Lo avevo detto, che Dio doveva proteggere Alberto Angela visto che la Rai se ne fregava e pare non gli avesse fatto un contratto. Non so come sia andata a finire, ma a pensarci bene uno come Alberto Angela Dio lo protegge da mo’. Perché avendo tutto, la bellezza, l’eloquio, il ritmo, ed essendo bravissimo, colto e pacato, Alberto Angela sembra levigato dalla santa pazienza dei saggi (come suo padre) e da un sano talento armonico, musicale, duro e puro. Nell’ultima puntata, in Giappone, continua a confermare ciò che è e va bene così, perché vale a poco rinnovarsi se ciò che vuoi rinnovare è già buono così. Alberto Angela è uno che deve piacere ai conservatori, perché è l’unico baluardo della Rai come tv di Stato, e cioè l’unico motivo per sostenere coerentemente che una tv di Stato possa talvolta servire (ricordatevi: un conservatore non difende in sé la tv di Stato, ma può trovarsi a difenderla per una contingenza, che come tale, per quanto eccezionale, spinge di certo l’uomo a sostenere qualcosa di meno assurdo del suo contrario, e cioè ciò che eccezionalmente non avviene). Ma Alberto Angela fa tollerare la spesa pubblica persino a un liberale, perché uno come lui, nel grande gioco della divulgazione, è meglio averlo. Infine, Alberto Angela dovrebbe essere un presidio di dignità e integrità per i progressisti, che da tempo sono in cerca di qualche figura che non si compiaccia di essere colta e fastidiosa, ma che detti invece una linea di galateo in pubblico, di uso privato della ragione, che davvero può costituire un servizio civile, nell’accezione democratica che la sinistra dice di voler promuovere. Insomma, uno come Alberto Angela mette d’accordo tutti, giacobini, girondini e monarchici. Espressione di quel sentimento unitario che l’Italia non ha mai avuto e che, salvo rare eccezioni (tutte lontanissime nel tempo, come Oriani), difficilmente vale la pena di resuscitare.
La benedizione
Alberto Angela in Giappone con “Ulisse” è l’unico baluardo della Rai come tv di Stato
Riccardo Canaletti
Per la seconda volta facciamo l’elogio di Alberto Angela in tempo di crisi e guerre culturali. Elegante, pacato, moderato, è l’unico e ultimo baluardo di una tv, quella di Stato, che ogni giorno ci dà argomenti in più per non voler pagare canone e tasse. “Ulisse” e i suoi viaggi, tra America e Giappone, sono l’ora d’aria dell’italiano medio, costretto altrimenti a subire quotidianamente la rabbia degli intellettuali snob o il trash della tv falsamente nazional popolare
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Rai