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Omicidio Poggi, LA MAMMA DI CHIARA HA PAURA QUANDO PARLA DELLA VACANZA IN TRENTINO? Perché abbassa lo sguardo e si tocca il naso? Come mai non ci sono altre testimonianze? Marco era con loro o a Garlasco? Mentre la sua macchina…

  • di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

  • Foto di ANSA

26 giugno 2025

Omicidio Poggi, LA MAMMA DI CHIARA HA PAURA QUANDO PARLA DELLA VACANZA IN TRENTINO? Perché abbassa lo sguardo e si tocca il naso? Come mai non ci sono altre testimonianze? Marco era con loro o a Garlasco? Mentre la sua macchina…
Quel giorno dissero di essere in montagna. Ma nessuno l’ha mai confermato. L’unica testimone è la madre di Chiara. E quando lo racconta, il corpo sembra parlare più delle parole: si tocca il naso, abbassa lo sguardo, si schiarisce la voce. Gesti che, secondo l’esperto di comunicazione non verbale come racconta Gianluca Spina su Giallo, indicano disagio, paura, forse imbarazzo. Cosa c’è da nascondere? Perché non esistono altre testimonianze di quella vacanza? E cosa significa che la notte dell’omicidio, l’auto di Rita Preda era in movimento, mentre una persona sconosciuta si trovava nella casa della madre? Forse, certi segnali andavano letti prima. E con più attenzione…

Foto di ANSA

di Giulia Ciriaci Giulia Ciriaci

«Quel giorno eravamo in montagna con dei nostri amici», dice la madre di Chiara rispondendo alla giornalista che le chiede chi le abbia dato la notizia della scomparsa della figlia. Mentre pronuncia la frase, si porta la mano sinistra al viso, si tocca il naso e abbassa lo sguardo (foto). Per Gianluca Spina, ex funzionario della Polizia di Stato e oggi esperto di comunicazione non verbale, quei tre gesti non sono casuali: potrebbero essere il segnale che qualcosa, in quella dichiarazione, non torna. Secondo Spina, come racconta sul settimanale Giallo diretto da Albina Perri, la schiarita di voce che precede la risposta potrebbe indicare paura. È una reazione automatica: quando si è in difficoltà nel dire qualcosa – perché imbarazzati o sotto pressione – si tende inconsciamente a “liberare” la voce. Il gesto di toccarsi il naso, invece, potrebbe essere una reazione fisiologica allo stress, una conseguenza dell’aumento della pressione sanguigna tipica di chi prova paura. Ma paura di cosa? Se davvero ci fosse qualcosa di scorretto nell’affermazione relativa alla presunta gita in montagna, la paura potrebbe derivare dal timore di essere scoperti in un potenziale stato di menzogna. E lo sguardo rivolto verso il basso – da sempre associato a imbarazzo o senso di colpa – sembrerebbe confermare questa ipotesi.

ANSA, i genitori di Chiara Poggi
ANSA, i genitori di Chiara Poggi
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«Per un investigatore vecchio stile come me», commenta Spina, «il linguaggio del corpo è una traccia, mai una prova, ma può aprire piste importanti». Nel caso specifico, l’unica persona a confermare la gita in montagna è la stessa Rita Preda, madre della ragazza. Nessun familiare, nessun amico, né albergatori o soccorritori ha mai confermato la presenza della famiglia in quei luoghi. Nemmeno i carabinieri. «Eppure – sottolinea Spina – sarebbe stato fondamentale acquisire altre testimonianze. Perché in casi del genere non si può tralasciare nulla». A complicare il quadro, c’è un altro dettaglio: la sera del 12 agosto, nella casa della madre di Rita Preda a Gropello Cairoli, viene segnalata la presenza di una persona mai identificata. Quella stessa notte, attorno alle 2 l’auto di Rita Preda viene localizzata in movimento, nonostante si trovasse a chilometri da lì. «Forse, se avessimo ascoltato meglio anche i silenzi, i gesti, i pruriti e gli sguardi – conclude Spina – alcuni indizi sarebbero emersi prima. La comunicazione non verbale, in certe indagini, può fare la differenza. Almeno come punto di partenza».

La copertina di Giallo in edicola
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