“Quando morirò in quanti si ricorderanno di me?”. È una domanda che, forse, almeno una volta nella vita ci siamo fatti tutti. Quanto tempo ci vorrà prima che le persone si dimentichino della nostra voce, del nostro viso e poi completamente di noi? Viene da chiedersi se anche gli artisti, quelli che hanno fatto la storia, si siano mai fatti questa domanda. Non posso dire con certezza che ci abbia pensato, nel corso della sua vita, anche Pino Daniele. Quello che però so è che Pino Daniele una volta ha detto “preferisco morire sul palco piuttosto che morire giorno dopo giorno”. Una frase che racconta quanto il grande cantautore napoletano fosse legato indissolubilmente alla musica e quanto la sua tenacia e la sua passione l’abbiano portato a non arrendersi, neanche di fronte ai problemi di salute. No, non parliamo di uno stakanovista, di uno di quelli che lavorano 20 ore al giorno e che la vita vera non sanno più cosa sia. Parliamo di un uomo e di un grandissimo artista che ha dedicato la sua esistenza alla musica. Tutto questo, e non solo, viene raccontato in “Pino”, documentario diretto da Francesco Lettieri prodotto da Grøenlandia, Lucky Red e Tartare Film (e distribuito da Lucky Red, in collaborazione con Netflix e TimVision) nelle sale solo il 31 marzo, 1 aprile e 2 aprile, che noi abbiamo visto in anteprima.

In un’ora e mezza Francesco Lettieri riesce a costruire un ritratto autentico di Pino Daniele, partendo dalla sua infanzia per arrivare alla sua scomparsa. Nel mezzo lo storico concerto, il 19 settembre 1981, in Piazza del Plebiscito a Napoli a cui parteciparono più di duecentomila persona, ma anche le voci degli amici, dei familiari, dei grandi musicisti che hanno suonato con lui, da Tullio De Piscopo a James Senese, fino a Massimo Troisi, collega ma soprattutto amico. E ancora Enzo Avitabile, Jovanotti, Vasco Rossi, Fiorello e Loredana Bertè. Ma non solo. Perché nel documentario sono presenti anche le interviste a Eric Clapton e Chick Corea, che avevano un grande legame con Pino Daniele. La grande capacità di Francesco Lettieri (registra, tra gli altri, anche dei videoclip musicali di Calcutta e Liberato) è quella di non portare Pino Daniele e la sua storia sul grande schermo in modo didascalico. E ci è riuscito, anche attraverso la realizzazione di nuovi videoclip delle canzoni di Pino Daniele, perfettamente inseriti all’interno del documentario, che diventa film musicale. “Partendo dai videoclip ho sempre pensato che se fossi nato prima magari avrei potuto fare i video per Dalla, Battiato o Pino. Quindi quando ho avuto la possibilità ho pensato che fosse un punto di partenza e nel film questi video sono interludi e hanno dentro l’idea del documentario: raccontare contemporaneamente Napoli e come la musica di Pino Daniele sia ancora attuale” ha raccontato Francesco Lettieri.Non è possibile descrivere “Pino” in poche parole, come non è possibile descrivere Pino Daniele riducendolo a degli aggettivi. Perché Pino Daniele è stato non solo un grande artista, ma anche “uno del popolo”, riconosciuto come tale dalla gente. E a 70 anni dalla sua nascita e 10 dalla sua scomparsa, Pino Daniele non c’è più, ma solo fisicamente, perché come ha detto anche suo figlio, Alessandro Daniele, Pino Daniele “vive nel quotidiano e la sua opera continua a essere presente”.

