La prima cosa che colpisce è l'odore. Un mix difficile da descrivere che unisce l'odore penetrante di mangime secco, legno umido e guano con piacevoli soffi di incenso. In sottofondo il chiacchiericcio continuo degli uccelli ammassati in gabbie e gabbiette di ogni dimensione. Benvenuti a Yuen Po Street Bird Garden, meglio noto come il mercato degli uccelli di Hong Kong. Siamo a Mong Kok, nel quartiere Kowloon, lontano dai grattacieli scintillanti di banche e multinazionali. Qui ci sono soltanto palazzoni alveari pieni di appartamenti ripetuti all'infinito. È in mezzo ad alcuni di questi giganti che prende forma questo particolare mercato ornitologico più volte finito al centro delle cronache mondiali. Parliamo di un piccolo giardino-mercato costruito in stile tradizionale cinese, con archi ornamentali, piante, gabbie in legno intagliato, e bancarelle gestite per lo più da anziani appassionati di uccelli. Appena varcato l'arco d’ingresso il rumore del traffico viene sostituito dal canto degli uccelli esotici: trillanti, melodiosi, alcuni acuti come fischi, altri sommessi come bisbigli. I venditori, molti dei quali anziani con decenni di esperienza, si muovono con gesti lenti e rispettosi. Offrono grilli vivi, larve, e frutta fresca come cibo per gli uccelli, o vendono accessori artigianali, gabbie eleganti e medicine tradizionali. Alcuni si intrattengono con clienti abituali, uomini che portano i propri uccelli a "cantare", proprio come si porta un amico al parco. Un mondo all'apparenza idilliaco che nasconde una storia oscura.

Questo mercato ha creato diversi problemi sanitari a Hong Kong. Nel luglio 2012, per esempio, un campione prelevato da una gabbia contenente un oriental magpie-robin (usignolo) risultò positivo per il virus H5n1, determinando la chiusura del mercato per 21 giorni. Più recentemente, nel aprile 2018, un campione prelevato da un hill myna risultò positivo per il virus H5, inducendo una nuova chiusura precauzionale di 21 giorni a partire dal 13 aprile; durante questo periodo, furono rimossi gli uccelli, effettuate intense operazioni di pulizia e disinfezione, e il mercato riaprì il 4 maggio 2018, dopo esiti negativi sui test effettuati su 245 campioni. Insomma, questo mercato è una potenziale bomba sanitaria. Il motivo è semplice: ospita una grande varietà di uccelli esotici e locali, tenuti vivi in gabbie molto vicine tra loro, e la convivenza di specie diverse facilita la trasmissione di virus da un animale all'altro. Proprio le gabbie ravvicinate, i pavimenti spesso umidi e la manipolazione costante degli uccelli e del cibo vivo (come insetti) creano un ambiente perfetto per la diffusione di agenti patogeni. Gli escrementi, che possono contenere il virus, sono una via primaria di contagio, e la loro rimozione non sempre è immediata o completa.

L'Asia orientale, e in particolare la Cina, è un'area endemica per ceppi come H5N1 e H7N9, che colpiscono volatili selvatici e domestici. Gli uccelli possono infettarsi anche prima dell'arrivo al mercato, durante il trasporto o l'allevamento. Non è finita qui: i clienti e i venditori maneggiano direttamente gli uccelli, puliscono le gabbie, offrono cibo vivo, e questo aumenta il rischio zoonotico, ovvero il passaggio del virus dagli uccelli all'uomo. Anche se le autorità di Hong Kong effettuano controlli regolari, è difficile monitorare ogni singolo uccello, soprattutto se il virus è in una fase iniziale o asintomatica. In questo piccolo giardino affacciato su una delle città più verticali del mondo – e segnalato da numerose guide turistiche - il tempo sembra essersi fermato. Ma basta un test positivo per ricordare quanto sia sottile il confine tra nostalgia e pericolo. E quanto sia complesso, oggi, il rapporto tra l’uomo, la natura e i suoi virus invisibili.
