Paurina, eh? Con la prima puntata del GialappaShow è arrivata in tv un’altra imitazione di Fabrizio Corona, dopo quella radiofonica di Fiorello. E lì, di colpo, davanti alla tv, un pensiero: i tempi in cui con la Gialappa’s Band lavorava un certo Daniele Luttazzi, lingua veloce e battuta affilata che dava vita al personaggio del professor Montecedro. Luttazzi, quello del giornalista Panfilo che “il telegiornale andrà in onda in versione ridotta per venire incontro alle vostre facoltà mentali”: perché Daniele Luttazzi il suo pubblico lo faceva ridere, ma lo sapeva anche prendere a schiaffi. E allora, da Luttazzi un altro pensiero: i comici di Serena Dandini, il Rutelli alleato di Berlusconi fotografato da Corrado Guzzanti, il RaiOt di Sabina Guzzanti chiuso dopo una puntata per una battuta -tra le altre- su Israele. Avere vissuto abbastanza da ricordare cos’era la comicità e quanta ce n’era in tv, fino grosso modo all’editto bulgaro berlusconiano del 2001 e nei primi anni del decennio: dov’è adesso la politica? Allora sì, al solo pensiero, paurina per davvero. Ma non più per una questione di Gialappa’s Band, quanto per quella catena di associazioni che, quando parte, poi non si ferma più.
Il ricordo di cos’era la comicità, dicevamo: tanto cabaret, ma anche impegno dietro la risata. La politica è sparita dalla comicità: esiste nella veste di commento sulle ultime dichiarazioni del politico di turno, una sorta di gossip politico con spruzzata di sarcasmo. Questo finché siamo dalle parti di Crozza, o al massimo nella copertina di DiMartedì; altrove, è il caso ad esempio del GialappaShow, si preferisce puntare su personaggi di costume, sui vip.
Si ride ancora, si ride tanto (forse), ma soprattutto si ride facile: mai a denti stretti.
In Rai la comicità è stata depennata, mentre a Mediaset resiste occasionalmente il cabaret disimpegnato di Zelig; per il resto, bisogna andare su Tv8 e Nove.
Ad essere sparito, è soprattutto il discorso politico: inteso come riflessioni sui temi sociali, la collettività; la polis in senso lato. È scomparso dalle imitazioni che fissano un personaggio nell’immaginario, cogliendo le debolezze e le piccolezze del potente di turno che, invece, al massimo, si trasforma in una simpatica canaglia: tant’è che non si lamenta più nessuno. E se nessuno si offende, è perché non ha fatto male abbastanza.
Quello che una battuta ben assestata destruttura, niente può ricomporre: il problema è che la comicità televisiva ha rinunciato. Rimangono i personaggi vip, i trend, il ripiego sulle miserie umane: ma il potere? Quello può dormire sonni tranquilli: nello stivale, la comicità può pure tollerare un personaggio famoso che si offende, ma sopportare gli strali del potere, politico e non solo, è altra cosa.
Lenny Bruce parlava sporco e influenzava la gente: a quanto pare, si possono tranquillamente entrambe. Con buona pace alla nobile arte della satira. Sire, se hanno fame, vadano pure a teatro.