Benedetta Pilato e Chiara Tarantino sono state fortunate. C'è poco da girarci intorno: le due nuotatrici azzurre, dopo aver partecipato ai Mondiali a Singapore, sulla via del rientro in Italia al termine di una vacanza a Bali, sono state fermate dalle autorità singaporiane al locale aeroporto di Changi. Le atlete azzurre erano state fermate il 14 agosto con l'accusa di furto; una telecamera di sorveglianza le avrebbe sorprese mentre infilavano in una borsa degli oggetti sottratti in un negozio. Soltanto grazie all'intervento dell'Ambasciata italiana e della Farnesina sono state rilasciate dopo qualche ora. Hanno quindi alloggiato in hotel fino al rientro in Italia avvenuto lo scorso 20 agosto. Un brutto episodio, questo, che poteva finire malissimo visto che è avvenuto a Singapore, probabilmente la città dalle leggi più draconiane del mondo. Da queste parti le pene per reati anche minori sono molto severe: il sistema giuridico si basa sul Common Law britannico, ma con regole estremamente rigide per garantire ordine pubblico e deterrenza. Per capirsi, il reato di furto prevede fino a 3 anni di carcere e/o multe pecuniarie e, in alcuni casi, anche punizioni corporali (frustate con la canna di rattan, chiamate “caning”), se il furto è aggravato (per esempio in gruppo, con violenza, in luoghi pubblici particolari).

Questa è soltanto la punta dell'iceberg del “modello Singapore”, un sistema rigidissimo che premia ordine e stabilità, lo stesso evocato in tempi non sospetti dal governatore della Campania Vincenzo De Luca, per riferirsi alle misure rigorose adottate dalla sua regione durante la pandemia di Covid. Ok, ma come funziona questo modello? Innanzitutto, è alimentato da un mix di tolleranza zero, controllo sociale, pianificazione economica e meritocrazia. Ha avuto/ha effetto? La risposta non può che essere positiva in termini statistici, visto che le misure adottate da Singapore hanno reso la città-Stato una delle società più ordinate, ricche e sicure al mondo, ma anche tra le più rigide. Alcuni esempi? Vige il divieto assoluto di importare e vendere chewingum, girare nudi per casa (qualcuno potrebbe vedervi dalle finestre); urinare negli ascensori; violare la quiete pubblica con schiamazzi, urla e grida; fumare nelle aree che non siano Smoking Area; sputare o buttare rifiuti per terra. E ancora: caz*i amari per il fatto di possedere, trafficare, vendere e distribuire droghe di qualsiasi tipo (si rischia la pena di morte); di importare, produrre, possedere o scaricare materiale pornografico (a dire il vero, tuttavia, non esiste alcuna limitazione in merito al guardarlo); nonché di organizzare o partecipare a un'assemblea pubblica (per esempio per commemorare eventi, supportare opinioni, governi o persone) senza aver prima ricevuto il permesso delle autorità. Il risultato è una società di 6 milioni di abitanti estremamente sicura e prospera, ma anche limitatamente libera nell'accezione occidentale del termine, dove le punizioni possono apparire sproporzionate e le libertà civili risultano sacrificate in nome della disciplina collettiva.

Non è finita qui perché Singapore prevede pene severe per chi pubblica o diffonde notizie false che potrebbero danneggiare l'interesse pubblico. Nel World Press Freedom Index del 2025 di Reporters Without Borders (RSF) la città-Stato si trova al 123esimo posto su 180 Paesi, dietro al Brunei ma davanti al Sud Sudan. Ecco, c'è però un aspetto curioso perché nessuno, in Occidente, si sognerebbe mai di definire Singapore una “dittatura” o un “regime”, come invece si legge spesso quando si parla di Russia o Cina. Per quale motivo? Semplice: l'ordine singaporiano ha trasformato questo piccolo lembo di terra in un hub finanziario di caratura globale, avamposto di milionari e miliardari (244.800 milionari, 336 centimilionari e 30 miliardari), roccaforte del business con la “b” maiuscola. In tutto questo Singapore ama semplicemente definirsi una “democrazia che funziona”, una sorta di Repubblica di Platone adattata al XXI secolo. Usando questo modello, del resto, in appena 30 anni Singapore è passata dall'essere un Paese del terzo mondo al diventare un ingranaggio centrale del sistema economico mondiale. Ecco, Benedetta Pilato e Chiara Tarantino hanno rischiato di essere schiacciate dalle leggi vigenti in questa “democrazia tecnocratica” all'ennesima potenza. È finita bene ma poteva finire malissimo...
