L’estate 2025 sta finendo e un anno se ne va. Viene proprio da pensare a quanto scriveva qualcuno: “esiste una sola stagione, l’estate”. Tutto il resto è il suo morire, con le sue illusioni, i suoi sogni. E prima di tornarcene tutti in città, seguendo il volo dei gabbiani che pure loro abbandonano la vacanza, brindiamo all’impossibile, all’improbabile. Fedez, La Russa e Santanché fanno lo stesso, ai confini della realtà. A bordo di un lussuoso yacht galleggiante tra le acque cristalline della Costa Smeralda si godono gli ultimi giorni di leggerezza prima di tornare ciascuno alle rispettive magagne.
Federico Lucia, tutto pieno di tatuaggi e a torso nudo, reduce da una serata in discoteca in cui ha quasi preso a calci un fan rompipalle, è il simbolo del self made man di periferia, il rapper venuto dal nulla le cui finanze vengono oculatamente gestite dalla madre. Stringe la mano al Presidente del Senato La Russa, in fin dei conti, parrebbe essere un buon diavolo, sobrio, nella sua camicia di lino bianca. Un padre di famiglia, alla mano, con la battuta sempre pronta, non vuole pensare agli accertamenti sui suoi presunti contatti con la società Equalize, al centro dello scandalo dossieraggi. Una volta tornato a Milano tornerà a preoccuparsene, ma adesso nemmeno il Codice di condotta adottato nel 2017 dal claustrofobico Senato italiano – che obbliga coloro che lo siedono a comportamenti corretti, a dichiarare eventuali conflitti di interesse e a rifiutare regali o vantaggi indebiti – lo preoccupa, dato che è in vacanza, libero da ogni rottura di palle.
E poi, su, che vantaggi potrebbe ottenere da un incontro del genere, essere invitato al podcast Pulp? Ma fatemi il piacere! E in fondo, Fedez, dopo l’inno per i Cinque Stelle, il periodo radical chic con l’ex moglie Chiara Ferragni, capisce che fino ad oggi non ha mai vissuto veramente e veracemente come invece dopo la sua rinascita. Il Rolex ora lo può indossare senza vergogna, può finalmente dedicarsi alla “topa”, ai flirt, alle risse in discoteca, ai podcast. Infine, lui, quando tornerà a Milano sarà abbastanza tranquillo. A partire dagli scandali e le inchieste sulla Curva Sud, i suoi presunti legami con criminali e ultras, tutte le indagini a suo carico sono state sinora archiviate.


L’unica, però, ad avere qualche gatta da pelare, è una vera gatta, o pitonessa, come la definirebbero alcuni giornali, e se ne sta seduta lì vicino. Daniela Santanché, ministro del Turismo, con un costume leopardato, un sensualissimo vestito di seta nera trasparente, a lasciar vedere e non vedere tutte le curve del suo bel corpo, occhiali da sole scuri, orecchini a cerchio dorati a incorniciare il mistero del suo sguardo, coronato dall’insostituibile cappello da cowboy. È suo figlio Lorenzo Mazzaro che ha invitato Fedez. La Santanché non vuole pensare al rinvio a giudizio per truffa aggravata all’Inps. Lei è la personificazione della mondanità e della voluttà che il turismo, appunto, porta sulle nostre spiagge, nelle nostre discoteche, nelle nostre costiere, nei nostri ristoranti, nei nostri mari, a bordo di lussuosi yacht multati al massimo 51 euro. Fellini non avrebbe saputo fare di meglio, e si può immaginare che Paolo Sorrentino prenderà spunto da questa iconica fotografia, dopo essersi ispirato a Mattarella per il suo film La Grazia.
Le giornate però, ormai, si fanno più brevi, per godersi il tramonto all’orizzonte non c’è più da aspettare fino alle nove di sera e nelle alte sfere della politica italiana e dello star system nostrano, le trame non si smistano più nell’osteria come nei Malavoglia di Verga, ma a bordo dello yacht, meta-luogo di contatto tra multiversi, ai confini della realtà. Un caso attualmente in studio nei laboratori della Nasa è quello dell’inviato in Medio Oriente del governo americano, Steve Witkoff, che poco tempo fa pretendeva di firmare un accordo di pace a Gaza sempre a bordo di un mega yacht, sempre nella mitologica Sardegna, che fino agli anni Sessanta poteva essere tranquillamente considerata come un’estensione del terzo mondo, oggi meta di svago e relax per i potenti, o comunque di gente piena di soldi, grazie al buon Aga Khan IV, fondatore di Porto Cervo e discendente diretto della vera setta degli Assassini, la cui parola deriva dall’hashish, distribuito dal Vecchio della Montagna ai propri discepoli in una sorta di paradiso terrestre pieno di vergini pronte a soddisfare ogni loro desiderio in cambio di omicidi politici. Quell’hashish che provoca sogni dorati e visioni bizzarre. Chissà che uno degli antenati di Aga Khan IV, fondatore di Porto Cervo, in uno dei suoi sogni dorati non abbia una notte incontrato - non due uomini e una gamba - ma due senatori e un rapper, alle prese con la fine dell’estate, a bordo di uno yacht in Costa Smeralda.
