I libri di storia medievale al rogo, Barbero in catene nelle prigioni blu di Zuckerberg. Sembra stia succedendo questo a giudicare dai commenti sull'oscuramento del video di Alessandro Barbero, novello Giordano Bruno, a favore del No al referendum sulla giustizia.
Vi avevamo già parlato del video in cui lo storico più famoso del web esponeva in poco più di quattro minuti le sue ragioni per votare contro la nuova riforma costituzionale.Un video contenente informazioni “false” e “fuorvianti”. A dirlo non siamo noi, ma Meta che ne ha limitato la diffusione a seguito del fact checking di alcuni partner italiani certificati, tra cui il quotidiano Open. Nota bene, “limitato la diffusione”. Il video è ancora visibile su varie pagine, non è stato messo all'indice. Il fronte del No però ha subito colto l'assist iniziando a gridare al bavaglio dei dissidenti. In prima linea in difesa del Prof è sceso Il Fatto Quotidiano, fra i giornali maggiormente schierati a favore del No, con un articolo uscito questa mattina.
Il giornale diretto da Marco Travaglio titola: “È troppo virale: oscurato da Meta il video di Barbero”. Il video sarebbe stato oscurato dunque perchè è troppo virale? L'articolo si sbugiarda subito dopo, “la sua visibilità è stata ridotta sulle pagine che lo hanno pubblicato e ricondiviso dopo un fact checking che lo ha etichettato come 'Falso'”. La viralità avrebbe solo acceso un campanello d'allarme, appunto per evitare di divulgare notizie che avrebbero potuto influenzare il risultato del referendum. Non il numero di click, ma i contenuti all'origine della decisione di Meta. Ma messa così sembra che Meta avrebbe oscurato il video perchè troppa gente stava scoprendo la verità. Nulla di più falso. Il Fatto si arrampica poi sugli specchi nel cercare di spiegare perchè il video di Barbero non contenga in realtà falsità ma sia semplicemente “fuori contesto”. Questo quando autorevoli giuristi e docenti universitari hanno già smontato punto per punto la tesi dello storico. “Per avere il privilegio di rimanere pienamente visibile sulla piattaforma, Barbero avrebbe insomma dovuto spiegare pedissequamente la riforma punto per punto in una video-lezione che avrebbe richiesto almeno un’ora. Che non solo non corrisponde agli standard social ma non era evidentemente neanche l’obiettivo del video”, scrivono. Dunque Barbero sarebbe stato frainteso, si sarebbe spiegato male...
La verità è che la strategia per il fronte del No sembra chiara. Ogni scusa è buona per gridare all'allarme, per dire che ci controllano e che ci controlleranno sempre di più. Si rievoca in continuazione uno scenario autoritario. Serpeggia l'incubo di un ritorno al fascismo. Addirittura sul web circola l'equazione che da Meta porterebbe a Trump, da Trump alla Meloni, che avrebbe “ordinato” l'oscuramento. Il punto è che la viralità può essere sinonimo di consenso, ma il consenso non vuol dire autorevolezza. In particolare su un tema tecnico come quello del referendum. Ma soprattutto la viralità implica responsabilità. Niente roghi, nessuna polizia del pensiero, solo un video etichettato come falso e quindi meno spinto dall’algoritmo. Se nell’Italia del referendum tutto diventa censura e il fact checking diventa fascismo l’unica cosa che davvero viene oscurata è la differenza tra informazione e propaganda.