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25 dicembre 2024

Abbiamo letto “Scherzi in redazione” (a Il Messaggero), il libro di Filippo Anastasi. Il vero giornalismo? Era anche ridere. Mentre oggi…

  • di Paolo Zaccagnini Paolo Zaccagnini

25 dicembre 2024

Anastasi raccoglie gli scherzi fatti in redazione al Messaggero nelle pause dal lavoro. Cosa ci dimostrano? Che il giornalismo è cambiato e non servono chissà quali analisi per capirlo. E ora, che tutti lavoro con l’Ia e non vanno più in ufficio…
Abbiamo letto “Scherzi in redazione” (a Il Messaggero), il libro di Filippo Anastasi. Il vero giornalismo? Era anche ridere. Mentre oggi…

99 pagine, 10 euro il costo: ecco Scherzi in redazione di Filippo Anastasi, un giornalista. Al Messaggero, al Servizio Regioni, entrammo insieme - lui corrispondente del giornale da Civitavecchia, io da Frosinone. Lui poi ha spiccato, meritatamente, il volo per altri prestigiosissimi lidi, io 33 anni a via del Tritone. Un libretto che fa molto ridere - io fino alle lacrime ma non faccio testo - e anche pensare. Perché nelle poche pagine d'introduzione Anastasi e Umberto Cutolo, autore della prima prefazione nonché finissimo collega, hanno posto una pesante lapide sul giornalismo. All'inizio degli anni Settanta si diceva: “Giornalista? Meglio che lavorare”, ma si scherzava perché, Filippo e Umberto lo sanno bene, c'erano momenti di calma e lì entravano in gioco gli epici scherzi, ma quando si lavorava - SEMPRE - ci si ammazzava. Quanto era bello. Bellissimo. E divertente. No, divertentissimo. E questo libricino, al contrario dei tanti tomi scritti sull’argomento, nelle poche pagine delle introduzioni, colpisce direttamente al cuore. Poi si ride, e come. Perché Anastasi ha scelto episodi - di uno è protagonista il sottoscritto giovane - esilaranti per stemperare la realtà attuale: la morte del giornalismo. Devo confessare - l'ho sempre pensato - che i giornalisti che ci accolsero a via del Tritone non ebbero pregiudizi su di noi. Filippo, molto elegante e baffi già folti nonostante la giovane età, e il sottoscritto decisamente anomalo, per un'aspirante giornalista: assai pulito ma decisamente troppo bohemien, con folta barba, baffi e capelli decisamente lunghi. Ci accolsero bene e ci permisero di dare il meglio di noi.

Filippo Anastasi
Filippo Anastasi
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Ci saremo riusciti? Ho sempre invidiato a Filippo l'aplomb, l'eleganza e la flemma, la precisione di scrittura. Famiglia di Acireale, in Sicilia. Famiglia che è al centro di un altro piccolo libro di Anastasi, anche esso breve e conciso. Una saga siciliana. Con nonno Carmelo che al gioco ha dilapidato più di un capitale. Una delizia di libro. No, una cassata siciliana visto che sono molto goloso e potrei ingurgitarne molte. Torno a Scherzi in redazione - a Zaccagni' nun divaga', scrivi - e dico che un libro sul giornalismo cosi' azzeccato, divertente, deciso e preciso non l'ho mai letto. Non si fa la carriera che ha fatto lui solo se sei incravattato, profumato e raccomandato benissimo. Occorre sapere, scrivere e studiare sempre. Intelligenza artificiale? Per cortesia. Sarà una risata che li seppellirà.

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