoni è in casa a quest'ora? Non mi prenda per pazzo, sono un giornalista.
Non mi qualifico con nome o cognome, né con false generalità, come dirà Ranucci (ma tra poco ci arriviamo), ma le dico di essere un giornalista. La signora, molto gentile, cerca il nome della Cianfoni sul citofono generale del condominio. Uno di quei citofoni dove per trovare il cognome devi digitare una combinazione. La signora sa come fare e il cognome della Cianfoni non risulta. Però il suo nome è sulle cassette della posta accanto al citofono. Strano. Allora la signora citofona alla sua datrice di lavoro. Che le apre il cancello del cortile del condominio e le risponde: “Sì conosco la Cianfoni e no, non è in casa”. Io entro nel cortile insieme alla signora (e ci entro perché il cancello è stato aperto senza inganno e senza condotta fraudolenta, clandestina, abusiva o molesta) e guardo giù, oltre la balaustra, e chiedo sempre alla signora: signora, qui sotto ci sono i parcheggi, quindi c'è anche un'altra uscita? La signora risponde: sì. Lo chiedo perché quando vai a cercare qualcuno che vuoi intervistare è bene sapere quali sono le vie di uscita. Chiaro, no? Lo dico perché anche questa cosa diventerà parte della narrazione esagerata di Ranucci.
Ripeto, nel cortile del palazzo ci sono due scale, una a sinistra e una a destra. In uno dei citofoni della scala, che stavolta sono classici citofoni, il nome Cianfoni c'è. A quel punto e solo a quel punto suono al citofono. Non risponde nessuno. Così, una volta appurato che la Cianfoni non sia in casa, saluto la signora e me ne vado. Ho visto altri condomini che sono passati di là nel frattempo? Sì. Ho chiesto loro se conoscevano la Cianfoni? Sì. Ho dato loro false generalità? No. Ho molestato qualcuno? No. Quando la Cianfoni non risponde al citofono, ripeto, prendo e vado via. Sono le 8:45, 8:50 al massimo. E Peppe, chiaramente, viene via con me. Peppe che, attenzione, in tutto questo è sempre rimasto a distanza del palazzo. Lo dico per chiarezza.
Passa qualche ora e mi scrive Antonino Monteleone. Due messaggi. Il primo è l'inoltro di un messaggio inviato dalla datrice di lavoro della signora delle pulizie a Laura Cianfoni. Il secondo è questo: “Immagino che quelli di maomao stanno lavorando per te e malara e corsini (vice direttore e direttore dell'approfondimento Rai). Si sono presentati con false generalità. È stata presentata denuncia ai cc perché quello è un posto sensibile”.
Io rido. Perché ci chiama mao mao. Bellissimo. E mica me la prendo. Noi l'abbiamo chiamato anche provolone perché le sue battute alle donne diventate pubbliche da un po' di tempo a questa parte sono proprio da provolone, quindi figuriamoci, mao mao mi diverte e basta. Anzi, mao mao diventerà una rubrica di MOW!
Rido anche la mattina successiva. Sabato. Quando Ranucci pubblica un post. Questo.
In questo post fa un po' di confusione. Primo: mette la foto della bomba sotto casa sua e parla di qualcuno che ha cercato di entrare in un appartamento di “mia disponibilità”. Ma l'appartamento è di Laura Cianfoni. Cosa significa di "mia disponibilità?". E se l'appartamento è quello della Cianfoni, zona Tufello-Roma, cosa c'entra la foto della bomba a Pomezia?! A pensare male verrebbe da chiamarlo Metodo Report. O Metodo Ranucci. Quello di confondere le cose e gridare allo scandalo dove non c'è.
Poi il post continua e dice che il giornalista ha fornito false generalità (falso). E che ho provato ad accedere nell'appartamento di aperte virgolette "mia disponibilità". Accedere nell'appartamento?! Sig, mica sono un ladro cazzo. Questa è da denuncia per calunnia, appunto. Poi dice che ho chiesto info sulle varie entrate e uscite del condominio, questo vero, ma l'ho già spiegato, e poi ha parlato di due soggetti nel pianerottolo della casa che si sarebbero giustificati dicendo di essere addetti alle pulizie. Infine ha detto che ha presentato denuncia e che le forze dell'ordine hanno acquisito le telecamere.
