Donald Trump è uno sceriffo antidroga a giorni alterni? Soltanto un mese fa la sua amministrazione pubblicava la National Drug Control Strategy 2026, un documento di quasi 200 pagine che illustrava, per filo e per segno, i contorni della nuova “guerra permanente” dichiarata dagli Stati Uniti contro il narcotraffico, di fatto trasformato in una questione di sicurezza nazionale. Eppure, se da un lato il tycoon ha annunciato la tolleranza zero contro i cartelli della droga e i contrabbandieri del fentanyl, dall'altro ha allentato in gran silenzio le restrizioni al consumo e alla vendita di marijuana - considerata ora un prodotto da banco, proprio come la tachipirina - e aperto la strada degli Usa all'uso legale di droghe psichedeliche in funzione terapeutica. Si potrebbe pensare a una strategia lineare: il pugno duro contro le sacche di illegalità e le sostanze nocive, affiancato da una maggiore apertura nei confronti della ricerca, del progresso scientifico e dell'utilizzo controllato di altri prodotti. “Non c'è nulla di desiderabile nelle droghe. Sono una cosa negativa”, dichiarava però il presidente statunitense nel 2017, mentre un anno più tardi il Dipartimento di Giustizia allora guidato da Jeff Sessions revocava il Cole Memorandum, che limitava gli interventi federali negli Stati americani che avevano legalizzato la cannabis, comportando così un irrigidimento della politica federale sulla marijuana. Più che una strategia lineare, quella di Donald è un'inversione a U.
Nel secondo mandato di Trump ben 24 Stati hanno legalizzato la cannabis per uso ricreativo. Lo scorso aprile, inoltre, The Donald ha approvato un ordine esecutivo aprendo la strada, come detto, alla grande stagione dell'utilizzo delle droghe psichedeliche in funzione terapeutica. Quest'ultimo punto significa che il presidente ha avallato la ricerca, la sperimentazione clinica e l'iter regolatorio per alcuni trattamenti innovativi comprendenti Lsd, ecstasy, psilocibina e alcaloide allucinogeno. Ma per quale motivo un conservatore come Trump ha imboccato una strada del genere? Ci sono tre buone ragioni. La prima è che i trattamenti innovativi sopra citati sono destinati a pazienti molto particolari, in primis i militari e i veterani dell'esercito - una fetta non irrilevante del suo elettorato - che soffrono di patologie quali la depressione e il disturbo da stress post-traumatico. Il secondo aspetto chiama in causa la Cina, un Paese che sul fronte delle biotecnologie e dei trattamenti farmaceutici ha messo il turbo. Per non perdere la sfida in questo settore, insomma, gli Usa sperano creare dei campioni nazionali da spendere in campo globale così da frenare la corsa del Dragone. Arriviamo poi al terzo punto, che è anche il più interessante di tutti: il business.
Trump sta creando una nuova fonte di ricchezza per i paperoni di Wall Street. Gli investitori si sono infatti riversati in massa nel settore, tanto è vero che le azioni di società che sviluppano droghe psichedeliche, come Compass Pathways, hanno registrato un'impennata considerevole. Il quotidiano Wall Street Journal non ha usato mezzi termini: “Wall Street sta scommettendo decine di milioni di dollari su droghe psichedeliche che, secondo i sostenitori, potrebbero curare le malattie mentali a una frazione del costo delle terapie con trattamenti più noti”. Il risultato nudo e crudo è sotto gli occhi di tutti: l'ondata di interesse proveniente dalla grande finanza Usa e la conseguente ondata di investimenti non derivano da considerazioni umanitarie, bensì da una fredda analisi macroeconomica. Il settore potrebbe infatti davvero partorire soluzioni scientifiche efficaci per ridurre i costi dell'epidemia di depressione e disturbo post-traumatico da stress, risolvendo una delle più serie piaghe sanitarie statunitensi e arricchendo al contempo un botto di persone. Attenzione però, perché trasformare le sostanze psichedeliche in un'attività redditizia richiede il consenso di medici, pazienti e assicuratori, ma anche una quantità considerevole di risorse sanitarie (come sale di trattamento e personale di supporto). Nel frattempo sta facendo parlare di sé Spravato, uno spray nasale a base di ketamina sviluppato da Johnson & Johnson per il trattamento della depressione resistente alle terapie convenzionali, spesso indicato come il prodotto psichedelico pionieristico. È arrivato sul mercato nel 2019 e le sue vendite sono cresciute in maniera esponenziale - raggiungendo 1,7 miliardi di dollari nel 2025 - ma la stessa J&J ha dovuto svolgere un lavoro considerevole per ottenere l’utilizzo del farmaco. Non sarà facile, quindi, per Trump gestire, o meglio ancora addomesticare, questa nuova “gallina dalle uova d'oro”.