Era una sera come tante altre a Belfast, periferica città d'Europa e capitale dell'Irlanda del Nord. Il 9 giugno, un uomo di 40 anni stava camminando in strada quando è stato attaccato, apparentemente senza motivo, da un rifugiato sudanese. Quest'ultimo, titolare di un permesso di soggiorno valido fino al 2028, ha cercato di decapitare la vittima con un coltello. Soltanto l'intervento di alcuni passanti ha evitato che l'incubo si trasformasse in tragedia. Peccato che le immagini dell'aggressione, riprese in tempo reale e rilanciate sul web dall'estrema destra, hanno scatenato l'ira di gran parte della popolazione del Regno Unito. Centinaia di manifestanti, molti a volto coperto, si sono radunati in diverse aree di Belfast, bloccando molteplici arterie stradali, incendiando veicoli e assaltando edifici dove alloggiano i migranti. Inutili gli appelli alla calma. Le proteste si sono espande a macchia d'olio in Scozia e pure in Inghilterra. Si tratta di una miscela esplosiva per l'Uk, dove le tensioni sull'immigrazione erano già salite a livelli di guardia dopo l'uccisione di un giovane bianco, Henry Nowak, per mano di un Sikh che lo aveva (falsamente) accusato di odio razziale. In uno scenario del genere il primo ministro, Keir Starmer, schernito da Donald Trump e preoccupato da un'economia che non ne vuol sapere di ripartire, ha condannato i fatti di Belfast definendoli come “ripugnanti”. Parole vuote, replicano dall'opposizione i conservatori più istituzionali per bocca di Kemi Badenoch.
Le pressioni maggiori arrivano ancora più a destra. Non dai Tory, che sono sì in agitazione ma contenibili, bensì dai sovranisti e populisti di Reform, guidati dall'alfiere della Brexit, Nigel Farage, e dagli ancora più estremisti membri di Restore, partito fondato dall'europarlamentare Rupert Lowe, che in Italia qualcuno ha soprannominato il “Vannacci britannico”. Attenzione poi all'attivista Tommy Robinson, che in realtà si chiama Stephen Yaxley-Lennon, e che ha organizzato un paio di marce Unite the Kingdom riunendo decine di migliaia di persone dietro a discorsi d'odio islamofobi e inneggianti l'etnonazionalismo. Robinson, divenuto famoso come fondatore della English Defence League, un'organizzazione anti islamica, ha incoraggiato i suoi sostenitori ad andare oltre le proteste di piazza e gli "scontri" e a impegnarsi nella politica locale prima delle prossime elezioni generali. Durante questi raduni, per capire cosa bolle nei meandri della società civile britannica, molti manifestanti hanno marciato verso Parliament Square portando croci di legno scandendo “Cristo è re” e indossando cappellini rossi con la scritta “Make England Great Again” (hai capito Trump?).
L'Huffington Post, forse esagerando un pochino nei toni, ha scritto che Londra è diventata il “regno dei fascisti”. Opinioni più o meno condivisibili, anche se la realtà che ci interessa in questa sede è un'altra: il Regno Unito è diventato il nuovo epicentro dell'estrema destra europea. Se Farage è la punta dell'iceberg più visibile e rumorosa, dietro di lui troviamo l'ancora più estrema formazione di Lowe e la galassia nera che orbita attorno a Robinson. Sul Guardian, Owen Jones ha persino tratteggiato un caso a metà strada tra il clamoroso e il fantapolitico: nel caso in cui Farage andasse al potere, magari alleandosi ai Conservatori, il Regno Unito potrebbe trasformarsi in una dittatura perché, a differenza di quanto accade in altri Paesi, all'ombra del Big Ben non esistono contropoteri in grado di contenere adeguatamente un primo ministro particolarmente baldanzoso. Costui, infatti, con la maggioranza dei Comuni può fare tutto, o quasi, quello che vuole. Il New York Times ha nvece analizzato il problema da un'altra prospettiva: in Uk i crimini islamofobi, antisemiti e razzisti sono alimentati dalla disinformazione online, dall'instabilità globale e dalla retorica politica divisiva. Tutto vero, ma la sensazione, come scrivono invece i media più conservatori, è che nel Regno Unito la sicurezza sia andata a farsi fot*ere. L'estrema destra sguazzerà pure dentro una simile situazione, ma Starmer e i suoi predecessori avrebbero dovuto fare qualcosa con largo anticipo per prevenire malumori e malesseri. Peccato che, come si è visto a Belfast, non lo stiano ancora facendo adeguatamente.