Ottimo. Anche perché se c'erano delle telecamere avranno visto che se due persone sono entrate nel palazzo non eravamo né io né Peppe. Se due persone effettivamente sono entrate, perché io di quello che dice Ranucci ho imparato a non fidarmi.
Vabbè, passa qualche ora dal post e mi chiama Fanpage. Io smentisco la versione di Ranucci e do mandato ai ragazzi di MOW di scrivere un pezzo con tutta la verità su questa storia. Pezzo che esce poco dopo, molto godibile, dove tra l'altro il buon Serino mi percula per il mullet, cioè il mio nuovo taglio di capelli. Qui raccontiamo che ho fatto semplicemente il mio lavoro: sono andato a rompere i coglioni a una donna che nessuno era andato a cercare e una volta capito che non c'era, sono andato via. A tal proposito molto divertente quello che Antonino Monteleone ha risposto a Ranucci: ha suonato un citofono, mica ha messo una bomba sotto casa. Un po' macabra come battuta, ma vera.
Non contento Ranucci fa anche un post su Facebook. E qui comincia a ridimensionare la cosa. E dice: è stato identificato il giornalista, si chiama Moreno Pisto e si definisce meloniano. Meloniano, io. La prova del mio essere meloniano sapete qual è... beh qui diventa tutto bellissimo. Un vecchio articolo intitolato “Ho votato per la migliore”. Nel pezzo dico che la migliore per me è Emma Bonino. Evidentemente Ranucci si è fermato al titolo e alla foto di apertura. Sigfrido, anche tu ti fermi ai titoli? Anche tu non leggi più i pezzi? Ma che giornalista d'inchiesta sei?!? Con questo grado di approfondimento facevi le inchieste a Report?
Nel frattempo molti giornali riprendono la vicenda, Dago ci dedica l'apertura per esempio. Ma tutti continuano a commettere errori perché ripeto: 1) nessuno si è intrufolato a casa di nessuno né ci hai mai provato 2) l'appartamento sotto il quale sono andato è di Laura Cianfoni non di Ranucci. Tant'è che Ranucci ha detto “appartamento nelle mie disponibilità”.
Tempo qualche minuto e Ranucci corregge il suo post su Facebook perché forse si è reso conto della cazzata che ha fatto. Aggiunge la frase: “Pisto si è giustificato dicendo che ha fatto solo il suo lavoro, di questo non ho dubbi. Bisogna vedere per conto di chi”.
Ora, innanzitutto grazie di aver riconosciuto di aver fatto solo il mio lavoro e di non nutrire dubbi su questo. È vero. Il lavoro del giornalista è una merda da questo punto di vista: tutti noi andiamo a cercare le persone che si negano per farle parlare. Lo fanno anche gli inviati di Report. Però poi Ranucci aggiunge: bisogna vedere chi c'è dietro a Pisto, Pisto per chi lavora? Chi è il mandante?
Voglio tranquillizzarlo. Il mandante di me stesso sono io medesimo, Sigfrido. Per fortuna sono libero, MOW è un quotidiano online indipendente, non ci manda nessuno, il nostro editore è puro e noi e solo noi decidiamo cosa pubblicare e a chi andare a rompere i coglioni. So che sembra strano in Italia e so che sembra strano anche a te, ma io e tutta la redazione di MOW siamo estranei alle logiche del clan, attacchiamo tutto e tutti. Ranucci, nello specifico, credo che intenda una cosa: a mandarci sono stati Monteleone e Filorosso, trasmissione nella quale vado ospite e che a lui sta particolarmente indigesta. Non è così. Poi fa un altro post: “fari puntati su chi finanzia MOW”. Nei commenti rispondo: Il Mossad, Il KGB, la CIA e la Future Awaits Brasile e Zimbabwe del tuo amico Lavitola! Lo trollo un po', ricordandogli che per anni ha avuto accanto come migliore amico uno su cui avrebbe dovuto fare un'inchiesta, e invece di farla ha preferito mangiarsi le ostriche insieme e favorirlo nei suoi affari andando alle cene con lui o rilasciando interviste a giornali dello Zimbabwe per fargli un piacere. Così, per tranquillizzarlo e magari fargli qualche domanda, lo chiamo. Ma non risponde.
