Quanto ci manca Barbara a Mediaset in questi momenti! Un tempo i casi irrecuperabili ce li ritrovavamo tutti lì a Pomeriggio Cinque o, nel migliore (o peggiore che dir si voglia) dei casi, a dibattere con le cinque sfere, mentre il pubblico da casa esprimeva il sentiment in prima serata a Live Non è la D'urso. Quando ci andava bene (o malissimo che dir si voglia), assistevamo a una minuziosa indagine sul diretto interessato che si sottoponeva alla macchina della verità dell’Alabama in diretta televisiva. Noi ce lo immaginiamo già: “Barboni, sei fascista?”. E lui che con quell’espressione da macho imperturbabile risponde no, per poi essere contraddetto dalla macchina e creare lo scoop della serata.
Non è casuale, infatti, che Giuseppe Barboni ieri abbia pubblicato un video con Nina Moric, sua compagna dal 2023. Anche la Moric, infatti, si era sottoposta alla famosa macchina della verità da Barbarella. Tutti i suoi fidanzati sono passati da lì, figurarsi se ci saremmo risparmiati Barboni. L’ex Luigi Favoloso aveva avuto ampio spazio nei programmi “dursiani”, trascinandoci persino la sua famiglia: come dimenticare la madre che era diventata la regina della passerella con Mahmood in sottofondo? Le pagine Instagram di trash ce lo ricordano ogni tot. Scene memorabili, che appartengono al passato: per fortuna? No, purtroppo, diciamo noi. Perché quando certi personaggi li vedevi dalla D’urso, lo capivi subito che non era il caso di prenderli minimamente sul serio: nessuno si indignava, nessuno protestava. Li vedevi lì e capivi che andava tutto bene, perché lì sarebbero rimasti, nel contorno del pomeriggio trash di Canale 5, o al massimo della prima serata. Nella trama di una barzelletta e niente più. Finiva tutto in caciara, ci facevamo una risata e passavamo avanti. La D’urso uno come Barboni lo avrebbe cazziato con enfasi partenopea per il pestaggio dell’immigrato e stop. Senza Barbara, invece, personaggi come Giuseppe Barboni riescono ad avere un certo seguito sui social e un pubblico di acclamatori che vede in lui un simbolo di futuro (nazionale). Neanche andare a La Zanzara di Cruciani a improvvisare uno show è servito a neutralizzarlo: Barbara D’urso sì che serviva a neutralizzare, lo avrebbe fatto anche con lui. E invece ci tocca sorbirci lo show sui suoi social e commenti al seguito: tra chi si indigna e chi lo ritiene il nuovo king.
Ieri Barboni ha pubblicato un video con la compagna con annessa didascalia: “La mia più grande maledizione: avere ragione postuma”. Nel video i due si scambiano effusioni, ma non prima che Barboni abbia ostentato con fierezza il suo machismo per autoconvincersi di averlo più grosso degli altri: ognuno i problemi legati all’insicurezza se li cura come meglio può. Barboni, infatti, costringe gentilmente la compagna a chiedergli scusa perché ha sbagliato. Il militante di Futuro Nazionale lo sa bene che scatenerà le ire delle femministe e accoglierà gli applausi di uomini che condividono con lui le medesime insicurezze. Ed è proprio per questo che lui lo pubblica. Ed è proprio per questo che lo pubblica adesso che ancora qualcuno parla della vicenda del pestaggio. Non prima di aver pubblicato due giorni fa un altro video con una donna di colore per smentire il suo presunto razzismo.
È chiaro pure ai muri che Barboni esiste come personaggio mediatico solo per provocare. Semplicemente, nell’era in cui si deve strafare per essere notati sui social, lui ha voluto picchiare un povero cristo per strada. Perché dove non arriva la creatività, serve la violenza. E siccome della vicenda già ce n’eravamo dimenticati, lui ci dà un bel boost con il content sessista in cui sottomette la compagna ed eccoci qua. È chiaro adesso perché Barbara D’urso avrebbe alleviato la piaga sociale che si porta dietro questa storia? A Barboni serve un circo, non uno spazio nei talk politici o i commenti seriosi della gente indignata. I programmi dursiani sarebbero serviti proprio a questo: lui avrebbe ottenuto quello che voleva: le luci puntate sul volto e qualche ora di celebrità su Canale 5 a basso budget, poi ce ne saremmo dimenticati e nessuno si sarebbe sognato di diventare suo detrattore o sostenitore.