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Siamo i primi a dirvi che se vincerà Trump salterà il governo Meloni per colpa di Salvini. Ecco perché questa ipotesi è sempre più possibile. C'entrano anche Le Pen e Putin...

  • di Federico Giuliani Federico Giuliani

17 luglio 2024

Siamo i primi a dirvi che se vincerà Trump salterà il governo Meloni per colpa di Salvini. Ecco perché questa ipotesi è sempre più possibile. C'entrano anche Le Pen e Putin...
Che c'entra Donald Trump con Giorgia Meloni? Semplice: se Trump dovesse vincere contro Joe Biden (evento più che probabile) l'accoppiata Salvini-Vannacci, vicinissima alle posizioni del tycoon, potrebbe far saltare il governo Meloni per concentrarsi sulla partita che si sta giocando a Bruxelles. Il loro obiettivo? Diventare gli interlocutori prediletti del nuovo presidente Usa, nonché megafoni dei partiti di destra. Una posizione del genere darebbe fastidio alla Francia, che non vuole l'America tra i piedi. Non a caso Marine Le Pen, che come Meloni non vuole apparire troppo “estrema”, vede come fumo negli occhi l'ingresso di Vannacci nel neo gruppo sovranista Patrioti. E la Russia di Putin...

di Federico Giuliani Federico Giuliani

L'Italia e gli Stati Uniti distano oltre 5.000 chilometri, che equivalgono all'incirca ad una decina di ore di un volo intercontinentale. I governi dei due Paesi sono però più vicini di quanto non si possa pensare. Già, perché il futuro dell'esecutivo italiano potrebbe dipendere – oggi più che mai - dall'esito del voto americano. In che modo? E in che senso?

Semplice: se Donald Trump dovesse sconfiggere Joe Biden e tornare alla Casa Bianca, l'Europa sarebbe interessata da un effetto domino senza precedenti. Una scossa ancor più plateale, per intenderci, del terremoto politico innescato dalla vittoria centrata dal tycoon ai tempi del suo primo mandato, nel lontano 2016.

Spieghiamo meglio: The Donald, tanto più dopo aver scelto come candidato vicepresidente J.D. Vance, un profilo che si presenta all'elettorato come ancora più estremo del suo, è ormai diventato il punto di riferimento della destra europea. O almeno. dei partiti meno moderati dell'Europarlamento, gli stessi che accolgono tra le loro fila orbaniani, polacchi e leghisti vari.

Un ipotetico Trump bis risveglierebbe dunque Matteo Salvini - finito ai margini del governo Meloni, in calo di consensi, e pronto a fare leva sul tycoon per riqualificarsi - ma rovinerebbe al tempo stesso i piani di Marine Le Pen, che sogna, alle prossime elezioni presidenziali francesi, di “rubare” il posto a Emmanuel Macron.

Donald Trump e J.D. Vance
Donald Trump e J.D. Vance
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Trump, l'Europa, l'Italia

Dicevamo: la vittoria di Trump il prossimo novembre. In quel caso, la destra europea risponderebbe in due modi: gioirebbero Viktor Orban e Salvini, si preoccuperebbero Meloni e Le Pen. Se, infatti, i primi due possono permettersi di adottare uno stile politico baldanzoso e arrembante, le due regine d'Europa hanno ormai incarnato un modus operandi ultra moderato, a tratti democristiano.

Entrambe, del resto, hanno capito come ci si deve comportare ai piani alti del potere: bisogna mediare, essere pragmatici e non prestare il fianco ad estremismi di alcun tipo. Pena: gli attacchi della stampa mainstream, gli avvertimenti – più o meno velati – dei mercati, le critiche da Bruxelles. E quindi l'agonia, fino al game over.

Meloni, che è salita in vetta all'Italia riuscendo laddove, in Francia, Le Pen ha fallito, almeno fino a qualche mese fa veniva considerata una sorta di modello da imitare. Da qualche settimana, scrivono i giornali, avrebbe invece iniziato a ritrovarsi isolata, esclusa dai giochi che contano, silenziata in sede decisionale nei vari organi Ue. Certo, in parte la colpa è sua e della diffidenza iniziale mostrata nel puntare su Ursula von der Leyen come prossima presidente della Commissione Europea. Ma in parte è colpa, per così dire, anche del clima post elezioni europee.

Ci sono infatti sempre più partiti di destra, in Europa. E non tutti danno l'impressione di andare d'accordo tra loro. Chi è rimasto indietro potrebbe insomma fare leva su Trump – a maggior ragione se dovesse diventare presidente - per accreditarsi come il cassa di risonanza del tycoon in Europa.

Matteo Salvini e Roberto Vannacci
Matteo Salvini e Roberto Vannacci

Effetto domino?

Nel caso specifico, con Trump alla Casa Bianca, Salvini potrebbe (il condizionale è d'obbligo) smarcarsi dal governo Meloni facendo cadere l'esecutivo. A quel punto, assorbendo il successo trumpiano, lui e Vannacci avrebbero modo di risalire nei sondaggi fino al punto di ritagliarsi un rilevante spazio d'azione in Europa. A scapito della Francia di Marine Le Pen e dei suoi sovranisti, infastiditi dal fatto che il binomio Salvini-Generale – così vicini a The Donald e agli Usa – possano limitare le mosse di Parigi  (in competizione con gli Usa su molteplici questioni globali).

Non solo: Trump, se rispetterà quanto dichiarato in campagna elettorale, potrebbe trattare con Vladimir Putin e normalizzare i rapporti con la Russia. A quel punto che cosa farà l'Europa? Come reagiranno tutti quei leader – Meloni compresa – che da quando è iniziata la guerra in Ucraina – hanno convintamente criticato il Cremlino? Domande aperte alle quali è difficile rispondere.

Voltare pagina, per loro, non sarà così semplice. Anche se Putin potrebbe chiudere un occhio ricevendo da The Donald i territori ucraini conquistati e la testa di Volodymyr Zelensky. Ricordiamoci, in conclusione del ragionamento, che, tranne l'eccezione Meloni, la destra/i sovranisti europei sono tutti trumpiani. Salvini in primis...

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