La storia ha dell’assurdo. L’Associazione Perseo, un centro antiviolenza (e già è triste prendersela con un centro antiviolenza), è stata attaccata per aver accettato di partecipare a un convegno organizzato a Pietrasanta e previsto per il 31 gennaio a tema: “Prevenire la violenza: i rischi ignorati”. Oltre all’associazione, rappresentata dalla psicologa Fulvia Sano, ci sono giuristi, psicoterapeuti e addetti ai lavori, tra cui anche divulgatori come Homosapiens (che noi avevamo già intervistato qui). Il problema è che, oltre al patrocinio del comune di Pietrasanta, guidato dal centrodestra, l’evento ha ricevuto dei contributi indipendenti da parte di Fratelli d’Italia, uno dei partiti della maggioranza della giunta.
Alcuni punti fondamentali. Uno: il contributo è incondizionato e questo vuol dire che Fratelli d’Italia non può mettere bocca su nulla. Dà i soldi e basta, non sceglie la linea editoriale, gli ospiti o i contenuti degli interventi. Due: i relatori parteciperanno a titolo gratuito quindi di certo non riceveranno soldi da Fratelli d’Italia, che ha semmai contribuito a realizzare materialmente, economicamente, il convegno.
Prima domanda: perché Pd e altre forze politiche non hanno dato dei contributi a questo evento? Il tema non è abbastanza importante? O il taglio non era giusto? Infatti parte della polemica si è concentrata sull’approccio antisessista e razionalista degli eventi, mal sopportato dall’ambiente militante in cui si può parlare di violenza solo se vicino ci metti “di genere” o “patriarcale” e così via. Ma andiamo avanti.
Seconda domanda: chi è che sbaglia in un caso del genere? Non i relatori, che vanno a esporre le ricerche in totale libertà e peraltro senza ricevere soldi da partiti politici. Né il comune, che sceglie di dare spazio e patrocinare un evento in cui presenzieranno esperti e professionisti. Né, odio darvi questa notizia, Fratelli d’Italia, che sì, magari sta provando a mettere il cappello sull’evento e vuol farci un po’ di propaganda politica.
Gli scemi, infatti, sono gli altri. Prendiamo un caso recente, quello di Yasmina Pani. Linguista, professionista, esperta e divulgatrice talmente seguita e interessante che la sinistra ha creduto di poter coinvolgere in vari progetti. Uno su tutti: i contenuti della Fondazione Feltrinelli per l’8 marzo. Ma di casi ce ne sono stati molti altri (non da ultimo quello al Monk, di cui vi avevamo parlato qui). Bene, al primo odore di polemica la Fondazione Feltrinelli - e in altre occasioni il Partito Democratico e una sezione locale di uno dei tanti partiti comunisti - hanno cancellato Pani, i suoi contenuti, i suoi appuntamenti. L’hanno censurata, l’hanno rimossa. Da interessante e seria è diventata controversa e pericolosa, proprio per via delle shitsorm che si stavano innescando ai suoi danni.
Allora, sono cattivi quelli di Fratelli d’Italia o quelli che hanno eliminato qualsiasi spazio per un confronto su temi tanto complessi con esperti meno allineati del solito? E quanto può essere comico non solo chiudere gli spazi a sinistra, ma chiedere agli “esuli” di non accompagnarsi alla destra? È evidente che il tema non sia solo “il contributo incondizionato dei fascisti” (su cui ci sarebbe da dire moltissimo, a partire dal fatto che Fratelli d’Italia, come forza politica, fascista non è), ma anche il diritto di cittadinanza di certe idee. Per la destra certi eventi servono a trattare alcuni temi in modo non woke. Per la sinistra, invece, certi eventi non dovrebbero proprio esistere. E quindi quarta domanda: chi è peggio?