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15 gennaio 2026

Sull'Iran Trump ha bluffato? Il vero motivo per cui non c'è ancora stato un attacco è che gli Usa... non hanno abbastanza risorse militari in Medio Oriente

  • di Federico Giuliani Federico Giuliani

15 gennaio 2026

Non lasciatevi ingannare dalle dichiarazioni di Donald Trump. La decisione di non attaccare l'Iran potrebbe essere soltanto rimandata di qualche giorno (o settimana). Le proteste degli iraniani e il numero dei morti fatti dagli ayatollah sono soltanto un pretesto. Sapete cos'ha frenato gli Usa? La mancanza di adeguate risorse militari in Medio Oriente. Washington ha infatti rafforzato la sua postura nei Caraibi, messo nel mirino l'Artico e non può scoprirsi in Asia. Sia chiaro: gli americani potrebbero colpire Teheran, ma faticherebbero a gestire un lungo conflitto regionale. Nel frattempo, Israele e i neocon pressano Trump. E Cina e Russia? Scommettono sul passo falso degli Stati Uniti...

Foto: Ansa

Sull'Iran Trump ha bluffato? Il vero motivo per cui non c'è ancora stato un attacco è che gli Usa... non hanno abbastanza risorse militari in Medio Oriente

Chi vuole essere Donald Trump? Tutti. Perché tutti vorrebbero che il mondo intero pendesse dalle loro labbra proprio come sta accadendo in questi ultimi giorni al presidente statunitense. Prendete l'Iran. Trump prima dice - anzi scrive su Truth - che i “patrioti iraniani” devono “continuare a protestare” per prendere il controllo delle istituzioni e che “l'aiuto è in arrivo”. Poi, mentre mezzo mondo è lì che aspetta un imminente attacco americano contro il governo degli ayatollah, fa una clamorosa retromarcia parandosi il cu*o dietro con un discorso-supercazzola. “Fonti molto importanti” in Iran (quali? Non è dato sapere) gli avrebbero spiegato che le autorità di Teheran avrebbero deciso di interrompere la repressione contro i cittadini. Quegli stessi cittadini iranianiani utilizzati dal tycoon come pretesto per avallare un blitz contro Khamenei, reo di massacrare civili che non vorrebbero nient'altro che vivere in democrazia. “Ci è stato detto che le uccisioni in Iran si stanno fermando e non c'è un piano per le esecuzioni” (delle persone arrestate per aver protestato): discorso chiuso, con tre puntini di sospensione.

Proteste Iran
Le proteste degli iraniani e il numero dei morti fatti dagli ayatollah sono soltanto un pretesto. Sapete cos'ha frenato gli Usa? La mancanza di adeguate risorse militari in Medio Oriente... Ansa

Trump ha inscenato un bluff da abilissimo giocatore di poker. Poco dopo aver decapitato il governo di Nicolas Maduro in Venezuela, l'inquilino della Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero sferrato un imminente attacco contro l'Iran. Secondo il New York Times, a Trump erano state presentate diverse opzioni, compresi nuovi attacchi al programma nucleare iraniano (che gli Stati Uniti, insieme a Israele, avevano già preso di mira lo scorso giugno) o al suo programma di missili balistici, l'attacco alle infrastrutture di sicurezza interna della Repubblica islamica o il lancio di attacchi informatici. Insomma, roba abbastanza grossa da destabilizzare un Paese in bilico come lo è l'Iran in questo periodo. In tutto questo, qualcuno è convinto che a pressare sulla schiena di The Donald siano il leader israeliano Benjamin Netanyahu, che considera Teheran il suo nemico giurato numero uno, e i neocon statunitensi, ossia i neoconservatori favorevolissimi a interventi militari per consolidare la leadership globale degli Usa. Sarà anche vero, ma l'ok finale a operazioni del genere deve sempre e comunque arrivare dal presidentissimo. Che, a quanto pare, si è fermato a un passo dal traguardo, a pochi millimetri dallo strike. Il pacifista Trump ha fermato un'altra guerra?

Ura Iran
Non lasciatevi ingannare dalle dichiarazioni di Donald Trump. La decisione di non attaccare l'Iran potrebbe essere soltanto rimandata di qualche giorno (o settimana)... Ansa

Manco per il caz*o. A fermare Trump, semmai, è stata l'impossibilità degli Stati Uniti di aprire un nuovo, delicatissimo, fronte di tensione internazionale. Già, perché colpire l'Iran non coincide, come forse penserebbe qualcuno, nell'attaccare gli ayatollah e poi far finta di niente, immaginando la dissoluzione della Repubblica Islamica. Colpire l'Iran sottintende il rischio di affrontare un conflitto, potenzialmente regionale, lungo e particolarmente ostico. Niente a che vedere, insomma, con il blitz di poche ore a Caracas, quasi folkloristico, costato la carriera politica a Maduro. Sia chiaro: gli Usa possono attaccare Teheran ma la loro coperta militare risulterebbe al momento troppo corta per proteggersi dalle presumibili conseguenze di una simile azione. Come mai? In autunno Trump ha ordinato un massiccio rafforzamento bellico nei Caraibi. Il Pentagono ha ora 12 navi da guerra assegnate alle acque caraibiche, contro le sole sei in Medio Oriente, e nessuna portaerei nel Mediterraneo e dintorni. Non solo: senza una citata portaerei e il relativo stormo aereo, comprendente caccia, elicotteri e aerei dotati di dispositivi di disturbo elettronico, il numero di velivoli statunitensi nella regione mediorientale è limitato a quelli autorizzati a dispiegarsi nelle basi di altre nazioni. Come ha dichiarato l'ammiraglio Daryl Caudle, le forze navali statunitensi “sono pronte a operare ovunque nel mondo e a fare ciò che è loro richiesto” ma questo rappresenta un rischio “se i comandanti congiunti non dispongono delle forze di cui hanno bisogno”. Ecco , forse, perché Trump non ha colpito l'Iran: vuole vincere la sua partita di poker senza correre rischi.

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