L’Europa si sta armando? Dopo anni di incertezza, il Vecchio Continente sta prendendo una direzione ben precisa: quella del riarmo. La guerra in Ucraina, le tensioni con la Russia e il futuro incerto della Nato hanno accelerato un processo che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. E se fino a ieri si parlava di diplomazia e mediazione, oggi si discute apertamente di scudi nucleari, missili ipersonici e investimenti miliardari nella difesa.
Il tema è caldo, e lo abbiamo raccontato bene qui. Un titolo che non lascia spazio a interpretazioni: il riarmo europeo è un dato di fatto, così come lo è il rischio di un conflitto prolungato ai confini orientali dell’Unione. Ma quali sono le ragioni dietro questa corsa agli armamenti?
Da una parte, la paura di un’America sempre meno coinvolta nella sicurezza europea. Donald Trump, possibile futuro presidente degli Stati Uniti, ha già fatto capire che il suo impegno nella Nato non è scontato e che gli alleati europei devono iniziare a badare a sé stessi. Dall’altra, c’è il timore che la Russia non si fermerà all’Ucraina, alimentando l’urgenza di rafforzare le difese continentali.
E così, mentre si discute sulla necessità di una difesa comune, si moltiplicano i piani per nuovi sistemi missilistici e scudi nucleari europei. La Germania e la Francia spingono per un’industria della difesa più autonoma, mentre paesi come la Polonia e i baltici chiedono maggiore protezione dalla Nato. Il risultato? Un’Europa che, volente o nolente, sta diventando sempre più militarizzata. Ma questo basterà a garantire sicurezza o porterà solo a un’escalation incontrollata?
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Parallelamente, si accende il dibattito sulle politiche commerciali. Emmanuel Macron ha recentemente introdotto nuovi dazi su acciaio e alluminio, con l'obiettivo dichiarato di proteggere l'industria europea dalla concorrenza cinese e americana. Una mossa che ha sollevato reazioni contrastanti: da una parte il sostegno dei settori industriali colpiti dalla concorrenza estera, dall’altra le critiche di chi teme un’escalation commerciale che potrebbe danneggiare l’economia del continente. Questi dazi si inseriscono in un quadro più ampio di protezionismo economico, che vede l’Europa sempre più impegnata nel difendere i propri interessi strategici non solo sul piano militare, ma anche su quello industriale ed economico.
Quel che è certo è che il concetto di “pace” in Europa sta cambiando. Il futuro non sarà più fatto solo di trattati e diplomazia, ma anche di deterrenza e forza militare. E la domanda che resta aperta è: siamo pronti a questa nuova realtà?
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