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11 giugno 2026

Storia di una tentata decapitazione a Belfast. Perché i media parlano delle rivolte anti migranti e non delle tre vite dei protagonisti? Ormai l’informazione è carne cruda per bestie affamate

  • di Gianni Miraglia Gianni Miraglia

11 giugno 2026

La storia di tre uomini a Belfast: un aggressore, una vittima, un eroe. E allora perché i media parlano dell’azione di Maitiu Mág Tighearnán, che ha salvato una persona da un’altra che voleva staccarle la testa, solo in funzione dei disordini successivi e delle rivolte anti migranti? Forse ci siamo dimenticati di una cosa, la più importante

Foto: Ansa

Storia di una tentata decapitazione a Belfast. Perché i media parlano delle rivolte anti migranti e non delle tre vite dei protagonisti? Ormai l’informazione è carne cruda per bestie affamate

Maitiu Mág Tighearnán sta attraversando le strade di Belfast, per riportare a casa il figlio dall’allenamento di hurling: sport gaelico dalla ferocia millenaria in cui ci si contende una pallina di cuoio con un pesante bastone di legno, lo sliotar. Maitiu sente delle urla. Scende dall’auto. Un uomo è a terra, il viso sfondato, il sangue sull’asfalto. Laggressore è sopra di lui. Cerca di tranciargli il collo con qualcosa di tagliente: vuole staccargliela, la testa. Maitiu non ci pensa due volte. Afferra la mazza e interviene, finché non arriva la polizia. Per qualche ora diventa l’eroe del momento. Il suo nome rimbalza sui social, i video girano, qualcuno lo celebra. Poi la macchina si mette in moto, quella vera, che tiene conto dei ritorni. L’algoritmo declassa l’atto coraggioso di un padre irlandese con una mazza da hurling: non genera abbastanza conflitto, non si presta abbastanza agli schieramenti. Serve altro. Servono i disordini di piazza, le bandiere, le facce da inquadrare mentre bruciano qualcosa. Quello fa click. Quello divide, scalda, tiene incollati. E più si condividono quei reel, più la folla aumenta per partecipare all’orgia della violenza, al rito collettivo di un popolo che diluisce i traumi della propria storia recente nella quotidianità dei gesti che siano di pace, che siano di guerra.’

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Maitiu Mág Tighearnán

Maitiu, il buono, scivola in fondo alla timeline. Sparisce, si rimuove il coraggio silenzioso e isolato di quel suo semplice gesto. Neanche la vittima viene considerata, come nelle Garlasco di tutto il pianeta. Ebbene sì, l’aggredito ha un nome. Si chiama Stephen Ogilvie e gli è stato cavato un occhio. L’aggressore è il sudanese Hadi Alodid, adesso in stato confusionale. Tre uomini. Tre esistenze. Tre punti di una storia che non ha niente di astratto. Nei giorni successivi, lo stesso Maitiu prende le distanze dalle violenze di piazza esplose a Belfast: dichiara di non approvare i disordini in alcun modo. L’atto era suo, spontaneo, dettato dal cuore, dalla generosità, dall’incoscienza. Le conseguenze, invece no. Non lo riguardano, aggiungono dolore a una tragedia immane. Un fatto analogo, già accaduto anni fa. Durante lattentato di London Bridge, un tifoso del Millwall corse contro i terroristi armati di Ak 47 e pugnali, urlando “F*ck you, I'm Millwall”, e li affrontò facendosi accoltellare. Irlanda, Inghilterra. Non so se sia temperamento, indole o gene, quel qualcosa di antico che risale al coraggio psicotropo dei berserk vichinghi che colonizzarono quelle terre. Ma da quelle parti è più frequente: di fronte al male o alla minaccia, facilmente qualcuno scende dall’auto o esce dal pub e interviene, nel nome del buon senso e del proprio sacro fuoco.’’

La scena dell'aggressione
La scena dell'aggressione

Noi che assistiamo dai nostri scranni digitali possiamo solo stare in silenzio, cliccare e farci delle domande, sulla natura dell’uomo e cosa siamo e cosa faremmo in certe circostanze. Questi tre uomini siamo noi, in base ai ruoli che lesistenza e il destino ci assegnano. La differenza la fanno le scelte. A volte coraggiose, come nel caso di Maitiu e del suo cognome millenario e del tutto impronunciabile. Isoliamoci per un momento dalla gazzarra di certi media che preferiscono gettare carne cruda da dare in pasto alla bestia affamata in noi. Il mostro spacciato per informazione nutre le tifoserie, dà consistenza a narrazioni già impacchettate, che trasformano ogni tragedia in una rissa ideologica. Allontaniamoci dall’etica rognosa degli influencer, di quei vanitosi podcaster che a malapena percepiscono la realtà fuori dalla loro cameretta, conigli mannari bravi a monetizzare creando indignazione. E poi la rissa tra i puntuali commentatori che fanno a gara a certificare cosa sia “di sinistra” e cosa sia “di destra” - spesso senza sapere nulla dei Troubles nordirlandesi, di ciò che quel passato ha seminato nell’anima di quel popolo. Le vittime spariscono, non fanno numeri. Cercare di capire cosa sia successo richiede risorse, tempo e approfondimento. E la complessità rallenta, dà fastidio, fa riflettere e rattrista. Tutto diventa spiegazione usa e getta. Ogni dramma umano viene ridotto a uno slogan rassicurante, pur di non guardarne labisso. Più facile ed eccitante, decidere subito da che parte stare. È la retorica del nostro tempo: fratricida, pigra, e in fondo codarda, quanto luomo che non scende dall’auto.’’’

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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