Un anno fa, più o meno di questi tempi, intervistavamo il generale Vincenzo Camporini. All'epoca si faceva un gran parlare degli estratti trapelati della secondo i quali l'amministrazione Trump sarebbe stata interessata a rafforzare le relazioni bilaterali con alcuni Paesi europei per allontanarli dall'Unione europea indebolendo così l'integrazione del continente. Mancava ancora qualche tassello per capire a cosa puntasse Donald Trump. “Russia e Usa si stanno mettendo d'accordo per fare affari insieme alle spalle dell'Europa”, spiegava ai microfoni di Mow il generale Camporini. Quell'evidenza ipotetica sarebbe diventata realtà concreta in seguito a vari step che avrebbero avvicinato il tycoon e lo Zar, compreso un incontro vis a vis in Alaska (agosto 2025), lo scaz*o di The Donald alla Casa Bianca con Volodymyr Zelenky e la diplomazia sotterranea (neanche troppo) portata avanti da Washington in barba alle istanze europee di sostegno incrollabile a Kiev.nuova Strategia di Sicurezza Nazionale statunitense,
La ciliegina sulla torta è arrivata con il deal a sorpresa sul gasolio tra Trump e Putin. Il presidente atunitense ha annunciato una prima fornitura di oltre 300.000 tonnellate di gasolio, pari a circa 2,25 milioni di barili, destinata ai mercati statunitense e internazionale. Ha indicato inoltre 500.000 tonnellate a novembre, un altro milione successivamente e ulteriori tre milioni in tempi brevi. Insomma: un mare di gasolio per gli Usa mentre il resto dell'Europa deve fare i conti con l'incessante aumento dei prezzi del carburante. Si tratta di un bella clava propagandistica che gli Usa hanno consegnato nelle mani di Putin che può adesso martellare la retorica di Bruxelles. La risposta all'intesa, sponda europea, è arrivata da Giorgia Meloni. Con Emmanuel Macron e Friedrich Merz impegnati a contrastare l'economia cinese, l'onere di replicare alla convergenza trumputiniana è toccato alla premier. Secondo Meloni l'intesa sul gasolio russo “rischia di legittimare Putin”. “L'intesa sul gasolio russo annunciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump è una scelta che considero molto rischiosa”, ha detto Meloni in Senato spiegando che “l'impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina”. E pensare che qualche anno fa Giorgia Meloni era uno dei principali interlocutori dell'amministrazione Trump, il leader che avrebbe dovuto fare da ponte tra il sovranismo di Donald e l'agenda dell'Ue. Quella stagione è finita da un pezzo.
La stagione che stiamo vivendo oggi è chiara. L'Europa è rimasta da sola a fare i conti con ben tre emergenze diplomatiche: la guerra in Ucraina, con i conseguenti rapporti deteriorati con la Russia; le tensioni economiche con la Cina; i continui scaz*i politici con gli Usa di Trump. All'interno della stessa Ue ci sono poi più correnti tra chi vorrebbe riprendere il dialogo con Mosca (in Italia i vannacciani e la Lega, in Francia i lepeniani e in Germania AfD) e chi, al contrario, vorrebbe combattere fino alla vittoria al fianco dell'Ucraina (Paesi baltici e Polonia). Meloni dal canto suo ha evocato il rischio che abbandonare Kiev porti al “ritorno dell'imperialismo di stampo sovietico”. Applausi dal centrosinistra e da Zelensky, titubanza nella Lega e replica secca dal Cremlino. “L'accordo sul gasolio non è affare di Meloni”, ha tuonato la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova. La Realpolitik sta per mangiarsi l'Ue. Putin e Trump sono pronti a dividersi il bottino.