Il quadro indiziario è “grave”. Il procuratore Giovanni Bombardieri lo ha scritto nella richiesta per i domiciliari ai danni dell’agente, “un operatore di polizia in forza al V reparto mobile di Torino”, che prima del derby della Mole, durante gli scontri tra ultras e polizia, avrebbe sparato un lacrimogeno ad altezza uomo, colpendo Marco Basoccu, tifoso juventino di 36 anni arrivato da Milano sul bus dei Viking bianconeri. Basoccu era stato trasportato subito in ospedale: finito in coma, era stato poi sottoposto a una delicata operazione chirurgica alla calotta cranica. A riportare la notizia della richiesta di arresto è stata La Stampa, che ha dato qualche dettaglio in più su quello che sarebbe accaduto: il tifoso sarebbe stato dall’involucro in acciaio del lacrimogeno, che non si sarebbe aperto nella maniera corretta. Ma anche la traiettoria del lancio non era consona alle linee guida: troppo da vicino, ad altezza troppo abssa. La Procura di Torino ha depositato due video fondamentali per identificare l’agente coinvolto e la squadra mobile ha acquisito immagini di droni e telecamere presenti sul posto. Come avevamo scritto, in quella zona sono molti i dispositivi di sorveglianza, gli investigatori potevano avere un quadro completo della dinamica. Durante gli scontri, gli agenti avevano sparato oltre 130 lacrimogeni per disperdere gli ultras arrivati sul posto prima di entrare all’Olimpico Grande Torino. La partita inizia in ritardo perché la curva juventina chiedeva il rinvio per quanto successo a Basoccu, uscito circa un mese fa dalle Molinette di Torino. E i supporter del Torino avevamo mostrato solidarietà con i rivali.
Lo scorso venerdì 3 luglio l'agente è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino per difendersi dalle accuse di lesioni aggravate contestategli. I pm hanno chiesto i domiciliari, ora spetta al gip decidere. Intanto, oltre 50 ultras sono stati identificati, che si aggiungono ai 10 già arrestati. Le responsabilità dell’agente restano da verificare, ma l’ipotesi dei pm smentirebbe quanto dichiarato subito dopo i fatti: un sasso o una bottiglia, magari lanciata da altri ultras.