Diversi spettri si aggirano per l'Europa. Nessuno sa chi siano con esattezza ma i loro obiettivi finali sono chiari: destabilizzare il continente, frammentarlo dall'interno, trasformarlo in un mosaico di Paesi ingovernabili. Tutto è iniziato con le legittime proteste di fine ottobre della generazione Z contro il caro vita sfociate - chissà per come, chissà perché - in vere e proprie guerriglie urbane. Poi è stata la volta di misteriosi attacchi hacker contro i sistemi di refrigerazione di centinaia di supermercati, anche italiani, che hanno alimentato il panico e la “sindrome degli scaffali vuoti”, con milioni di euro di prodotti buttati via e un'intera filiera, quella della grande distribuzione alimentare, improvvisamente diventata fragilissima. I cyber guerrieri si sono quindi scagliati contro il servizio pubblico francese per la raccolta e la distribuzione del sangue e contro svariati istituti finanziari. L'ultimo affondo ha riguardato il trasporto aereo, con almeno 18 voli interessati da fantomatici allarmi bomba. Perché sta succedendo questo? Chi sta usando un simile strumento di pressione? A chi conviene un'Europa nel caos e vulnerabile?
Perché sta succedendo questo?
Chiamatela guerra ibrida, guerra elettronica o guerra psicologica. Il punto è che l'Europa si sta rendendo conto soltanto adesso di essere coinvolta in un conflitto invisibile. Qualcuno sta colpendo i suoi innumerevoli talloni di Achille, sta alimentando tensioni già esistenti e creando sfiducia nelle istituzioni. I governi brancolano nel buio e sono in estrema difficoltà nel gestire più emergenze simultanee. Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, aspetto che pochi ricordano, l'Unione Europea è rimasta l'unica sostenitrice dell'Ucraina e grande nemica della Russia (in guerra contro gli ucraini). Mosca non ha alcuna intenzione di sconfiggere militarmente i Paesi europei. Al Cremlino basta rendere impopolare il sostegno di Bruxelles a Kiev. Come? Surfando, giocando, a volte anche innescando molteplici crisi in seno al Continente che assorbono risorse, dividono i governi e alimentano il malcontento. A completare il quadro ci sono l'estrema vulnerabilità delle infrastrutture e delle difese europee, la possibilità di provocare danni enormi con semplici attacchi informatici da remoto e un conclamato malessere sociale.
Chi sta usando questo strumento di pressione?
Ogni volta che un attacco hacker colpisce un obiettivo europeo, la domanda su chi ci sia dietro finisce quasi inevitabilmente per chiamare in causa Vladimir Putin. Il ritornello “sono stati i russi” è ormai talmente ricorrente da aver perso parte della sua credibilità, persino nei casi in cui un coinvolgimento del Cremlino potrebbe effettivamente esserci. I falsi allarmi bomba dei voli europei, per esempio, portavano effettivamente la firma dei “combattenti dello Stato maschile”. È questo il nome riportato nell'e-mail, scritta in italiano, arrivata in vari scali e contenente minacce di esplosioni a bordo di diversi aerei. Il nome richiama il Male State, movimento ultranazionalista russo, misogino e omofobo, fondato nel 2016 e dichiarato estremista dalle autorità russe nel 2021. La pista russa resta sul tavolo, anche perché il Cremlino ha già dimostrato di saper utilizzare gruppi informatici e intermediari per condurre operazioni ibride in Europa. Non è però l'unica ipotesi sul tavolo degli investigatori. I vari hackeraggi che hanno colpito l'Europa potrebbero anche essere stati causati dall'Iran. Teheran dispone di gruppi hacker con capacità di spionaggio e sabotaggio e potrebbe avere interesse a mettere sotto pressione i governi occidentali. Non ne ha parlato nessuno, ma non si può escludere la Corea del Nord. I cyber guerrieri di Kim Jong Un sono tra i più capaci al mondo, come ha dimostrato il fresco caso Binance, la piattaforma di scambio di criptovalute più grande al mondo. Cosa è successo? Il 31 ottobre l'FBI ha attribuito a Pyongyang il furto di oltre 6 miliardi di dollari in criptovalute, una delle più grandi operazioni di questo genere mai registrate. I gruppi nordcoreani, a partire dal famigerato Lazarus Group, hanno dimostrato di saper penetrare sistemi finanziari e infrastrutture digitali particolarmente complesse. Russia e Corea del Nord, altro particolare da non trascurare, sono alleate di ferro.
A chi conviene un'Europa nel caos e vulnerabile?
L'Europa è il piatto sul tavolo di Stati Uniti, Russia e Cina. Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping saranno pure in lotta tra loro, ma allo stesso tempo appaiono accomunati da un interesse: ridimensionare il peso politico, economico e strategico dell'Unione europea, indebolendone la coesione e, in prospettiva, dividendola in zone di influenza. E la Corea del Nord e l'Iran? Un loro eventuale coinvolgimento in iniziative ostili agli interessi europei sarebbe riconducibile alla partnership con Putin e ai vantaggi che il Cremlino può offrire ai due Paesi. Pecunia non olet.