Tucker Carlson è sulla bocca di tutti. Il giornalista statunitense, ex anchorman di Fox News e celebre commentatore conservatore, ha sostanzialmente sput*anato Benjamin Netanyahu rilanciando l'esplosivo documentario The Bibi Files sul proprio canale Tucker Carlson Network (Tcn). Si tratta della versione aggiornata del lavoro realizzato nel 2024 da Alexis Bloom e Alex Gibney, che Carlson ha reso disponibile in streaming trasformandola, di fatto, in un fenomeno virale. Non solo perché ha presentato tutto come il classico prodotto che contiene informazioni che “non volevano far conoscere al pubblico”, ma anche perché la pellicola è stata vietata in Israele, dove il protagonista della vicenda, ovvero Netanyahu, si è mosso per farla bloccara per motivi di privacy e legali. Nella copertina rilanciata da Tcn si vede il primo ministro israeliano in primo piano fumare un sigaro mentre, alle sue spalle, fumo nero, soldati e fiamme indicano una guerra in corso. “Questo film svela anni di storie che il governo Netanyahu vuole tenere nascoste. Accuse di corruzione esagerate, loschi accordi sottobanco, le manovre geopolitiche anti-americane del primo ministro e molto altro ancora. The Bibi Files ha tutto questo”, ha spiegato Carlson.
Ok, quindi che cosa c'è dentro The Bibi Files? “Con testimonianze di persone interne e filmati di interrogatori trapelati, questo nuovo documentario rivela un lato del potere che i cittadini comuni non avrebbero mai dovuto vedere. Mentre l'America si addentra sempre più nella guerra con l'Iran, capire chi tira le fila è più importante che mai”, ha spiegato ancora Carlson. Il documentario, per esempio, ricostruisce le presunte relazioni di Netanyahu con diversi miliardari, in particolare la coppia israelo-statunitense Miriam e Sheldon Adelson. In una fantomatica clip inserita nel film, si sente Sheldon Adelson, morto qualche anno fa, esprimere frustrazione nei confronti della cerchia ristretta del primo ministro israeliano, con un chiaro riferimento alla moglie, Sara Netanyahu: “Penso che il Paese di Israele starebbe meglio se lei non si intromettesse nella sua politica. È molto intransigente, devo dirvelo, devo essere il più onesto possibile. Non credo che continuerò la mia amicizia con loro”. Il documentario descrive poi Sheldon come il “fornitore di sigari” e altri regali lussuosi per i Netanyahu, i quali pare che pretendessero costantemente doni prestigiosi e una copertura mediatica favorevole sul giornale di Adelson, Israel Hayom. In un'altra registrazione contenuta in Bibi Files, si sente Miriam Adelson esprimere preoccupazione: “Se questo (filmato ndr) venisse fuori, sarei morta”.
Alla fine il rapporto tra i Netanyahu e gli Adelson si sarebbe incrinato quando Bibi avrebbe indebolito Israel Hayom per avvicinarsi al quotidiano Yedioth Ahronoth. Ma il documentario racconta altre vicende scottanti. Una su tutte: il governo di Bibi avrebbe facilitato il trasferimento di milioni di dollari dal Qatar a Gaza. I pagamenti, iniziati nel 2018, sarebbero stati distribuiti direttamente alla popolazione della Striscia, con lo Shin Bet (l'agenzia di intelligence interna israeliana) a monitorare l'elenco dei beneficiari per far sì che i membri dell'ala militare di Hamas non ne traessero vantaggio diretto. Nel 2016, Netanyahu avrebbe respinto le proposte interne per un attacco preventivo contro la leadership di Hamas per mantenere l'organizzazione sufficientemente forte da impedirgli di avere un movimento politico legittimo per lo Stato palestinese. L'obiettivo? Trattare l'Autorità Palestinese come un “peso” e Hamas come una “risorsa politica”. Il piano prevedeva la divisione del potere tra la Striscia di Gaza, amministrata da Hamas, e la Cisgiordania, amministrata dall'Autorità Palestinese. Il documentario sostiene inoltre che la politica coloniale del “divide et impera” fu portata avanti nonostante le segnalazioni di una minaccia alla sicurezza. Per la cronaca, il Qatar inviava agli uomini di Hamas circa 35 milioni di dollari al mese, in contanti, per un totale di oltre un miliardo di dollari. Avigdor Lieberman, ex Ministro della Difesa israeliano, dimessosi dall'incarico, ha spiegato che l'attacco del 2023 fu una reazione alla decisione del 2018 di inviare denaro a Hamas. Ma per quale ragione Carlson ha rilanciato Bibi Files? La sensazione è che il giornalista abbia voluto avvisare Donald Trump, stretto alleato di Netanyahu, e ora invischiato con Israele nella guerra in Medio Oriente. Una nutrita schiera di conservatori statunitensi è infatti stanca di assistere Bibi in battaglie sempre più personali (e geopoliticamente sconvenienti per gli Usa), contro i suoi nemici regionali. Il messaggio lanciato dal documentario è chiaro. Così come il suo destinatario.