Ma basta Ranucci, basta. Sigfrido, ti è rimasto solo il nome da cavaliere, per il resto tra scappatelle di cui scrivi nel tuo libro, le parole spese per Giulia Presutti che secondo te non avrebbe esperienza (nonostante sia da dieci anni dentro Report), i “favori” agli amici faccendieri in Africa, ti sei giocato tutto. La conduzione di Report è il meno, credimi, la credibilità è tutto. Ma come te ne esci: “Non è la battaglia di Sigfrido Ranucci ma una battaglia per la democrazia e per libertà di stampa”. Hai stancato, davvero. Oggi è la libertà di stampa, ieri parlavi del giornalismo indipendente. Ma cosa vuol dire libero e indipendente se Report viene pagato e messo in onda dalla tv pubblica, cioè la tv di Stato. E indipendente da cosa esattamente? Quando veniamo a sapere che hai fatto un’intervista in Zimbabwe sul carbon credit, il settore molto molto oscuro del tuo amico faccendiere Lavitola e non solo, come ti giustifichi. Che esempio è essere giornalisti liberi, pretendere di poter fare le domande a tutti, e poi scegliere a quali domande rispondere e a quali no. Dove sono le domande pesanti, “alla Report”, che ti sono state poste in questi mesi?
E poi, lasciatelo dire, davvero, ma dichiarare che quella che porti avanti non è la “battaglia di Sigfrido Ranucci ma la battaglia per la democrazia e la libertà di stampa” ricorda molto Luigi XIV che diceva (pare) “L’État, c'est moi”, lo Stato sono io. Lasciatelo dire perché hai avuto una carriera che molti giornalisti della mia generazione possono solo sognare, perché mancano i mezzi, mancano le risorse, i tempi sono cambiati. Si parla spesso della lottizzazione della Rai per le poltrone dei dirigenti, ma dovremmo iniziare a parlare della lottizzazione dei giornali. Del fatto che i posti di potere nel mondo dell’informazione sono occupate sempre dai soliti, che girano ma restano a quel livello lì. I ragazzi si beccano i tirocini e le collaborazioni a 5 euro a pezzo.
Ti ho sentito parlare spessissimo di libertà di informazione e democrazia, ma tutte le volte eri a rischio tu, che sei un conduttore strapagato della Rai, e va bene così per carità. Dove sei quando la libertà di stampa va difesa a 360 gradi? Quando Sallusti, dal giornale del deputato assenteista Angelucci, chiedeva il tuo licenziamento noi ti abbiamo difeso, perché cogliere l’onda lunga dell’indignazione e dei dubbi che emergono per chiedere di farti fuori dalle colonne di un giornale eterodiretto da uno dei politici più ricchi della Repubblica è francamente ridicolo. Ma è altrettanto ridicola la tua retorica da martire, quando martire non sei, perché la Rai non sa come farti fuori e infatti sta provando a riposizionarti, perché avrai sempre tutte le piazze che vuoi, tutti gli editori che vuoi, tutti i giornali che vuoi per continuare a dire la tua. Senza contare i social, dove hai una platea che nessun potente può toglierti.
Voglio tranquillizzarti Ranucci, e lo faccio per tranquillizzare quelli come me, della mia età, che a sentirti dovremmo sudar freddo per la tragedia che incombe: no, la democrazia non crolla se cade Ranucci, no, la libertà di stampa non è in pericolo se subisci le conseguenze di comportamenti complicati da spiegare (e infatti non li hai ancora spiegati).