Il semaforo verde è arrivato da Vladimir Putin in persona. Il capo del Cremlino ha approvato la riorganizzazione di AO UniCredit Bank, la filiale russa di UniCredit, una delle più importanti banche occidentali rimaste operative nel Paese dopo lo scoppio della guerra in Ucraina insieme all'austriaca Raiffeisen e all'ungherese Otp. Cosa significa? Semplice: l'istituto italiano, che lo scorso maggio aveva fatto sapere di aver raggiunto un accordo non vincolante per vendere parti della sua filiale locale a un investitore privato consolidato non meglio specificato con sede negli Emirati Arabi, e di voler mantenere in Russia soltanto la sua attività di pagamenti, verrà scorporato in due entità distinte. Una, denominata burocraticamente New Bank, continuerà a essere controllata al 100% da UniCredit mentre l'altra, Remaining Bank, finirà nelle mani del suddetto acquirente. L'approvazione di Putin, necessaria in base alle disposizioni nazionali che vietano alle aziende provenienti da Paesi considerati “ostili” di vendere o trasferire le proprie quote in imprese russe senza l'ok delle autorità russe, ha sostanzialmente aperto la strada alla riorganizzazione e alla vendita della seconda più importante banca italiana per dimensioni. La timeline: UniCredit punta a completare l'iter entro la prima metà del 2027.
Il dossier Unicredit è soltanto la punta dell'iceberg. Già, perché secondo Reuters, che ha citato l'allarme lanciato dall'intelligence europea, la Russia rischia di fare i conti con una “crisi bancaria esplosiva”. Il (presunto) motivo: gli istituti di credito del Paese si stanno facendo carico di gran parte del peso dell'economia di guerra, mettendo quindi a rischio la loro stessa stabilità. Dopo aver resistito in larga parte alle misure varate dall'Occidente in seguito all'offensiva contro l'Ucraina, risalente al 2022, il sistema bancario di Mosca deve fronteggiare insidie non da poco come l'aumento dei prestiti deteriorati e l'indebitamento delle famiglie. E il governo? Pare intenda ricorre sempre più al credito per sostenere imprese, settore della difesa e altri comparti dell'economia. “La situazione alimenta l’illusione di un’economia dinamica, mentre in realtà nasconde una condizione esplosiva che potrebbe essere innescata da uno shock economico, come un nuovo e ambizioso pacchetto di sanzioni contro le banche”, si legge nel paper intitolato Note on the probability of a banking crisis in Russia in 2026. Insomma, i prestiti concessi ad aziende del settore della difesa, a progetti regionali finanziati dallo Stato e ai proprietari di case hanno incrementato la quantità di prestiti che potrebbero non essere mai rimborsati.
A complicare ancora di più il quadro troviamo gli allarmi sulla crescente crisi di liquidità, l'ennesima spada di Damocle che rischia di trasformarsi in un problema anche per il finanziamento della macchina bellica. Il Moscow Times ha scritto che le banche russe non dispongono di abbastanza rubli disponibili per acquistare i titoli di Stato necessari a coprire il crescente deficit federale. Taras Skvortsov, vicepresidente e direttore finanziario di Sberbank, ha spiegato che dall'inizio dell'anno sono stati ritirati dal sistema bancario circa 2.000 miliardi di rubli, pari a 25,2 miliardi di dollari, riducendo ulteriormente la liquidità a disposizione degli istituti. Il problema si inserisce in un quadro fiscale sempre più difficile: nel primo semestre del 2026 il deficit federale ha raggiunto 5.700 miliardi di rubli, circa 71,8 miliardi di dollari, mentre le spese legate alla guerra potrebbero superare di altri 4.000-5.000 miliardi di rubli quelle inizialmente previste. Il ministero delle Finanze potrebbe quindi dover raccogliere altri 2.000-3.000 miliardi di rubli attraverso nuovo debito. Il paradosso è servito: Mosca ha bisogno delle banche per finanziare il disavanzo, ma le banche hanno sempre meno liquidità da destinare ai titoli di Stato. A giugno, secondo i dati della Banca centrale russa, il contante detenuto fuori dagli istituti aveva già superato i 19.000 miliardi di rubli, con un aumento del 17,5% su base annua, e il deficit di liquidità del sistema aveva raggiunto circa 2.000 miliardi. Numeri emblematici ma che per adesso non sembrano preoccupare più di tanto Putin.