E infatti le domande che restano di tutta questa storia le faccio qui:
1) Ranucci, perché parli di appartamento nelle tue disponibilità quando in realtà è di Laura Cianfoni?
2) Ranucci, perché nel tuo post hai messo la foto dei danni fatti dalla bomba fuori dalla tua casa di Pomezia quando in realtà non c'entrava niente?
3) Ranucci, perché hai esagerato e strumentalizzato questa vicenda?
4) Ranucci, quando dici che mi manda qualcuno chi intendi?
E visto che ci siamo ti faccio anche altre domande ma sull'amicizia tra te e Lavitola e sull'inchiesta sulla bomba
5) Ranucci, perché hai deciso di rilasciare un'intervista a un giornalista dello Zimbabwe per favorire gli affari di Lavitola in Africa sfruttando il nome di Report?
6) Ranucci, perché non hai mai preso le distanze da Valter Lavitola? E perché non lo hai mai condannato?
7) Ranucci, perché, come è emerso dal verbale di Lavitola, non hai mai citato Lavitola come possibile mandante dell'attentato di cui sei stato vittima nonostante diversi riferimenti fatti prima e dopo l'attentato stesso?
8) Ranucci perché invece agli inquirenti hai parlato di altre piste legate alla bomba tra cui quella albanese di cui parlano anche gli attentatori nelle intercettazioni?
9) Ranucci, ti sei pentito dell'amicizia con Lavitola?
10) Ranucci, hai mai avuto interessi economici o di altra natura nell'aiutare Lavitola, penso agli affari del Carbon Credit e alla mediazione che hai fatto tra Lavitola e i Pulcini per le mura del Cefalù Bistrot?
11) Ranucci, è vero che l'amicizia tra te e Lavitola è diventata molto stretta dopo che tu hai aiutato il figlio autistico di Lavitola? O l'autismo del figlio di Lavitola è stata solo una scusa?
12) Ranucci, perché facevi entrare Lavitola negli uffici della Rai e di Report? A che pro?
13) Ranucci, perché Lavitola ha detto: «se l'ha fatto Gomes l'ho fatto io»? Se l'ho fatto io, significa che l'ha fatto anche Ranucci?
14) E Perché non l'hai citato per calunnia mentre a un giornalista d'inchiesta che va a cercare la tua collaboratrice / amante o che dir si voglia lo fai passare per uno che ha tentato di entrare in una tua casa che non è la tua casa?
Infine, permettici due domande sulla Cianfoni:
1) Cosa vi siete detti nell'incontro post attentato tu, Valter e lei quando vi siete visti nella casa di tua disponibilità cioè nella sua casa?
2) Ma è possibile che una dipendente a tempo indeterminato in Fincantieri sia anche collaboratrice, perché è così che viene definita anche dal Corriere della Sera, di un vicedirettore Rai e dipendente Rai come sei tu? È norma che un vicedirettore Rai abbia collaboratrici e/o social media manager, o altra qualifica che le è stata attribuita in riferimento a te, e che questa sia una dipendente a tempo indeterminato di Fincantieri?
3) Se era effettivamente tua collaboratrice o tua social manager o in tua disponibilità, tanto per utilizzare un'espressione a te cara, come la retribuivi?
Prego Ranucci. Se vuoi rispondere qua siamo. L'importante è che non racconti cazzate, come hai fatto troppe volte in questi mesi, come è successo a Cartabianca quando hai detto che Nordio era stato visto nella tenuta di Cipriani in Uruguay e come hai detto di me facendomi passare da ladro (e ladro meloniano) solo per aver suonato un citofono. Il cosiddetto metodo Ranucci. Ti aspettiamo, Sigfrido. Quando vuoi. In tutta questa vicenda ti sei sottratto alle vere domande, trincerandoti dietro alla scusa “di questa cosa non parlo per rispetto della magistratura”, quando invece dovresti farlo perché i giornalisti d'inchiesta così fanno. Vieni qui in studio, a Filorosso, dove sono ospite, al festival di MOW, dove vuoi, accetta un confronto. Accetta delle vere domande, e non quelle quattro cose in croce che ti chiedono quando presenti i libri o vai ai festival dei tuoi amici, che pur essendo giornalisti le domande giuste non te le fanno.