La vicenda giudiziaria successiva all’omicidio di Chiara Poggi, la studentessa di 26 anni uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia, non sembra essersi fermata alla condanna in via definitiva di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Poggi. Pochi giorni fa la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pavia Daniela Garlaschelli ha autorizzato l’incidente probatorio nell’ambito della nuova inchiesta che vede indagato per il delitto Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, che oggi ha 37 anni. L’udienza è stata fissata per il 9 aprile. Il ritorno del nome di Sempio – già toccato 18 anni fa dalle indagini, poi archiviate – sembra aver completamente stravolto il racconto mediatico che riguarda Garlasco. Se l’incidente probatorio che fornirà informazioni molto importanti sul Dna di Sempio, le cui tracce sono state trovate sotto le unghie della vittima, aprirà una nuova fase del processo fatta di perizie e udienze, sul piano mediatico tutto questo sembra aver lasciato il passo a una parziale riabilitazione di Stasi, attualmente in carcere. Dalle parole di Vittorio Feltri – che ne ha sempre sostenuto l’innocenza – alle Iene, contattate proprio da Stasi prima di produrre una lunga intervista-approfondimento in cui l’ex fidanzato di Poggi parla dei suoi piani per il futuro e per la “famiglia da Mulino Bianco" che sogna di avere, la quantità di informazioni che sembrano voler anticipare i tempi della giustizia abbonda. Riguardo agli errori commessi sul caso di Chiara Poggi si sono spese, negli anni, tantissime parole, a partire dal cadavere girato e immerso nel proprio sangue che avrebbe occultato per sempre le impronte dell’assassino, fino ad arrivare ai capelli mai analizzati trovati sul lavandino. Errori che si sono trasformati in combustibile per alimentare la macchina mediatica dietro al caso.

“Su Garlasco credo siano stati fatti degli errori tali da scardinare la sentenza definitiva, ma da qui a parlare di Sant’Alberto Stasi starei prudente”, ha detto al Corriere della Sera il giornalista e conduttore di Quarto Grado Gianluigi Nuzzi, che ha una lunga esperienza nel raccontare i casi di cronaca nera, dall’omicidio di Yara Gambirasio alla strage di Erba, passando per il delitto di Garlasco. Nuzzi, che ha appena inaugurato uno spettacolo teatrale che si intitola, non a caso, La fabbrica degli innocenti, è molto critico nei confronti delle dinamiche dei mezzi di informazione che portano a assoluzioni e condanne mediatiche che spesso scavalcano i tempi e le modalità dei processi giudiziari, finendo spesso per confliggere con essi: “Questa centrifuga di suggestioni, manipolazioni, bisogno di stupire, disattenzioni determina una svalutazione delle notizie. Il piano della realtà è divorato dalla necessità del successo. – dice Nuzzi, che conclude – Ciò determina da un lato fake news e una surreale fabbrica più concentrata a creare innocenti su casi certificati piuttosto che cercare la verità. Dall’altro questa fabbrica è agevolata da errori degli inquirenti che screditano la giustizia, il senso di appartenenza all’Italia, la fiducia nelle istituzioni”.
