Avete visto l'ultimo gol segnato da Mbappé? E quanto è stata caz*uta l'Argentina a rimontare l'Egitto? Che dire invece della Spagna che continua a stupire? L'Inghilterra arriverà in finale e alzerà la coppa al cielo? Bellissimi questi Mondiali di calcio. Peccato che, mentre noi siamo seduti sul divano a commentare le partite del torneo, sotto i nostri occhi qualcuno stia sfruttando la magia dello sport per accrescere il proprio potere globale. Come? Il pallone usato durante il suddetto torneo, per esempio, è dotato di sensori elettronici che registrano dati come il momento esatto in cui viene colpito. Ci sono poi telecamere sofisticate che seguono continuamente la posizione dei giocatori durante i vari match raccogliendo altri dati istante per istante. Ogni nazionale dispone di uno strumento basato sull'intelligenza artificiale (Ia) che aiuta ad analizzare statistiche e prestazioni della propria squadra e degli avversari. Se pensate che tutte queste informazioni raccolte servano solo per il tempo del Mondiale, sappiate che siete fuori strada. Dati del genere sono una miniera d'oro per i grandi colossi hi-tech che li sfruttano per sviluppare modelli di Ia sempre più all'avanguardia. Ricapitolando: i giocatori producono dati, noi guardiamo le partite consentendo all'intero sistema di prosperare e le società tecnologiche sfruttano l'intera architettura per potenziare i loro prodotti.
I lavoratori delle catene del valore dei dati sono essenziali per il calcio. Attenzione però, perché questo settore risponde a una geografia ben precisa: se il lavoro di analisi ad alto valore aggiunto si concentra in una manciata di centri ricchissimi, l'annotazione degli stessi è distribuita in città secondarie dell'Europa orientale, dell'Africa, dell'Asia meridionale e del Sud Est Asiatico. Come ha spiegato il portale Rest of the World, questi ultimi si trovano principalmente in città come Manila, Il Cairo, Chennai e Ternopil. Sono collaboratori esterni assunti partita per partita, nonché annotatori che dedicano dalle tre alle quattro ore a una singola partita, trasformando ogni passaggio, contrasto e tiro in dati strutturati Oggi, per chi non lo avesse ancora capito, il mercato dei dati nel calcio professionistico è concentrato nelle mani di un numero ristretto di aziende specializzate, che forniscono informazioni e strumenti di analisi alla maggior parte dei club. Tra le principali figurano Stats Perform (proprietaria del marchio Opta), Hudl (che ha acquisito Wyscout), Genius Sports, Second Spectrum e Catapult Sports. Parliamo di società che raccolgono, elaborano e distribuiscono dati sulle partite e sulle prestazioni dei giocatori attraverso una combinazione di annotazione umana, sistemi di visione artificiale (computer vision) e modelli di intelligenza artificiale. Durante una singola partita possono essere registrate fino a 3.000 azioni, tra passaggi, tiri, contrasti, recuperi e movimenti dei giocatori, generando un patrimonio informativo utilizzato per l'analisi tattica, lo scouting e il monitoraggio delle prestazioni.
Ma a cosa servono, in sostanza, questi dati? Nel calcio professionistico vengono utilizzati per analizzare le prestazioni delle squadre, elaborare strategie di gioco, individuare nuovi talenti e aggiornare in tempo reale le quote delle scommesse. Tuttavia, immagini, video, testi e registrazioni audio costituiscono anche la materia prima con cui vengono addestrati i moderni sistemi di intelligenza artificiale. Dietro questi processi si cela un vasto lavoro umano, spesso invisibile. Il training dei modelli di Ia e la moderazione dei contenuti online dipendono da centinaia di migliaia di persone che etichettano e ripuliscono i dati, valutano gli output dei sistemi e filtrano contenuti violenti, di odio o di abuso. I moderatori dei social media, dovessimo fare un confronto, possono esaminare oltre 500 segnalazioni al giorno, lavorando sotto forti pressioni di produttività. Gran parte di questo lavoro è svolta nel Global South. Già nel 2021 si stimava che in India circa 70.000 persone fossero impiegate nell'annotazione dei dati. Circa l'80% degli addetti proviene da contesti rurali o socialmente marginalizzati, dove le aziende localizzano queste attività per ridurre i costi del lavoro. L'intelligenza artificiale, insomma, continua a poggiare su un'infrastruttura di lavoro umano essenziale, ma spesso invisibile e precario.