“Dirò solo una cosa: abbiamo bisogno della Groenlandia a livello strategico, dal punto di vista della sicurezza nazionale”. Dopo la fresca cattura di Nicolas Maduro e l'opa sul Venezuela, o sarebbe più corretto dire sulle sue immense risorse petrolifere, Donald Trump punta il mirino degli Stati Uniti su un nuovo obiettivo: la Groenlandia, appunto. C'è solo un piccolo problema: in questo territorio semi-autonomo controllato dalla Danimarca non c'è nessun dittatore, tiranno o autocrate al potere, né risulta che le autorità groenlandesi favoreggino il narcotraffico come invece, secondo gli Usa, era solito fare il signor Maduro. Poco importa al tycoon dalla capigliatura dorata che nessuno prende mai sul serio ma che andrebbe ascoltato attentamente. “In questo momento, la Groenlandia è disseminata di navi russe e cinesi ovunque”, ha dichiarato in conferenza stampa l'uomo più potente del mondo che, di fatto, ha spiegato perché gli Stati Uniti sognano di controllare la Groenlandia.
Cina e Russia: la loro influenza nell'Artico è sempre più forte e questo non piace per niente agli Usa. Perché? Facciamola semplice: è in corso una guerra a tutto campo tra Washington, Mosca e Pechino, e il campo di battaglia è il mondo intero. Non si può bombardare l'avversario per evitare una guerra nucleare? Benissimo, si può però sempre intervenire in modo tale da rovinargli i piani, bloccarne crescita e sviluppo. Se il Venezuela era l'anello debole sul quale gli Usa sono intervenuti nel tentativo di interrompere il controllo cinese dell'America Latina, agli occhi di Trump la Groenlandia rappresenta un medesimo tallone d'Achille per la regione artica. Assicurandosi il controllo di questa isola ghiacciata di 2,1 milioni di chilometri quadrati di superficie - un'estensione oltre sei volte quella dell'Italia – gli Stati Uniti si ritroverebbero tra le mani anche i suoi ricchi giacimenti di terre rare e minerali critici, non ancora sfruttati a dovere e decisivi nella transizione energetica e l'industria high-tech.
Il Geological Survey of Denmark and Greenland stima in 36,1 miliardi di tonnellate la quantità di Terre Rare in loco, anche se quella attualmente recuperabile ammonterebbe solo a 1,5 milioni di tonnellate. Cosa c'è nel sottosuolo ghiacciatissimo della Groenlandia e nei suoi immediati dintorni? Il 13% delle risorse mondiali di petrolio e il 30% di gas, tanto nichel e cobalto, così come zinco, oro, ferro e uranio. L'economia locale, che vale 3 miliardi di dollari, si basa in larga misura sul settore pubblico, sulle esportazioni di prodotti ittici e sui consistenti sussidi danesi, e quindi i leader groenlandesi vogliono diversificare. La Cina ha provato da tempo a investire nel settore minerario ma i suoi progetti sono deragliati per varie motivazioni burocratiche e logistiche. Il Centro Nazionale Svedese per la Cina ha dichiarato di recente che “la Cina ha già abbandonato la Groenlandia” e che, dunque, la Groenlandia è ormai saldamente nel campo occidentale quando parliamo della competizione strategica tra Washington e Pechino. Che Trump abbia preso un abbaglio? È più probabile che l'interesse statunitense su quest'isola ghiacciata comprenda l'intero Artico, il cui mare potrebbe presto diventare navigabile nonché una rotta commerciale in grado di rendere sempre più facile il passaggio del traffico delle navi portacontainer, con rotte più brevi fino al 40% rispetto al passaggio dal canale di Suez. Cina e Russia, su questo, sono in prima linea. Ecco allora la strategia di Trump: se gli Stati Uniti non possono vincere, allora si impegneranno a far perdere gli altri in una competizione lost-lost.