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Omicidio Poggi, APPARTIENE A SEMPIO ANCHE LA TRACCIA DI SANGUE vicina al corpo di Chiara? “Non è compatibile con un’arma, ma con un braccio in movimento”. Ma cosa è accaduto sulla scala, Andrea si è appoggiato con la mano al muro dopo il delitto?

  • di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

  • Foto di ANSA

13 giugno 2025

Omicidio Poggi, APPARTIENE A SEMPIO ANCHE LA TRACCIA DI SANGUE vicina al corpo di Chiara? “Non è compatibile con un’arma, ma con un braccio in movimento”. Ma cosa è accaduto sulla scala, Andrea si è appoggiato con la mano al muro dopo il delitto?
Un’impronta visibile a occhio nudo, una macchia di sangue a venti centimetri di distanza e una scala diventata emblema del mistero. A riaccendere i riflettori sul caso del delitto di Garlasco è la Traccia 33, quella “manata” sul muro che secondo la Procura sarebbe compatibile con Andrea Sempio. A parlarne è l’esperto Armando Palmegiani in un’intervista pubblicata dal settimanale Giallo. Secondo il criminologo, la posizione del braccio e l’altezza della traccia raccontano di un gesto improvviso, forse istintivo. Ma la vicinanza con una seconda traccia ematica, la numero 45, cambia tutto: e se fosse stato proprio lo stesso braccio, imbrattato di sangue, a lasciarle entrambe?

Foto di ANSA

di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

È bastata una macchia, o meglio, una manata, per riaccendere l’attenzione sul caso del delitto di Garlasco. Quella che i tecnici del RIS hanno chiamato Traccia 33, comparsa sulla parete accanto al quarto gradino della scala dove, il 13 agosto 2007, è stato trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi. Oggi quella mano torna a far rumore, perché secondo quanto riportato dal settimanale Giallo, sarebbe compatibile con Andrea Sempio, il nome finito nel mirino della Procura molto tempo dopo l’arresto di Alberto Stasi. A raccontare che cosa rappresenta davvero quella traccia è Armando Palmegiani: ex poliziotto della scientifica, esperto di scene del crimine, uno che in fatto di muri, sangue e impronte ne sa parecchio. “Si trovava sulla seconda parete della scala, a circa 110-120 centimetri d’altezza”, spiega a Giallo. “Era una ‘manata’, evidente a occhio nudo, lasciata dal palmo e dalle dita di una mano che struscia contro il muro. Non era sangue. Ma era sporca”. Traccia 33, quindi, come gesto istintivo: uno che perde l’equilibrio, si sbilancia, e si appoggia di colpo. Per Palmegiani è plausibile che si tratti proprio di Andrea Sempio, che potrebbe aver toccato il muro mentre scendeva troppo velocemente la scala della casa di Chiara.

ANSA, Chiara Poggi
ANSA, Chiara Poggi
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La scientifica, per analizzarla, ha usato la Ninidrina: un reagente che colora le impronte latenti sulle superfici porose. Risultato? La posizione della mano e perfino del braccio sono state ricostruite, con una precisione da rendering forense. Ma non è finita lì. Subito sotto la Traccia 33 ce n’è un’altra: è la numero 45. Una macchia di sangue, proiettata, cioè lanciata, sulla parete. Anche questa si trova a circa un metro d’altezza e, secondo gli esperti, appartiene proprio a Chiara. Ma come è possibile, se la ragazza era già a terra? “La forma della traccia è anomala”, insiste Palmegiani. “Non è compatibile con un’arma. È larga, e sembra il risultato di un colpo ‘deciso’, ma non veloce, di un arto intriso di sangue. Come se un braccio, muovendosi, avesse proiettato quel sangue verso l’alto”. E qui si chiude il cerchio: due tracce a pochi centimetri di distanza, una mano sporca e una spruzzata di sangue. La prima, dicono, è di Sempio. Ma se anche la seconda fosse sua? Sarebbe un problema serio per la ricostruzione ufficiale dell’omicidio. Il caso Garlasco, dopo quasi vent’anni, continua a non avere pace. Ma ora è un dettaglio apparentemente banale, una strisciata sul muro, a rimettere tutto in discussione. Come se in quella scala maledetta, tra un gradino e l’altro, ci fosse ancora qualcosa che non abbiamo visto abbastanza bene.

La copertina di Giallo in edicola
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