“Se non verà notificato nulla entro lunedì è certo che la richiesta sarà stata respinta”. Lo hanno detto venerdì scorso, dopo l’udienza per la richiesta di scarcerazione di Louis Dassilva, i legali Riario Fabbri e Andrea Guidi, che lo assistono. E lunedì è oggi, con le speranze di Dassilva di ottenere una misura cautelare alternativa che, ormai, sono ridotte praticamente allo zero. Insomma, non è un caso se anche questa mattina Louis Dassilva sia entrato nell’aula della Corte di Assise accompagnato dalla polizia penitenziaria: dal carcere di Rimini al banco degli imputati per fare, poi, quasi certamente ritorno in carcere. Un’immagine che racconta tutto anche se resta sospesa la decisione del Riesame di Bologna, visto il deposito non è ancora arrivato.
L’udienza di oggi, invece, è dedicata ai testimoni dell’accusa, in gran parte uomini della Squadra Mobile che hanno seguito passo dopo passo l’indagine sull’omicidio di Pierina Paganelli. Tra i primi a prendere la parola c’è il vice questore aggiunto Marco Masia, capo della Mobile, chiamato a riferire sulle annotazioni di polizia giudiziaria e sui contatti intercorsi con il giornalista Rai Valerio Scarponi. Al centro del suo intervento anche i riscontri alle dichiarazioni di Manuela Bianchi e la ricostruzione della mattina del 4 ottobre 2023, snodo cruciale, per dirla con le solite metafore da cronaca giudiziaria, dell’inchiesta. Seguirà l’ispettore Dario Zammarchi e poi verranno ascoltati ancheanche Alberto Ciulla e Achille Lanzaro.
Nel pomeriggio, invece, è prevista l’audizione del sovrintendente Claudio Palumbo, che riferirà su perquisizioni e sequestri effettuati nell’abitazione di Dassilva, seguita dalle testimonianze di Johnny Casali e Roberto Mancini, titolare e dipendente della ditta di Secchiano dove lavorava l’imputato. Chiuderà la giornata di deposizioni l’assistente capo coordinatore Luca Felice. La Corte d’Assise, quindi, prosegue senza rallentare, mentre il Riesame tace. Venerdì scorso, tra l’altro, c’era stato un colpo di scena, visto che Manuela Bianchi era tata chiamata in Procura.
E qui c'è lanecessità di partire da un presupposto: le procure non fanno convocazioni di cortesia e, nonostante quello che si legge in giro, non fanno neanche passaggi interlocutori. Manuela Bianchi è tornata sotto torchio in Procura a Rimini, venerdì, perché, nel quadro incasinatissimo dell’omicidio di Pierina Paganelli, il suo racconto resta fragile. Di una fragilità potenzialmente decisiva. Solo così si spiegano le ore interrogatorio, a porte chiuse, per una donna che formalmente viene ancora sentita come persona informata sui fatti con un processo in Corte d'Assise già cominciato, ma che, dal marzo scorso, è iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento personale nei confronti di Louis Dassilva. C’è da verificare la tenuta di tutto quello che Manuela Bianchi ha detto nel tempo. E anche di quello che, forse, non ha mai detto. Quindi la Procura, guidata dal pm Daniele Paci, ha ritenuto necessario un nuovo confronto. Una richiesta che è arrivata dopo alcune dichiarazioni rese in aula da una persona molto vicina alla Bianchi.
Si è parlato di una ex amica della donna che avrebbe riferito di frizioni nei rapporti in famiglia, di sfumature e di vere e proprie incongruenze rispetto a uno scenario che, almeno sul piano processuale, si pensava ormai consolidato. In estrema sintesi? Gli inquirenti hanno voluto chiarire cosa appartenga definitivamente alla ricostruzione già cristallizzata e cosa, invece, possa ancora incidere sul procedimento parallelo per favoreggiamento. Il centro di tutto resta lo stesso di sempre: la mattina del 4 ottobre 2023, l’incontro nel garage con Dassilva prima della scoperta del corpo di Pierina Paganelli, l’avvertimento sull’esistenza di un cadavere, le indicazioni su come rapportarsi con la polizia. Un passaggio che segnò la svolta investigativa e che oggi viene riletto per circoscrivere ogni possibile responsabilità successiva al delitto. L’ipotesi è quella di un lavoro di rifinitura, ormai quasi chirurgico dentro una storia fatta solo di indizi e quasi nessuna prova.